“Marigold Hotel”: alla ricerca dell’amore perduto in India

di

Tediosello e incartapecorito il viaggio esotico diretto da John Madden su sette anziani inglesi tra cui un giudice cardiopatico gay alla ricerca del suo amore di gioventù. Bravi...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1441 0

È un trend del cinema gay contemporaneo, e apparentemente ossimorico: vecchiaia e omosessualità non sono mai andate d’accordo – se non sul grande schermo – vuoi perché nella terza età la sessualità sfiorisce e resta l’"omo", spesso solo; vuoi perché la società contemporanea impone un modello queer atletico, giovanile, impermeabile agli acciacchi del tempo; vuoi perché gli anziani, duole dirlo così, brutalmente, comprano poco e ‘si vendono’ ancora meno.

L’avevamo già notato nel commovente Beginners di Mike Mills (acquistabile in dvd, con making of e commento del regista tra gli extra), dove però un eccelso Christopher Plummer premio Oscar modulava tristezza e brio vitale col coming out in extremis di un vedovo malato di cancro e, contro ogni tendenza, si accaparrava l’amore di un aitante giovinotto nonché di un affiatato gruppo di sodali. Ma anche nel basco lesbo 80 egunean, riscatto post-ospedaliero di due signore, una contadina e una musicista in età, che riscoprono dolcemente un’amicizia amorosa delicata e rincuorante.

Sulla scia di queste tenere storie dalle tinte argento si colloca la smunta commedia drammatica Marigold Hotel di John Madden tratta dal romanzo These Foolish Things di Debora Moggach, esotica fuga di sette pensionati inglesi verso un paradisiaco resort indiano di Jaipur, in Rajashtan, che si scopre essere mezzo fatiscente e bisognoso di una rapida risistemata (il gestore è interpretato da Dev Patel, il protagonista di The Millionaire).

L’unico della compagnia ad essere già stato nella terra della spiritualità per antonomasia è il benestante Graham (Tom Wilkinson), distinto Giudice dell’Alta Corte in pensione e cardiopatico, il cui vero problema di cuore è però ritrovare l’amore gay di gioventù con cui aveva passato i migliori momenti della sua vita.

Un personaggio positivo che meritava qualche scavo di sceneggiatura in più ma che il notevole Wilkinson – candidato all’Oscar per Michael Clayton e In The Bedroom – ripulisce da ogni vezzo di maniera, in particolare quando si deve confrontare con l’inattesa moglie dell’amore ritrovato, scena sul crinale del ridicolo involontario che viene invece risolta con grazia e pudore.

"È stato un giudice per tutta la vita – spiega Wilkinson – e ha deciso che ne ha abbastanza. Va in India per riscoprire il suo passato, riscoprire l’amore e soprattutto se stesso. Penso che sia una storia molto interessante, perché deve trovare un equilibrio fra umorismo e sentimento. La parte difficile è proprio far sì che il film non diventi sentimentale, perché sarebbe la rovina di una storia come questa".

"Il personaggio di Tom – aggiunge il regista John Madden – non è più in grado di tollerare il conformismo opprimente del mondo giudiziario quindi fugge da quella vita e parte per l’India, dove ha vissuto da bambino. Non realizziamo subito che in realtà sta cercando qualcuno che già conosceva, qualcuno che può fargli ritrovare la pace perduta. È un personaggio molto profondo, che dà un colore diverso al racconto".

Un racconto, in realtà, piuttosto fiacco e tediosello, non fosse per la bravura di tutti gli interpreti, un cast di stelle britanniche agées in cui brillano soprattutto la veterana Maggie Smith nel ruolo di Muriel, una bisbetica razzista che va a farsi operare a un’anca in India, e il Premio Oscar Judi Dench in quello della neo-vedova Evelyn travolta dai debiti lasciti dal marito.

Si sonnecchia, infatti, nelle eccessive due ore illuminate dalla fotografia calda e pastosa di Ben Davis, in grado di valorizzare le tavolozze cromatiche dalle dominanti rosso e arancio degli splendidi ma troppo turistici panorami esotici. Non è molto, e la narrazione si perde in intrecci prevedibili e senza guizzi: il destino infausto tocca poi, guarda caso, all’unico personaggio omosessuale, come si può immaginare dalla prima inquadratura in cui appare.

Un film piuttosto incartapecorito, un po’ come i protagonisti del viaggio che racconta.

Si può anche non vedere.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...