Oltre i muri e le colline, amori lesbogay sulla Croisette

S’impone l’amore saffico in un monastero nel severo dramma rumeno Oltre le colline di Cristian Mungiu. Curioso il melò belga Hors les murs di David Lambert. Applausi per Laurence Anyways di Dolan.

Cannes – Su una Croisette intristita da pioggia e vento che imperversano ormai da qualche giorno, la prima sorpresa arriva da un severo e coinvolgente dramma rumeno in concorso, Oltre le colline di Cristian Mungiu, cinque anni dopo la Palma d’Oro per l’altrettanto rigoroso 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.

Tratto da due romanzi di Tatiana Niculescu Bran basati su una vicenda reale avvenuta nel 2005, una ragazza trovata morta in un piccolo convento moldavo dopo un presunto esorcismo, racconta attraverso uno scabro stile realista di lirica intensità l’amore sconfinato fra Voichita (Cosmina Stratan), una suora reclusa in uno spartano monastero isolato nella campagna rumena, e una disadattata caratterialmente instabile, Alina (Cristina Flutur), giunta dalla Germania e bisognosa di ospitalità. Le due donne si erano innamorate già nell’orfanotrofio dove si erano conosciute per poi perdersi di vista a causa della vocazione di Voichita. Costei riesce a convincere il priore ad accogliere Alina nella piccola comunità religiosa che le instilla lentamente l’idea di incarnare il Male, ostracizzandola con sguardi giudicanti, escludendola dalle piccole mansioni della dura vita di convento senz’acqua corrente né elettricità, elencandole i 464 modi di peccare secondo la Chiesa Ortodossa, che la povera Alina, abilmente suggestionata, pensa di avere già sperimentato in toto.

Mai si era visto al cinema un amore lesbo così intensamente spirituale, reso sullo schermo attraverso sguardi palpitanti e abbracci in lacrime, platonico eppure incandescente – così un innocuo massaggio alla schiena si carica di inaspettata carnalità, quasi una versione trascendente di un’analoga scena dell’adolescenziale inglese Beautiful Thing – in cui il peccato non ha in realtà una connotazione sessuale bensì religiosa: Voichita cerca di convincere Alina che il suo amore per Dio deve essere più grande ma costei non si rassegna a una competizione così impari, non comprende l’afflato mistico, si abbandona a crisi isteriche danneggiando icone sacre e costringendo le consorelle ad allettarla per renderla innocua, seppure abbandonata (persino all’ospedale non sanno come aiutarla e consigliano le preghiere).

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L’abilità del regista sta nella totale assenza di giudizio, ed è a suo modo rivoluzionario che lo scandalo non stia tanto nel fatto che l’amore sia tra due donne quanto piuttosto che sia semplicemente terreno, e quindi contrapposto alla presunta purezza di quello divino, il che rafforza implicitamente la non distinzione tra amore etero e gay. «Oltre le colline è innanzitutto un film sull’amore e il libero arbitrio – ha dichiarato il regista-. Principalmente sul modo in cui l’amore può affrontare i concetti di Bene e Male. La maggior parte dei più grandi errori di questo mondo sono stati commessi in nome della fede e con la convinzione assoluta che servissero a una buona causa».

Sebbene la durata sia onestamente punitiva – due ore e mezza che potevano essere scorciate qui e là – Oltre le colline ha in realtà una sua dinamicità narrativa interna che lo evince dalla categoria dell’arduo film d’autore contemplativo di difficile fruizione. Verrà distribuito in Italia dalla BIM.

Un altro muro che impedisce il compimento di una storia amorosa queer è quello di un carcere del curioso melò con inserti fetish Hors les murs ("Al di là dei muri") del belga esordiente David Lambert. L’innamoramento tra un barista di origine albanese, Ilir (Guillaume Gouix), e un giovane pianista bisex, Paulo (Matila Malliarakis), è messo a dura prova dai diciotto mesi di detenzione che attendono il primo e logoreranno la relazione al punto da far trovare a Paulo riparo sentimentale e non solo grazie al gestore di un sexy-shop che lo coinvolge in giochi bondage e leather. Amori fiammeggianti, inquietudini esistenziali, una discreta alchimia tra gli attori cinegenici: l’originalità della vicenda sta però soprattutto nel ribaltamento delle apparenze dei vari personaggi (per una volta i giochi erotici leather non vengono associati a qualcosa di perverso, e lo stesso gestore appare molto più protettivo dell’apparentemente l’angelico Ilir che rivelerà un côté decisamente ombroso). Applausi, però, pochi.

Un insolito film gender è stato accolto con convinzione al Certain Regard. Si tratta di Laurence Anyways, solida opera terza dell’emergente ventitreenne canadese. Si racconta della transizione da uomo a donna di un professore di liceo in una piovosa Montréal alla fine degli anni ’80, interpretato con una certa aderenza da Melvil Poupaud, e della tormentata relazione con la fidanzata Fred (Suzanne Clément, brava) che continua anche dopo il passaggio di genere, nonostante altre vicende sentimentali («Non sono gay!» spiega Laurence). Ciò che colpisce in questo autore è una regia piuttosto elaborata, come già nelle opere precedenti, con un certo gusto vintage nell’inquadratura – più anni ’80 che ’90, in realtà, decennio in cui è ambientato – nonché un approfondimento sul travaglio psicologico del percorso di transizione attraverso lunghi dialoghi alternati a scene immaginifiche (splendido il viaggio sull’isola nera). Magnifico uso della musica classica alternata a pop-rock dell’epoca e alla rivelazione berlinese dei Moderat.