MUSICA(L), MAESTRO

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Anche film gay al Festival di Cannes

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Musica(l), maestro. Dopo aver concluso l’ultima edizione con una luminosa Palma d’Oro a uno strano musical sui generis (deviante, originalissimo, splendido), ‘Dancer in the Dark‘ del grande Lars Von Trier, un filo rosso – anzi, rouge – ha portato il presidentissimo Gilles Jacob a scegliere un musical molto particolare per inaugurare Cannes 2001, ‘Moulin Rouge‘ di Baz Luhrmann, megaproduzione da 50 milioni di dollari battente bandiera statunitense.

Can-can sfrenato nella mecca del ballo e del divertimento (il Moulin Rouge era anche un bordello) per una fulva e radiosa Nicole Kidman che nel film è Satine, ballerina-acrobata che si innamora di un poeta, Christian (Ewan McGregor) affascinato dall’humus culturale di Montmartre grazie ai consigli del méntore Toulouse-Lautrec (John Leguizamo). La principale bizzarria del film è che le canzoni sono ben poco ottocentesche e da Bell’Epoque ma sfacciatamente contemporanee e di tutti i generi: si passa dai Beatles (‘All you need is love’) a José Feliciano e David Bowie fino ad arrivare persino a Fatboy Slim e Christina Aguilera (!). Shock nello spettatore praticamente garantito (e in America le proiezioni-test si sono rivelate un fiasco a tal punto da rimandare l’uscita del film).

Nella cerimonia di apertura, presentata da una fascinosa e magnetica Charlotte Rampling, il balletto non è stato pero’ un can-can, relegato invece da cinque agitate squinziette a un po’ di movimento sulla scalata del Palais, ma un inatteso, lungo e coinvolgentissimo numero di tip-tap realizzato da un gruppo di ragazzi neri (e il primo titolo della Palma d’Oro 2000 era proprio ‘Taps’, cioè ‘Claquettes’).

Nicole Kidman (altissima, luminosa, emozionata) e Ewan McGregor dall’occhio blu oceano hanno dichiarato aperto il Festival dopo un’anticipazione dell’Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (una scena d’amore hot con Martin Sheen) nella nuova versione più lunga di 53 minuti presentata in anteprima mondiale.

Sulla carta si presenta una gran selezione di film per il concorso del più grande e mediatizzato Festival cinematografico del mondo, l’unico in cui si puo’ incrociare per caso Kim Basinger su una decappottabile a passo d’uomo sulla Croisette o conoscere Rupert Everett nei bagni del magnifico Hotel du Cap di Antibes: di nostrano ci sono il bello e rigoroso film di Moretti ‘La stanza del figlio‘ (uno dei favoriti, visto che Nanni è adorato dai francesi e metà della giuria è proprio francofona) e lo storico ‘Il mestiere delle armi‘ di Ermanno Olmi (che vinse a Cannes proprio l’ultima Palma d’Oro italiana nel 1978 mentre in giuria c’era la presidentessa di quest’anno, Liv Ullman). Tra i grandi vecchi il maestro portoghese De Oliveira (92 anni) col curioso ‘Je rentre à la maison‘ e l’intoccabile Jean-Luc Godard con ‘Eloge de l’amour‘ che vanta la voce narrante di Juliette Binoche; tra le possibili sorprese il taiwanese Tsai-Ming Liang, autore di uno dei più bei film gay degli Anni ’90, ‘Il fiume‘, con una storia d’ispirazione truffautiana, ‘E laggiù, che ora è?‘ (ma doveva chiamarsi ‘Da 7 a 400 colpi’) con un cameo di Jean-Pierre Léaud, l’Antoine Doinel tanto amato dall’indimenticato François. Attesa fremente per il ritorno di David Lynch col visionario ‘Mullholland Drive‘ e dei fratelli Coen con ‘L’uomo che non c’era‘ mentre tra le curiosità spiccano il cartone animato della Dreamworks ‘Shrek‘ e le follie sessual-musicali di ‘La pianiste‘ di Michael Haneke con Isabelle Huppert che alterna lezioni sugli 88 tasti a palpeggiamenti nei cinema porno.

Brividi erotici anche nella storia lesbica tra Louise e Nathalie (le bellissime Emmanuelle Béart e Pascale Bussières) ne ‘La répétition‘ (vedi foto) di Catherine Corsini, schermaglie amorose tra due amiche-amanti, un’attrice e un’odontotecnica, che si ritrovano dopo dieci anni e vanno a vivere insieme. Da tenere d’occhio nella sezione autoriale ‘Un certain regard’ il cinese ‘Lan Yu‘ dell’emergente Stanley Kwan, melò ambientato nel 1988 a Pechino in cui il ricco imprenditore Chen Handong, grazie all’amico Liu Zheng che è uno dei pochi a sapere della sua omosessualità, conosce il giovane e squattrinato Lan Yu arrivato dalla campagna per studiare architettura ma intenzionato a prostituirsi in un club gay, se lo porta a casa e gli fa cambiare idea.

Ma è la sezione laterale della Quinzaine des Réalisateurs, orientata da sempre alla scoperta di nuovi registi e nuove tendenze, quella in cui si concentrano i titoli gay: imperdibile ‘Hush!‘ (Sta’ zitto!, foto) di Ryosuke Hashiguchi, già vincitore al Festival Gay di Torino nel 1997 col bellissimo ‘Come granelli di sabbia‘, sulla vicenda di una coppia gay desiderosa di un bambino e intenzionata ad averlo grazie alla disponibilità della loro amica Asako. In ‘The deep end‘ (foto sotto) di Scott McGehee e David Siegel, già premiato al Sundance Film Festival per la miglior fotografia, una madre premurosa (la jarmaniana e lunare Tilda Swinton) diventa assassina per proteggere il figlio gay e decide di nascondere il cadavere del suo amante nel lago adiacente alla loro casa: ‘frissons’ da thriller ad alta tensione già assicurati.

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d'amore Viennese.

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