Le drag russe di “Veselchaki” invadono Berlino

Il primo film en travesti della storia del cinema russo, diretto dall’esordiente Felix Mikhailov, inaugura stasera la sezione ‘Panorama’ della Berlinale. Cinque drag si esibiscono in un night moscovit

Non poteva essere più festosa e colorata l’inaugurazione della sezione Panorama del neosessantenne Festival di Berlino: stasera alle 21, presso il CinemaxX della centralissima Postdamer Strasse, verrà presentato il primo film drag della storia del cinema russo, Veselchaki dell’esordiente Felix Mikhailov, che in patria ha avuto una distribuzione mainstream nelle sale tradizionali.

Il titolo significa "Tipi allegri" e si riferisce alle cinque variopinte protagoniste: Rosa, Lusya, Fira, Lara e Gertruda detta Gelya, esuberanti drag queen di un locale notturno moscovita. Le loro vicende sono filtrate dallo sguardo di un giornalista che le intervista per un magazine. Ecco quindi cinque fantastiche travestite con personalità piuttosto diverse fra loro, riflesso di articolati trascorsi esistenziali che hanno trovato nella passione per il drag show un loro punto di fusione: Rosa è un ex soldato, si chiama in realtà Robert, è stato sposato e ha un figlio. Attualmente gestisce il locale dove si esibiscono le drag e in cui, dopo undici anni, ritroverà l’ex moglie che nel frattempo è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico. Lusya arriva dalla campagna e, nonostante il suo sogno fosse quello di esibirsi nella grande città, ora ha nostalgia dei ritmi rilassati della sua infanzia bucolica. La grande esperienza di costumista della madre è invece stata ereditata da Gelya alias Gennady, preso in giro dai compagni per la sua effeminatezza e per la passione di travestirsi da donna. A soli otto anni inviò una lettera d’ammirazione al suo idolo Madonna – senza ricevere risposta – e a dieci già volteggiava in relevés e pas de deux ai corsi di danza a cui subito l’iscrisse l’amorevole mamma.

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La leader carismatica del gruppo è però Lara, la più "frollata" del gruppo, già drag sui palcoscenici negli anni ’70, mentre Fira è un ex comico che non ha affatto voglia di ridere: gli hanno appena comunicato di essere sieropositivo.

Una particolare cura nella realizzazione dei numeri musicali è garantita dalla preparazione teatrale del regista – il main theme è una trascinante versione tecno-pop di Casta Diva – e dai rutilanti costumi paillettati di Shura Tumashova.

Sebbene in chiave di commedia camp, nel film emerge la profonda omofobia della società russa, decisamente arretrata in fatto di diritti lgbt e apertura nei confronti dell’argomento sessualità. E la cinematografia del Paese, una delle più avare nei confronti della questione queer – risale al 2005 uno dei pochi film gay che ha circuitato i festival a tematica, il dramma sentimentale Sei tu che amo di Olga Stolpovskaya e Dmitry Troitsky sulla passione incontrollata tra un giovane calmucco e un creativo pubblicitario bisex – riflette questa rigidità culturale: persino un grande come Sokurhov si infuriò quando gli si fece notare il sottotesto gay presente con evidenza in Padre e figlio.

Insomma, per una volta la Piazza Rossa diventa Rosa, anzi arcobaleno, grazie alle scatenate drag queen di Veselchaki!