L’urlo di Ginsberg e le mamme lesbo al Sundance

Un ibrido film sperimentale con James Franco nel ruolo del poeta beat gay inaugura l’indie festival di Park City. Moore e Bening coppia lesbo con figli in “The Kids Are All Right” di Lisa Cholodenko.

Allen Ginsberg (1926 – 1997) fu uno dei massimi poeti della cosiddetta beat generation, rivoluzionario antesignano letterario nato nel secondo dopoguerra del movimento hippy e di quello studentesco. Un nugolo di geniali artisti che intrapresero una ricerca creativa inesausta, suffragata da uno sperimentalismo senza limiti riguardo a ogni tipo di droga, “stufi di tutte le forme, di tutte le convenzioni del mondo” come sosteneva Jack Kerouac, autore del romanzo-manifesto del movimento, il capolavoro Sulla strada. Molti di loro erano gay: oltre allo stesso Ginsberg, ricordiamo soprattutto il suo grande amico e collega William S. Burroughs  (Pasto nudo, Checca), l’amore di una vita Peter Orlovsky e l’insolente Gregory Corso, come lo definì Fernanda Pivano, grande traghettatrice della cultura beat in Italia.

Alla poesia più nota di Ginsberg, Howl (L’urlo), poema visionario nato da esperienze allucinatorie, è dedicato il film dei registi di The Celluloid Closet Rob Epstein e Jeffrey Friedman che ha inaugurato il 26° Sundance Film Festival a Park City, rassegna indie quest’anno particolarmente filogay. Uno strano ibrido sperimentale che mescola fiction, documentario e inserti animati dell’illustratore Eric Drooker per ricostruire il percorso intellettuale che portò il grande poeta di Newark dalle letture infervorate della sua poesia-fiume feticcio nei coffee shop al tribunale dove il suo editore Lawrence Ferlinghetti dovette difendersi, vincendo, dall’accusa di oscenità. Lo interpreta il valente James Franco di cui si parla già di straordinaria prova recitativa.

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In Milk era il fidanzato storico del protagonista, Scott Smith, ruolo che di certo non è sfuggito all’attenzione dei registi che nel 1984 realizzarono proprio un documentario cult sul celebrato attivista gay che valse loro un premio Oscar, The Times of Harvey Milk. La scelta ammirevole di aprire il festival con un film espressamente queer vuole anche riaprire il dibattito sull’urgenza di leggi progay e in questa direzione va letta l’acclamata presentazione di ieri – ben due standing ovations da parte del pubblico – di un incisivo doc politico, 8: The Mormon Proposition di Reed Cowan sulle costose strategie adottate dai Mormoni affinché passasse la ferale Proposition 8 che annullò due anni fa i matrimoni gay in California: un ingente investimento economico di decine di milioni di dollari!

La beat generation torna anche in un altro documentario, William S. Borroughs: A Man Within di Jonathan Leyser in cui il grande scrittore di St. Louis si vede in immagini di repertorio e interviste a conoscenti assolutamente inedite.

Un cast stellare illumina tra le premières il nuovo dramma saffico dell’autrice di Lauren Canyon Lisa Cholodenko, The Kids Are All Right (I bimbi stanno tutti bene), in cui Annette Bening e Julianne Moore interpretano una coppia di donne con due figli, la neomaggiorenne Joni (Mia Wasikowska, che vedremo a marzo nei colorati panni di Alice nel Paese delle Meraviglie per Tim Burton) e il piccolo Laser (Josh Hutcherson), avuti con l’inseminazione artificiale. Il desiderio di conoscere il padre biologico farà sì che lo sconocchiato Paul (Mark Ruffalo) entri nella vita della loro famiglia creando non poco scompiglio. Un titolo perfetto per la circuitazione nei festival gay primaverili: speriamo di riuscirlo a vedere al Togay e/o Migay.

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