‘PARANOID PARK’ DI VAN SANT INFIAMMA CANNES

Van Sant molto applaudito, tonfo di Tarantino. Pubblico in estasi per il cortometraggio ‘Occupations’ di Lars Von Trier.

Ha ricevuto l’applauso più convinto del Festival e si candida a un premio l’eccellente film di Gus Van Sant ‘Paranoid Park’ su un adolescente skater di Portland che per errore uccide una guardia giurata spingendola sotto un treno e decide di non confessare.

Con uno stile sperimentale sorprendente che mescola riprese in super8, 16 e 35 mm, la fotografia del grande Christopher Doyle e un uso elaborato della musica più varia (c’è persino un omaggio a Fellini con i brani di Nino Rota da ‘Amarcord’ e ‘La porticina segreta’ di ‘Giulietta degli spiriti’), Van Sant non segue la vicenda giudiziaria, ma esplora la mente del giovane e solitario protagonista con genitori separati (l’esordiente Gabe Nevins reclutato su Myspace, diretto splendidamente) che decide di raccontare la sua esperienza in un diario.

La disperazione, la solitudine, l’impossibilità di confidarsi con gli amici sono raccontati con un’intensità davvero struggente. «Adoro gli adolescenti perché sono naturali, arrivano sul set con le gote rosse» spiega Van Sant. «Quando avevo dodici anni temevo che diventare adulti sarebbe stato come entrare in una giungla dove sei costretto a lottare per la sopravvivenza. Ogni generazione ha questo problema del crescere. Oggi c’è persino il rischio di sprecare la propria vita in Iraq o in qualunque altra guerra».

Poco applaudito, invece, il nuovo, deludente film di Quentin Tarantino ‘Death Proof’ già flop in America, omaggio ai film di serie B cosiddetti ‘Grindhouse’ in cui con un biglietto si potevano vedere due spettacoli. Uno stuntman con una lunga cicatrice che gli attraversa il volto, Mike, perseguita con la sua auto indistruttibile tre avvenenti ragazze: la deejay Jungle Julia e le sue amichette Shanna e Arlene.

Minato da lunghi e noiosi dialoghi in un bar, è una banale sequenza di inseguimenti automobilistici, cappottamenti, pestaggi. Lo ha preceduto lo spassosissimo ‘Occupations’, cortometraggio di Lars Von Trier inserito nella raccolta ‘Chacun son cinéma’ in cui lo stesso regista viene stressato da un produttore vanesio durante la proiezione ufficiale di ‘Manderlay’ e si trasforma in un efferato assassino.

Alla proiezione stampa applausi fragorosi e qualche urlo di approvazione.

di Roberto Schinardi – da Cannes