Patty Pravo illumina il Festival Mix di Milano

Applauditissima al Teatro Strehler, racconta la sua partecipazione al pastiche greco Xenia

Lunare, sfuggente, aliena a qualsiasi contemporaneità. È uno dei più raffinati idoli musicali gay, Patty Pravo, per la quale “siamo oltre l’icona, siamo quasi alla leggenda”, come è stata introdotta dal giornalista Andrea Tomasi sabato sera, nella Sala Grande di un Teatro Strehler gremito e scalpitante, in qualità di superospite del 28esimo Festival Mix milanese, particolarmente affollato nel weekend. L’occasione è la sua partecipazione in un piccolo cameo nel finale di “Xenia”, vitale pastiche greco diretto dalla rivelazione Panos H. Koutras sull’odissea anche identitaria di due fratelli, uno etero e l’altro gay, grandi fan di Nostra Signora Patty, alla ricerca del padre e di un sogno musicale, ossia la partecipazione a un concorso canoro sul genere X-Factor. Uscirà nelle sale italiane il 28 agosto per Officine Ubu col titolo “Pazza idea”.

“La storia mi piaceva molto – ha spiegato l’artista sul palco -. E Panos mi ha coinvolto così tanto, mi diceva che se non c’ero io alla fine non faceva il film. Sono nata a Venezia ma al Lido mi piaceva vedere più il movimento dei divi, signori e donne bellissime, che i film. E preferivo ascoltare in terrazza Don Marino Barreto. Quando ero bambina andavo a vedere Elvis Presley per il quale marinavo la scuola. Non ho mai fatto parti in musicarelli, però, tranne un’apparizione di tre secondi, girammo a Capri o Ischia”.

“Il mio nome d’arte arriva da ‘anime prave’ – continua Patty Pravo – e allora molte ragazze inglesi si chiamavano Patty. Alla fine degli anni ’60 i fratelli Taviani girarono uno spot per un gelato Algida di nome Piper a forma di fallo finto: imbarazzante! Nel 1972 feci uno sceneggiato Rai, “A come Andromeda” ma dovevo essere un replicante di me stessa e non volevano che avessi espressioni sul volto: resistetti una settimana. Dissi poi no ad Antonioni per “Professione Reporter” perché ero in giro per il mondo in concerto e poi a Vittorio De Sica per “Il giardino dei Finzi-Contini”. Feci il provino vestita da tennista con un gonnellino a pieghe terribile! Fellini, invece, voleva che le mie tette fossero più grandi (era stata contattata per una partecipazione in “Satyricon”, n.d.r.) ma sono cresciute tardi: adesso sarebbe felice! Feci poi Stryx in Rai, era bellissimo, ballavo e mimavo. Negli ultimi anni ho fatto colonne sonore per Ozpetek e Brizzi”.

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“La presenza di Patty nel film era centrale – ha aggiunto il regista Panos H. Koutras -. Ho scritto la sceneggiatura pensando a lei. Abbiamo girato a Salonicco in un pomeriggio. Per me è stato un giorno molto speciale: eravamo nervosi, pioveva in continuazione. Ma ci siamo detti: “Patty Pravo porta la felicità”. Ha smesso di piovere un quarto d’ora prima di girare. Volevo parlare di adolescenza, di amore per la musica e del problema dell’immigrazione in Grecia. Ho ascoltato tanta musica italiana ma Patty Pravo era la mia ossessione, di lei mi piace tutto. Per trovare i due protagonisti abbiamo fatto un casting per un anno e mezzo, volevo attori di una certa minoranza albanese. C’è un’onda di registi greci ma non per la crisi: non si fa arte quando si soffre”.

Tra i meriti di questa variegata edizione del Festival Mix – oltre alla riproposizione dei più interessanti titoli queer dell’anno, dal cubano-iberico “La partida” diretta da Antonio Hens, al doppio Bruce Labruce (“Gerontophilia” + “Pierrot Lunaire”) fino al nuovo melò rurale di Monika Treut, “Of Girls and Horses” – c’è anche un’attenzione particolare al rapporto tra letteratura e cinema queer, con la lodevole scoperta della scrittrice lesbica Violette Leduc (1907-1972), cantrice del desiderio al femminile (“La Bastarda”, “Teresa e Isabelle”), amica di Simone de Beauvoir e Maurice Sachs, autrice audace stimata da Cocteau e Genet. Venerdì sono stati proposti il doc di Esther Offenberg “Violette Leduc: in pursuit of love” e il biodrama “Violette” francobelga di Martin Provost con Emmanuelle Devos. Davvero curiosa è inoltre la presentazione della biografia “Un giorno è un anno è una vita. Rainer Werner Fassbinder” di Juergen Trimborn edita da Il Saggiatore attraverso una maratona di lettura realizzata in collaborazione con la trasmissione “L’Altro Martedì” di Radio Popolare. Sul sagrato del Piccolo Teatro Strehler venti voci di allievi e allieve delle scuole di teatro milanesi si sono alternati da giovedì scorso ad oggi per leggere le 330 pagine del libro. Il reading sarà mandato in onda come #FrammentidiFassbinderiana per la rubrica #AltroMarteMIX.

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La seguita cinemanifestazione si conclude stasera con la proclamazione della Queen of Comedy 2014 (sarà incoronata l’attrice comica Anna Mazzamauro) seguita dall’annuncio dei vincitori del festival e dalla proiezione della commedia americana “GBF” di Darren Stein (è l’acronimo di “Gay Best Friend”, ossia “l’accessorio più cool del momento” ambito da un gruppetto di ragazzine in un college).