Pedro Almodovar presidente a Cannes: “Avremo un punto di vista femminile? Io sono femminilizzato!”

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Il regista spagnolo apre il 70esimo festival presentando la giuria. Gelo in sala per il film d’apertura I fantasmi d’Ismael di Arnaud Desplechin.

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Il mio primo sogno era fare cinema“: così ha esordito Pedrito nostro, stimatissimo presidente di giuria della 70esima edizione del Festival di Cannes che ha aperto i battenti ieri sera con un film d’autore francese, l’apparentemente enigmatico I fantasmi d’Ismael di Arnaud Desplechin con Charlotte Gainsbourg e Marion Cotillard, accolto col gelo dai giornalisti.

Cannes arrivava subito dopo – continua Almodóvar – ma era fuori dalla mia portata. Frequento il festival dal 1992, inizialmente come spettatore. Lo vedo come una festa del cinema d’autore, in cui mi sento a mio agio come regista e come spettatore. Oggi spero di provare le sensazioni dei primi spettatori di La Dolce Vita e Apocalypse now. Ho sempre voluto lavorare con tutti gli attori membri della giuria e avrei voluto scrivere un film con Paolo Sorrentino“.

A una domanda su quanto il punto di vista femminile sarà importante al momento di decidere i premi, Pedro sembra stupito: “È una domanda molto strana, mi sento femminilizzato io! Lo sguardo dipenderà dalla diversità, dalla mescolanza in cui credo molto“.

Riguardo ai film Netflix che non usciranno in sala, l’importante è che siano visti soprattutto nei cinema tradizionali – continua Almodóvar – È una nuova fase che non deve sostituirsi alla precedente fruizione del cinema né alterare le abitudini degli spettatori. Non è vero che non sono aperto alle nuove tecnologie ma lotterò sempre per preservare la capacità d’ipnosi della sala cinematografica. È un onore essere circondato da tutte queste personalità“.

Anche Paolo Sorrentino, membro della giuria, è intervenuto riguardo alle qualità della sua Palma d’Oro ‘ideale’: “La Palma d’Oro deve scoprire il cinema di domani: sarà una scoperta incredibile“. Ci sarà infatti grande attesa per il ‘piccolo’ film del futuro: il cortometraggio/installazione Carne y Arena del messicano Iñarritu, un’installazione in cui il pubblico (i giornalisti? I turisti? Chiunque?) potrà ‘vivere’ in un certo senso l’esperienza di un migrante in un set recintato. Non osiamo immaginare: a Cannes il cinema è una festa ma anche una finestra sulle tragedie del mondo, per non dimenticare.

 

 

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