Ecco perché Call Me By Your Name vincerà (almeno) un Oscar

Stasera dalle 22.50 in chiaro su TV8 la 90a cerimonia degli Oscar: favorito il visionario The Shape of Water. Guadagnino: “Secondo me lo vince James Ivory”.

Gli Oscar a novanta. No, avete capito male: stanotte assisteremo alla novantesima edizione di quei vecchietti dorati che ultimamente stanno trovando una nuova giovinezza grazie a piccoli grandi film come il gay Moonlight o il giornalistico Spotlight, capaci di sconfiggere i blockbuster con la forza del messaggio politico e sociale. Quest’anno gli Academy Awards, che potremo vedere in chiaro stasera su TV8 dalle 22.50, saranno piuttosto queer: l’Italia torna agli Oscar alla grande con le quattro nomination del film-incanto di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome tra cui quella suprema di miglior film (non succedeva dal 1999, con le sette segnalazioni diventate poi tre Oscar per La vita è bella) e la nomination tecnica alla triestina Alessandra Querzola per gli arredi di scena di Blade Runner 2049. In tutto, nella storia degli Academy, abbiamo avuto 31 nomination per 14 Oscar come miglior film straniero e siamo il Paese con più nomination in questa categoria.

Sarà durissima battere i favoriti, in primis la splendida fiaba visionaria sulla comprensione della diversità La Forma dell’Acqua di Guillermo Del Toro che ha già in tasca la statuetta per il miglior regista ma ha due temibili rivali: il vincitore del Golden Globe, la black comedy femminista (e anche un po’ queer) Tre Manifesti di Martin McDonagh, già premio Oscar nei corti, probabile seconda statuetta per la migliore sceneggiatura originale; ma soprattutto l’ottimo film bellico Dunkirk di Christopher Nolan che potrebbe spuntarla nelle categorie tecniche ma, nella volata finale, potrebbe conquistare l’Oscar come miglior film perché è in risalita nelle previsioni dopo l’endorsement di Andy Garcia che l’ha adorato e ne ha consigliato la visione su uno schermo IMAX.

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Ma secondo noi Chiamami col tuo nome potrebbe vincere almeno un Oscar, e il più probabile è la migliore sceneggiatura non originale scritta dal californiano (e non inglese, come molti credono) James Ivory che ha vinto il Bafta e vari altri premi. È alla sua quarta nomination e inoltre il 7 giugno festeggerà il suo novantesimo compleanno, proprio la stessa età dell’Oscar. Puntiamo su di lui, come fa Guadagnino che ha dichiarato ieri a LaPresse: “Secondo me lo vince. Mi fa piacere che il suo primo Oscar arrivi grazie a un film italiano e al fatto che mi sento felice di aver aiutato James a vincere un Oscar. Vediamo se lo vince, io spero di sì! Mi sento il portavoce di chi ha fatto questo film”.

Qui trovate la nostra intervista a James Ivory quando lo conoscemmo a Torino nel 2010:

https://www.gay.it/cinema-gay/news/james-ivory-mi-manca-la-dolcezza-del-mio-ismail

E qui la sceneggiatura di Call Me By Your Name scaricabile:

http://www.la-screenwriter.com/wp-content/uploads/2018/01/call-me-by-your-name-2017.pdf

I premi agli attori parrebbero più prevedibili: la lanciatissima rivelazione Timothée Chalamet, protagonista di Chiamami col tuo nome, non ha molte chance rispetto a un mimetico Gary Oldman nei convincenti panni di Winston Churchill ne L’ora più buia (che farebbe doppietta con un’eventuale vittoria di Dunkirk, visto che trattano del medesimo periodo storico, la tentata invasione delle truppe tedesche in Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale). Tra i non protagonisti il favorito resta Sam Rockwell, davvero fenomenale nel ruolo del poliziotto inetto e omofobo in Tre Manifesti, come la sua collega, l’ineffabile Frances McDormand che, in tempi di #metoo, dovrebbe sbaragliare la concorrenza senza grossi problemi nella categoria delle attrici protagoniste, dove sfida anche Meryl Streep alla sua 21esima nomination per il sottovalutato The Post di Steven Spielberg ignorato tra i migliori registi, al contrario di una generosa nomination al grazioso Ladybird di Greta Gerwig che ha addirittura conquistato la copertina di Time. Ma c’è chi batte il record femminile della Streep: è John Williams, addirittura alla sua 51esima nomination per la musica di Star Wars – Gli ultimi Jedi (ma il record storico resta appannaggio di Walt Disney con 59!). La mamma ammalata del biografico I, Tonya, la caratterista Allison Janney, è infine data come favorita nella categoria delle migliori attrici non protagoniste.

Il vero outsider resta l’horror antirazzista Get Out che rischia però di restare a mani vuota nonostante abbia quattro nomination come Chiamami col tuo nome.

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Se le nomination tecniche se le spartiranno probabilmente La Forma dell’Acqua e Dunkirk, con un Oscar quasi sicuro per i costumi de Il filo nascosto, è più incerta la corsa nella categoria del miglior film straniero dove l’emozionante dramma trans cileno Una donna fantastica potrebbe farcela battendo il favorito russo Loveless fresco di vittoria del César.

La cerimonia golden al Dolby Theater, allestito con 45 milioni di cristalli e un proscenio teatrale a cavea disegnato da Derek McLane, sarà nuovamente condotta dal comico Jimmy Kimmel ma attenzione: la statuetta per il miglior film sarà nuovamente annunciata dai grandi vecchi Faye Dunaway e Warren Beatty con conferma di un direttore di scena riguardo alla busta giusta.

Ma se gridano: “And the Oscar goes to… The Shape of Water!” non rassegniamoci perché potrebbe essere un errore come l’anno scorso e chissà che non vinca a sorpresa nuovamente un film gay dopo Moonlight: Guadagnino, facci sognare!