Madonna, che delusione!

Pochi applausi per “Filth and Wisdom”, innocua commediola gypsy in video, diretta da Madonna e presentata al 26° Torino Film Festival di Nanni Moretti. Cialtronesco Eugene Hutz dei “Gogol Bordello”.

Freddezza. È il sentimento con cui è stata accolta al 26° Torino Film Festival, il secondo diretto da Nanni Moretti, l’attesa opera prima di Madonna Filth and Wisdom, un’innocua commediola gypsy girata in Betacam. Tre drop-out inglesi si barcamenano tra lavori bizzarri e vere passioni: lo zingaresco A.K., ossia l’ucraino Andriy Krystiyan (un disinvolto e simpaticamente cialtronesco Eugene Hutz ,in foto, cantante dei "Gogol Bordello"), si prostituisce facendo il master con clienti che si fanno umiliare, frustare, cavalcare, ma vorrebbe diventare famoso come cantante; il sogno di Holly è diventare ballerina ma per sbarcare il lunario fa la spogliarellista lap-dancer in un localaccio; Juliette è una farmacista ma vorrebbe andare in Africa ad aiutare i bambini malati di Aids.

A corollario delle tre vicende, quasi per compiacere i fan gay di Madonna, orbitano alcuni personaggi secondari omosessuali: uno scrittore cieco e depresso; un insegnante di danza svolazzante; una checca che si fa fare la manicure e racconta la sua passione per i pizza boys.

Il messaggio è semplice e banalotto: «Sporcizia e saggezza sono due facce della stessa medaglia» come dice il protagonista Andriy; insomma, per aspera ad astra, cioè bisogna lottare sopportando angherie per riuscire a realizzarsi nella vita. Madonna ha probabilmente ripescato nelle sensazioni dei suoi esordi per trovare materiale da portare sul grande schermo, ma il risultato non è niente di che: dopo venti minuti, purtroppo, la storia si sgonfia e non va né avanti né indietro, tant’è che il film dà l’idea di uno sfizio velleitario più che ispirare un qualche tipo di urgenza artistica.

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Se non comparisse il nome di Madonna nei titoli di coda nemmeno si capirebbe che c’è la regina delle popstar dietro a un progetto simile: sembra più l’esordio off underground di una studentessa. La musica non ha un ruolo primario nell’economia del film e solo i fan del folk anarchico dei "Gogol Bordello" potranno apprezzarla appieno. Un merito che si può attribuire a Filth and Wisdom è comunque quello di non prendersi mai troppo sul serio anche se il cinema d’autore innovativo è davvero tutta un’altra cosa. C’è poco da fare, se già Madonna al cinema non funziona come attrice tranne che in rare occasioni (il musical Evita nel 1996, Dick Tracy sei anni prima), persino il suo esordio dietro la macchina da presa non è affatto esaltante.

Questo festival si sta dimostrando nel frattempo molto queer, con tendenza saffica: nel mockumentary canadese The Baby Formula di Alison Reid una coppia lesbo desidera avere un figlio mentre il tedesco Mein Freund aus faro di Nana Neul è una sorta di Boys don’t cry in chiave teutonica dove l’androgina Melanie si veste da uomo, lavora in una fabbrica di catering per compagnie aeree e si innamora ricambiata di una donna che però la crede un uomo. Ambiguità filogay si percepiscono anche nel messicano Quemar las naves di Francisco Franco, nel francotedesco Donne-moi la main di Pascal-Alex Vincent, regista gay scoperto al festival di Torino Da Sodoma a Hollywood, nell’americano Parade di Brandon Cahoon e nell’australiano Bitter & Twisted di Christopher Weekes.

Uno dei temi fondanti di quest’edizione è la famiglia intesa nell’accezione più ampia possibile: per fortuna c’è spazio anche per la variante lgbt, e questi film lo dimostreranno.