LESBICAIMANO

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La sceneggiatrice de Il caimano, nella finzione, è una lesbica amorevole con compagna e figlia. Per la prima volta nella sua carriera di cineasta Moretti apre, con convinzione,...

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«Siamo andate in Olanda…» «Non voglio saperlo, come avete fatto!» grida turbato il regista Bruno Bonomo (Silvio Orlando) dopo aver scoperto, non senza choc, che la bella Teresa, autrice di una sceneggiatura, Il caimano, che potrebbe risollevarlo dalle triste sorti di realizzatore in disgrazia di discutibili B-Movies, è fidanzata con una donna e ha pure una splendida bambina. Per la prima volta nella sua carriera di cineasta, Nanni Moretti apre alle coppie gay tornando dopo ben 20 anni a parlare di omosessualità: era infatti dai tempi de La messa è finita, con l’amico gay di Don Giulio rassegnatosi a rapporti occasionali non gratificanti, che Moretti non trattava l’argomento (se non consideriamo le poco più che accennate crisi di nervi dell’isterico paziente bisex interpretato da Stefano Accorsi in La stanza del figlio).

Ma Moretti questa volta sta vistosamente dalla nostra parte: Jasmine Trinca e Cecilia Dazzi formano l’unica coppia stabile e non in crisi del film (lo splendido sguardo con doppio sorriso della Trinca che si vede nel trailer è rivolto, nel film, alla sua bambina) e il regista sembra dirci che l’Italia di oggi è anche questa, quella delle nuove famiglie di fatto e dei figli con genitori gay, dei separati sempre più numerosi che si devono barcamenare tra i mille bisogni dei bambini scoprendo magari di poter persino rimanere amici.

E lo fa con un bel film molto attuale, complesso, meditato, che sembra una fetta di Sacher in cui tre strati si amalgamano in bocca alla perfezione: una commedia metacinematografica sulle difficoltà di fare cinema d’autore in Italia ma sul bisogno di sognarlo (gli spassosi titoli trash nel passato del protagonista, da Susy la misogina a Cataratte passando per Mocassini Assassini e Violenza a Cosenza); un dramma amaro sullo strazio sentimentale di una coppia di genitori separati che non riescono a spiegare la situazione ai due bambini adorati; l’incubo Berlusconi, che come un moloch nefasto aleggia su «un’Italietta tra orrore e folklore» come la definisce beffardo il produttore interpretato dal grande attore kieslowskiano Jerzy Stuhr (ironicamente chiamato Stuhrowski).

Ma è fondamentalmente un film sul senso della crisi (personale, cinematografica, collettiva) e sull’impaccio

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Ma è fondamentalmente un film sul senso della crisi (personale, cinematografica, collettiva) e sull’impaccio conseguente, sullo spaesamento, per superare il quale, pessimisticamente, Moretti non dà ricette: «Berlusconi ha già vinto. In questi vent’anni ha cambiato la testa degli italiani» dice sconsolato Nanni attore nel ruolo di colui che interpreterà Berlusconi nell’ultima scena del film, l’unica che verrà girata dalla sceneggiatura di Teresa. Il caimano è una delle sue opere più riuscite, meno autocontemplative e narcisiste, sicuramente dettata anche da sinceri spunti autobiografici (la scena del coro al concerto è un riferimento diretto al suocero compositore Luigi Nono e ai problemi con la moglie Silvia). Quando Silvio Orlando si immagina le scene de Il caimano, appare l’inquietante sosia pre-trapianto di Berlusconi, Elio De Capitani, che atterra in elicottero in uno stadio tra le majorettes gettando un pallone; si dimena sorridente tra ballerine scosciate e stringendo le mani al pubblico lo incita dicendo: «Mica volevate che le trasmissioni finissero alle 11? Che ci fossero solo due canali grigi?»; si rifiuta di rispondere alla domanda-ossessione «Ma da dove vengono tutti questi soldi?». Il caimano non è però un pamphlet a tesi e vuol far riflettere anche sulle responsabilità della sinistra, sull’impotenza dell’opposizione, sul rischio ribellione antigiudiziaria per colpa di un neoberlusconismo ormai radicato nella gente (l’agghiacciante finale).

Intriso di citazioni felliniane (Roma, Otto e mezzo, Prova d’orchestra) e di riferimenti paratestuali al mondo di Cinecittà (molti i camei di registi quali Paolo Sorrentino, Carlo Mazzacurati e Giuliano Montaldo nei panni del produttore ‘convertito’ a De Laurentiis con cui girerà un famigerato film su Cristoforo Colombo nato da un’idea di Bruno), Il caimano funziona anche grazie a interpretazioni particolarmente sentite: la solare Jasmine Trinca è una femme decisa e volitiva che sa far capire senza mezzi termini alla compagna quando diventa paranoica nei confronti della figlia (come i genitori-orchi di Aprile); Silvio Orlando è davvero grande nel suo dolore umanissimo mitigato da una cinefilia quasi infantile; Margherita Buy è dolce come mamma ma anche autoironica negli improbabili panni dell’eroina trash Aidra; Michele Placido è strepitoso nel ruolo dell’attore arrogante inseparabile dal suo cellulare sempre acceso; Elio De Capitani è una maschera perfetta da horror cormaniano ma molto meno allarmante (ahimè) del vero Berlusconi che appare nel famoso, incredibile discorso di insediamento all’Europarlamento del 2 luglio 2003 e in un’altra scena documentaria in cui spiega l’esistenza di un database per memorizzare i regali fatti alle signore dei suoi protetti e garantire loro parures senza doppioni. Il caimano non è un film facile, conciliato, a suo agio con la realtà che rappresenta: merita assolutamente più di una visione.

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d'amore Viennese.

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