ONIR, DAL BHUTAN CON AMORE (GAY)

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Intervista al regista bhutanese Onir, autore del toccante 'My Brother Nikhil' su un campione di nuoto a cui viene impedito di gareggiare perché sieropositivo.

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È probabilmente l’unico regista gay dichiarato di lingua indiana il minuto e simpatico Onir, autore del toccante dramma My Brother Nikhil su un campione di nuoto che vede interrotta la sua carriera perché sieropositivo mentre la sua famiglia da un lato fatica a comprendere la sua condizione e dall’altra cerca di proteggerlo in tutti i modi. L’abbiamo incontrato al Migay dove ha presentato il suo film.
Dove ha trovato ispirazione per il suo film?
È basato sulla storia vera di Dominique Di Souza, un omosessuale cristiano a cui è pressappoco successo quello che racconto nel mio film.

Lo stile è molto particolare, mescola fiction e documentario…
Sì, ho cercato di usare il tipico stile di Bollywood ma volevo anche fare capire che non era solo finzione ma qualcosa di vero, dare un senso di realtà. Così ho montato le parti documentarie alternandole alla fiction.
In quali paesi è riuscito a venderlo?
In India, Stati Uniti e Canada.
È costato molto? Come ha trovato i finanziamenti?
Per l’India è un film a basso budget. Non ho usufruito di soldi pubblici, i finanziamenti sono tutti privati. Nel complesso è costato circa 500.000 euro.
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Come ha scelto gli attori?
Il protagonista Nikhil (Sanjay Suri, ndr) è un mio amico mentre colei che interpreta la madre è una grande star in India mentre il padre ha recitato in ‘Passaggio In India‘. Hanno richiesto tutti un compenso ridotto, per fortuna!
L’omosessualità è ancora tabù nel film di Bollywood?
In India l’omosessualità è ancora criminalizzata dalla legge, non ci sono film bollywoodiani su questo tema. Non è stato facile realizzare questo film, ho dovuto mettere la scritta che la storia è di fantasia e non ispirata a fatti reali perché potessero vederlo anche i bambini. Così ha potuto essere proiettato anche nei multiplex.

Il suo prossimo lavoro?
Si chiama ‘Bas Ek Pal’, lo sto ancora girando. Dovrei terminare a breve. Sarà ispirato al cinema di Almodóvar, con strani rapporti tra i personaggi. Ma parlerà anche di abuso sessuale in prigione, non sarà un film convenzionale: è un thriller ma anche un dramma che parla di tragedia e di gelosia. Tratterà l’omosessualità ma non solo.
Lei vive in Bhutan?
No, sono nato in Bhutan ma ho studiato a Calcutta e a Berlino. Attualmente vivo a Bombay.
Che percezione c’è in India del cinema europeo?
C’è grande ammirazione per il cinema classico europeo. In particolare per la Nouvelle Vague e Godard ma anche per grandi autori come Fellini e Buñuel che io amo in maniera particolare.
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