ORSI DAL MUSO GIALLO

di

Asia sbancatutto a Berlino: Orso d’Oro al film cinese realista ‘Il matrimonio di Tuya’ di Wang Quan’an su una contadina mongola. Teddy Award al mystery saffico taiwanese ‘Spider...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1744 0

Che il cinema orientale fosse tornato prepotentemente alla ribalta dei festival internazionali ce ne eravamo già accorti a Venezia con la vittoria del rurale Still Life e al Togay col terzo trionfo consecutivo di un film asiatico. Anche Berlino si adegua al rinnovato trend ‘sinofilo’ premiando un film cinese realista, Il matrimonio di Tuya dello sconosciuto Wang Quan’an, contemplativo dramma d’autore su una contadina indigente che cerca di tirare su due figli nelle sterminate e inospitali steppe mongole e sarà costretta a divorziare dal marito paralitico sposando un uomo di cui non è innamorata.

Premio non unanime e risicato, comunque, con giuria spaccata in due fazioni come rivelato dal presidente Paul Schrader che deve aver discusso non poco coi colleghi per arrivare a un verdetto compromissorio (Il matrimonio di Tuya è stato acquistato per l’Italia dalla fedele e lungimirante Lucky Red di Andrea Occhipinti). Il Gran Premio della Giuria è andato invece al dramma esistenzialista argentino El Otro di Ariel Rotter, premiato anche per la migliore interpretazione maschile di Julio Chavez nei panni di un uomo d’affari che assume l’identità di un altro business man morto improvvisamente.

Sorpresa per il riconoscimento alla migliore attrice, andato inaspettatamente alla tedesca Nina Hoss nel ruolo della giocatrice di borsa Yella nell’omonimo film di Christian Petzold che ha battuto la favorita nonnina abile masturbatrice in laidi sexy shop, interpretata dalla ‘diva rock’ Marianne Faithfull nell’applauditissima commedia di Sam Garbarski Irina Palm. Miglior regia al newyorchese di origini israeliane Joseph Cedar per il bellico Beaufort.

Anche i Teddy Award, gli orsetti dorati dedicati al cinema GLBT, hanno dato il massimo…

Continua in seconda pagina^d

Anche i Teddy Award, gli orsetti dorati dedicati al cinema GLBT, hanno dato il massimo premio – 3000 euro – a un titolo orientale, il mystery lesbico Ci-Quing ossia Spider Lilies (‘I gigli del ragno’) del taiwanese Zero Chou «per la sua simbolica e profonda riflessione a più livelli sull’amore, la perdita e la rivendicazione delle emozioni attraverso la memoria». Una menzione speciale è stata assegnata al film La Leon di Santiago Otheguy «per l’utilizzo di una sublime fotografia nel ritrarre un’esistenza solitaria in Argentina».

La giuria composta da otto curatori di festival GLBT internazionali ha segnalato altri due lungometraggi su cui si era concentrata l’attenzione per arrivare al verdetto finale: il transgender Like a Virgin di Leesong Hee-il e il lesbico Itty Bitty Titty Committee di Jamie Babbit. Il Premio del Pubblico è andato invece al thriller psicologico Diario , di uno scandalo di Richard Eyre, anch’esso saffico, a riprova di una improvvisa rinascita di un sottogenere ultimamente un po’ trascurato (basti pensare a La voltapagine di Dercourt o, sempre a Berlino, a Riparo di Puccioni di cui si è parlato assai bene). Secondo e terzo posto, nella classifica ottenuta vagliando 4500 voti degli spettatori, per il succitato Like a Virgin e per il musicale Antonia di Tata Amaral.

Tra i documentari ha trionfato A Walk Into The Sea: Danny Williams And The Warhol Factory di Esther B. Robinson per «la ricostruzione di un artista perso nel mondo autoindulgente della pop-art, la cui vita e morte restano avvolte nel mistero». Sconfitti per un soffio altri due titoli, Schau mir in the Augen, Kleiner di André Schafer e il watersiano This Filthy World di Jeff Garlin.

Nessun premio, invece, per i cortometraggi causa assenza di materia prima: «la giuria spera che questa situazione non si ripeta in futuro, perché è storicamente importante mostrare questi lavori in un evento di importanza internazionale come questo».

Come avevamo già annunciato, il Teddy Award alla carriera è andato al celebre attore viscontiano Helmut Berger che, alla consegna del premio, ha dichiarato sorpreso: «Ma siete tutti matti a dare a me un premio come questo? È la prima volta in quarant’anni di carriera che i tedeschi si svegliano e mi danno un riconoscimento. Ma uno deve proprio arrivare a 73 anni? Nel 1968, quando Luchino ed io giravamo La Caduta degli Dei, un premio del genere non sarebbe stato neanche immaginabile. Non si dovrebbe mai dimenticare che nei rapporti personali le cose principali sono la tolleranza e l’amore».

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Cinema.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...