“Love Is Strange”, l’amore non ha età ma ha bisogno di un rifugio

Intervista esclusiva al regista americano di “Keep The Lights On” che tornerà al Sundance con una commedia su un’anziana coppia gay che dopo le nozze si ritrova senza casa. Cast hollywoodiano.

Sarà il film gay dell’anno e vanta un cast hollywoodiano di prim’ordine con un premio Oscar (Marisa Tomei), un nominato all’Academy Award (John Lithgow) e il pluripremiato Alfred Molina. Stiamo parlando di Love Is Strange, atteso ritorno del regista americano Ira Sachs, vincitore di un Teddy Award con l’elegiaco Keep The Lights On. Uno dei più talentuosi autori americani gay, in grado di scandagliare le pieghe delle relazioni sentimentali analizzandone l’evoluzione nel tempo senza mai cedere a forzature melodrammatiche o clichés superficiali, ma al contrario evidenziando la volubilità e, talora, l’indecifrabilità dei sentimenti attraverso attori scelti con attenzione da cui sa valorizzare al meglio l’espressività. In Love Is Strange troviamo una coppia newyorchese non più giovane formata da Ben e George che, dopo 39 anni di vita insieme, decide finalmente di convolare a sospirate nozze. Ma non appena tornano dalla luna di miele, li attende una brutta sorpresa: Ben perde il suo lavoro – è direttore di un coro in una scuola cattolica – e così gli sposi non riescono più a pagare l’affitto del loro appartamento di Chelsea. Saranno gli amici a provvedere alla loro sistemazione ma questa precarietà metterà in crisi anche il loro rapporto.

Ira ci ha concesso un’intervista esclusiva via Skype, la prima in assoluto su Love Is Strange che è ancora in postproduzione – il regista sta lavorando al bilanciamento del colore – e sarà presentato al prossimo Sundance, già vinto nel 2005 dal regista con Forty Shades Of Blue inedito in Italia.

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Com’è nata l’idea del film? C’è qualcosa di autobiografico?

Ho voluto fare un film sulla possibilità dell’amore di prosperare e crescere nel tempo. In questo momento della mia vita penso che sia possibile. È il primo film che faccio in cui l’amore non distrugge le persone ma dà loro forza. Penso che sia una proiezione del mio matrimonio (con l’artista ecuadoriano Boris Torres con cui ha due splendidi bambini, ndr). Cerco di immaginarmi d’invecchiare con lui. Ma nel film ho visto anche le relazioni con i miei genitori, mia madre e mio patrigno, o una coppia gay che è stata insieme per quarantacinque anni, con la quale praticamente sono cresciuto. Sono come delle visioni su come l’amore può apparire.

Ha richiesto molto tempo la realizzazione di Love Is Strange?

Circa sei mesi per scriverlo e otto per trovare i finanziamenti, venticinque giorni per girarlo e dieci settimane per il montaggio.

Ma il film parla anche di una crisi, tra l’altro una crisi in una più ampia, quella economica…

Tutti i miei film precedenti parlavano di crisi ma personali. Si trattava di individui che cercavano di comprendere se stessi. In questo film i personaggi conoscono se stessi ma sono spiazzati da dove li porta la vita. La forza drammatica arriva da questo.

Come hai fatto a mettere insieme un cast così prestigioso?

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Quando abbiamo scritto la sceneggiatura non avevamo in mente nessun attore particolare. Alfred Molina è stato subito coinvolto mentre Marisa Tomei e John Lithgow sono entrati nel processo produttivo più tardi. Ma tutti corrispondevano non solo ai personaggi ma soprattutto funzionavano tra di loro e si trovavano bene.

È più difficile lavorare con attori famosi?

No. Dipende dagli individui, non dalla fama. Devo dire che non c’era differenza anche rispetto a quando ho girato ‘The Delta’ con attori non professionisti: bisogna creare una situazione in cui gli attori siano a loro agio e possano prendersi dei rischi e così rivelino se stessi. Dirigi un attore ma in realtà dirigi una persona.

Che ruolo ha il premio Oscar Marisa Tomei?

Marisa è la moglie del nipote del personaggio di John Lithgow, è stata straordinaria.

Nel cast c’è anche un attore dichiaratamente gay, il bellissimo Cheyenne Jackson…

Sì, Cheyenne interpreta uno dei due poliziotti omosessuali che abitano nell’appartamento di fronte ai protagonisti. Anche nella vita reale è MOLTO gay! Cheyenne come attore ha un grande senso dello humor e di persona è molto dolce. Nel film è stato grande.

Che cosa pensi di questa tendenza del cinema contemporaneo, queer ma non solo, di parlare della terza età? È perché l’audience cinematografica è formata ormai quasi solo da anziani?

Non lo so. In realtà il mio film non parla solo di anziani, è un film sulla gente in generale, su una comunità, una famiglia. E il fatto che sia gay è solo una parte della questione, sono innanzitutto individui come gli altri. È su una coppia di persone più vecchie ma anche su un’intera generazione: in realtà ho voluto dare diverse prospettive, parlare d’amore in età differenti. Ci sono anche ragazzi giovani che scoprono l’amore per la prima volta, coppie di mezz’età sposate da molto tempo che si preoccupano su che cosa diventerà il loro amore in futuro o più vecchie che si preoccupano per il tempo che passa. Sono panorami più ampi: forse la stranezza dell’amore sta proprio qui.

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Quindi Love Is Strange potrebbe avere un pubblico più ampio rispetto a un’audience queer?

Sì, è un film in cui chiunque può trovare e rivelare qualcosa di sé stesso, riconoscere le proprie emozioni e relazioni.

Il tuo cinema in Italia è arrivato soprattutto grazie ai festival… Che percezione hai dell’Italia come cittadino degli States?

È basata sulla mia esperienza in Italia, sulle persone che ho conosciuto. Ma in realtà l’Italia, e soprattutto la sua politica, vista dall’estero è un mistero. Noi pensiamo che il Vaticano sia molto influente e al centro della situazione italiana, sia fisicamente che psicologicamente. Forse Papa Francesco è un passo in avanti ma in realtà Francesco è solo un po’ più tollerante. Non è abbastanza.