Per favore, non ammazzate le vecchiette di Chuecatown!

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Diverte la sboccata black comedy "Chuecatown" di Juan Flahn che ha aperto con successo il 23° Togay. Ospiti della riuscita serata Syria, Gala Evora, Amor Fou e Sultan,...

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«Se siamo ancora qui è perché succedono ancora gravi episodi come quello del Mario Mieli» ricorda giustamente sul palco Giovanni Minerba, direttore al 23esimo giro di boa del Festival Glbt di Torino in una sala del Cinema Ideal gremita all’inverosimile al punto da non poter permettere l’accesso a parte del pubblico che premeva all’ingresso.

È partita bene questa nuova edizione di Da Sodoma a Hollywood, con vari momenti di spettacolo presentati con rustica semplicità dalla burrosa Margot del Queever presidiata dalle drag pigolanti Ambra Nata e Sara Jevo, irresistibile inflessione piemontese e monumentali abiti rosa e azzurro letteralmente inondati di celluloide.

Fra le calde melodie della spagnola Gala Evora (impersona Lola Flores nel biopic Lola di Miguel Hermoso) e le ballate rock degli emergenti milanesi Amor Fou, a colpire l’attenzione del pubblico è soprattutto l’insinuante danza del ventre del protagonista del corto L’homme qui danse di Stéphane Marti, il filiforme Sultan che si materializza come un’ombra fantasmatica in cima alla platea e si esibisce flessuoso in una sorta di sensuale e ipnotica strip-dance mediorientale. A chiudere lo show, il pop rassicurante di Syria, che ha presentato i due singoli La distanza e Canzone d’odio del suo nuovo album Un’altra me.

Diverte la sboccata black comedy scelta per l’apertura, Chuecatown di Juan Flahn, una disinvolta, fresca e movimentata sarabanda madrilena incentrata su misteriosi omicidi di arzille vecchiette a Chueca, quartiere gay di Madrid a due passi dalla centralissima Gran Via. Il responsabile è l’elegante agente immobiliare Victor (Pablo Puyol, il dotatissimo mercataro di 20 cm), intenzionato a far fuori le anziane riluttanti a vendere – tutte odiose e

scurrili! – per ristrutturare i loro appartamenti e cederli ad agiate coppie gay. Nelle mire di Victor finisce una coppia gay di orsi, l’istruttore di scuola guida Leo (Pepon Nieto di Cachorro, presente in sala col regista Juan Flahn e il cosceneggiatore Félix Scabroso: è curioso questo "bear trend" tutto spagnolo) e il suo compagno Rey, grande appassionato di X-Men (Carlos Fuentes di Km 0), che hanno "ereditato" l’abitazione della vicina assassinata da Victor, ora abitata dall’insopportabile e ciarliera madre di Rey (Concha Velasco, anche lei vista in Km 0).

A rubare la scena ai protagonisti maschi sono proprio le donne: oltre alla strepitosa Velasco, irrefrenabile nella sua acidità da suocera impertinente, spicca l’almodovariana Rosa Maria Sardà – peraltro abbonata al cinema gaylesbo: era anche in A mia madre piacciono le donne e Amic/Amat – davvero in gamba nel rendere con naturalezza le sfumature del suo personaggio di investigatore al contempo risoluto e travolto da mille fobie, con figlio/collega timido e desideroso di gettarsi a capofitto nella vita sociale gay.

Dialoghi esilaranti, comicità di grana medio-grossa ma non particolarmente triviale, molto affetto nel descrivere i crucci di Leo e Rey da coppia gay aperta e un inseguimento finale in sauna da sbellicamento con "rivelazione" di un nudo integrale posteriore di Pujol assai gradito dal pubblico che peraltro ha applaudito più volte durante la proiezione. Meriterebbe di essere distribuito nelle sale tradizionali.

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