Milano non è solo Expo: 29° Festival Mix, da venerdì allo Strehler

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Si inaugura col road movie argentino Jess and James, in chiusura Elephant Song con Dolan

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È stato davvero un mix di aiuti a salvare il Festival Mix – quest’anno abbiamo davvero temuto che non si riuscisse a mettere in piedi la 29esima edizione – ovvero in primis 236 crowdfunders che hanno permesso di raccogliere circa tredicimila euro, sorretti dalla piattaforma Limoney e da testimonial d’eccezione quali Mika e la ‘Regina della Commedia’ (titolo acquisito proprio al Mix) Rossy De Palma. Invece eccolo, il prezioso cineappuntamento milanese annuale diretto da Giampaolo Marzi che quest’anno si concentra in quattro intense giornate, da venerdì 3 a lunedì 6, in quel raffinato scrigno della cultura che è il Piccolo Teatro Strehler, di cui si festeggia il decimo anno di Mix e un migliaio di film proiettati. A questo proposito è utile seguire la masterclass gratuita Il racconto del reale e le strategie indipendenti tenuto dalla regista Maria Arena in programma lunedì alle 17: si parlerà proprio di tecniche di crowdfunding e finanziamenti alternativi.

La caratteristica primaria del Mix è sempre stata la varietà di proposte, e anche quest’anno, nonostante il budget risicatissimo, l’offerta è rivolta a un pubblico eterogeneo: si apre venerdì sera alle 20.30 col road movie argentino Jess and James di Santiago Giralt, di cui si preannunciano panoramiche mozzafiato su rigogliose pampas e altre meraviglie paesaggistiche attraversate dalla giovane coppia gay del titolo che si apre all’efebico e riccioluto Tomás (il Sudamerica si conferma ancora una volta terra assai fertile per il cinema queer). Chi si è perso il doc queer dell’anno, ‘Una nobile rivoluzione’ di Simone Cangelosi, doveroso omaggio all’indimenticabile Marcella Di Folco, può recuperarlo in alternativa alle 21 nella raccolta saletta laterale Scatola Magica. Altri documentari da vedere, di cui vi abbiamo già parlato, sono Non so perché ti odio di Filippo Soldi e Torri, checche e tortellini di Andrea Adriatico (lunedì dalle ore 21).

Come secondo spettacolo di venerdì si può scegliere fra due titoli molto diversi: l’atteso canadese L’amour au temps de la guerre civile di Rodrigue Jean su un gruppo di prostituti tossicodipendenti, presentato in collaborazione con la Delegazione romana del Quebec, e la fiction americana a tutto rock Girltrash: All Night Long di Alexandra Kondracke su una notte ad alto voltaggio sonoro ed emotivo per due musiciste abbandonate dal loro furgone mentre le traghettava a una gara musicale fra gruppi underground.

Tra i titoli che ci consigliamo caldamente, segnatevi domenica alle 20.45 il personalissimo film belga Je suis à toi del talentuoso David Lambert (vi ricordate il bizzarro melò con inserti fetish Hors les murs?). Insolito triangolo fra un panettiere obeso, un minuto escort argentino e una vedova silenziosa, vi stregherà col suo humor ruvido e straniante, tra folklore locale e hard sex selvaggio.

Da non perdere sabato alle 22.30 l’adrenalinico Drown dell’australiano Dean Francis – una delle migliori direzioni della fotografia dell’anno tra le produzioni queer – su tre surfisti gelosi e competitivi (ancora un triangolo: sarà un trend?). C’è un aitante baywatcher anche nella coproduzione tedesco-brasiliana Praia Do Futuro (domenica, ore 22.30), in concorso all’ultima Berlinale: è lui a salvare il proprio futuro amore, un turista tedesco, dai tempestosi flutti a largo di Fortaleza.

Particolarmente atteso l’esordio nel cinema non pornografico di Frankie Valenti alias Johnny Hazzard, ossia il drammatico Tiger Orange di Wade Gasque (sabato, ore 21), in cui l’hard star di Cleveland interpreta un ragazzo gay dichiarato che si ritrova a convivere dopo la morte del padre col fratello anch’egli omosessuale ma con cui ha un pessimo rapporto.

Una stuzzicante cinecuriosità sembra essere il fantasy cartoonesco e surreale Batguano di Tavinho Teixeira (sabato alle 19), nel quale Batman e Robin sono una coppia gay accasata che passa le serate davanti alla tv.

Chi ama il cinema autoriale, non si lasci sfuggire la mitologia gender di Métamorphoses (domenica, ore 22.30) diretto dal buon Christophe Honoré, ossia Ovidio reinventato nella Francia bucolica dove rivivono in chiave postmoderna l’Ermafrodita, Atamante, Ippomene, Orfeo ed Euridice. Torna anche il tedesco Stefan Westerwelle col thriller berlinese Lose Your Head realizzato insieme a Patrick Schuckmann (sempre domenica, ore 19, Scatola Magica).

In chiusura lunedì alle 22.15 l’attesa anteprima del misterioso thriller psicologico Elephant Song di Charles Binamé, applaudito al Festival di Toronto e in anteprima italiana, con florilegio di attori quali Xavier Dolan (proprio lui, ma davanti alla macchina da presa), Bruce Greenwood, Catherine Keener e Carrie Ann-Moss. Che fine ha fatto il dottor Lawrence? Che cosa sa il suo giovane paziente Michael (Dolan), il quale sostiene di aver ucciso la propria madre (vedi J’ai tué ma mère?), celebre cantante lirica?

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