Omofobia e politica, temi forti al 26esimo Togay

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Due focus sull'omofobia e sulla situazione iraniana al prossimo cinefestival "Da Sodoma a Hollywood" di Torino (28 aprile – 4 maggio). In apertura la commedia brillante svedese "Four...

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L’omofobia nel mondo, la politica dei diritti glbt e la romanticommedia lesbo saranno i temi cardini del 26esimo Torino

GLBT diretto da Giovanni Minerba, in programma dal 28 aprile al 4 maggio al Cinema Massimo (apertura all’UCI Cinemas del Lingotto). Il mancato patrocinio della Regione non impedirà certo la visione di più di 120 film dai cinque continenti nelle consuete sezioni competitive – lungometraggi, corti e doc – e il ritorno della panoramica Binari con cineitinerari a tema, idea vincente della scorsa edizione. Una novità pratica: sarà possibile acquistare online i biglietti e gli abbonamenti in prevendita.

È una commedia brillante svedese il titolo scelto per aprire la manifestazione, Four More Years ("Ancora quattro anni") di Tova Magnusson, una sorta di Diverso da chi? a rovescio in cui un politico quarantenne sposato si innamora dell’avversario socialdemocratico. Nel concorso spicca la presenza massiccia dell’Asia (tre titoli su dieci) e il ritorno degli States, con Gun Hill Road di Rashaad Ernesto Green sul rapporto tra un ex galeotto e il figlio gay, apprezzato al Sundance, e il dramma lesbico sull’addestramento militare al femminile A Marine Story di Ned Farr, premio del pubblico all’ultimo Outfest di Los Angeles.

Due film italiani non hanno l’onore della competizione ma sono da sostenere il più possibile: l’atteso ritorno del regista torinese di Senza fine, Roberto Cuzzillo che con Camminando verso metterà

in scena le laceranti ferite della guerra in Bosnia, e la storia d’amore lesbo Il richiamo del romano Stefano Pasotto girato in Patagonia e con un cast di rilievo: Sandra Ceccarelli e Francesca Inaudi.

Tra i fuori concorso non perdetevi per nessuna ragione al mondo il corto di James Franco The Clerk’s Tale, ispirato a una poesia di Spencer Reece, e l’acclamato Contracorriente di Javier Fuentes-León ambientato in un villaggio di pescatori del Perù, vincitore del premio del pubblico al Sundance.

Particolarmente interessante ci sembra il focus Iran, nodo alla gola inaugurato dall’anteprima del doc Angels on Death Row. The Ebrahim Hamidi’s Case di Alessandro Golinelli e Rocco Bernini sul ventunenne iraniano condannato a morte per lapidazione in quanto omosessuale.

Tra gli altri focus previsti, spicca Omofobia, l’odio mangia l’anima, incisiva panoramica ad ampio raggio su questa piaga antigay che non conosce limiti temporali né spaziali, dal messicano Blattangelus sul riavvicinamento al cristianesimo di un omosessuale oppresso dalla famiglia cattolica grazie a un sacerdote progressista, all’indiano Through Our Viewfinder sulla prostituzione gender, realizzato grazie alla Bill & Melinda Gates Foundation Avahan AIDS.

Un po’ leggerezza è garantita dalle commedie lesbo – ma non solo – di Open Eyes: lesbian romance, eros, happy end e un po’ di humour dove si potranno vedere, tra gli altri, l’atteso Affinity di Tim Fywell tratto dall’omonimo romanzo di Sarah Waters ambientato in epoca vittoriana. Tra le chicche di quest’edizione, segnaliamo l’omosplatter All About Evil realizzato da Joshua Grannell più noto col nome del suo alter ego, la drag queen Peaches Christ, ideatrice della rassegna cult di B-movies Midnight Mass.

Una sorta di retrospettiva-potpourri sarà Vintage Italia 150: il nostro

Risorgimento, miscellanea di undici titoli cult della storia del cinema queer, da Dimenticare Venezia a Parigi o cara, da Salò a Senso ma anche minori da riscoprire come Mino Bellei e il suo Bionda Fragola o la docufiction sulla prostituzione trans "operaia" degli anni ’80 nel dimenticato Vite di ballatoio di Daniele Segre.

Tra gli eventi collaterali, torna l’appuntamento alla libreria Coop di piazza Castello 113 A qualcuno piace libro arrivato alla terza edizione, nutrita serie di presentazioni di opere letterarie a tematica glbt. Si chiude la sera del 4 maggio con la cerimonia di premiazione seguita dalla spassosa commedia degli equivoci americana You Should Meet My Son, esordio alla regia di Keith Hartman. 

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