120 Battiti al Minuto trionfa agli Oscar francesi: sei premi César

Il magnifico dramma sull’Aids diretto da Robin Campillo vince come miglior film. Il musicista Rebotini: “Act up esiste ancora e l’Aids non è un film”.

È stata una lunghissima cerimonia – più di tre ore – quella dei 43esimi César tenutasi ieri sera nella Sala Playel e condotta dal simpatico comico Manu Peyet. Una grande cinefesta all’insegna del #MaintenantOnAgit (Adesso si fa qualcosa), la versione francese del #metoo, campagna messa in piedi dalla Fondation des femmes contro la violenza verso le donne e un nastro bianco appuntato sul petto a rappresentarla. Ma il vero trionfatore è stato il nastro rosso contro l’Aids, perché il grande favorito con 13 nomination, il magnifico 120 Battiti al Minuto di Robin Campillo sull’associazione antigay Act Up negli anni Novanta, si è aggiudicato sei César: miglior film, sceneggiatura originale, montaggio, musica, speranza maschile (la rivelazione argentina Nahuel Perez Biscayart), miglior attore non protagonista (Antoine Reinartz). In tutto il film ha già vinto 28 premi in giro per il mondo, tra cui il Grand Prix, il Fipresci e la Queer Palm all’ultimo Festival di Cannes.

I discorsi dei premiati per 120 BPM sono stati i più commoventi: il genialoide musicista Arnaud Rebotini ha invocato tra le lacrime “la voce di chi è morto (di Aids), di quelli che hanno perduto i loro parenti… Act Up esiste ancora e l’Aids non è un film”. Il regista Campillo ha ricordato che “Tutti i temi di cui si parlava all’epoca, i tossicomani, le lavoratrici del sesso e gli stranieri che ormai si chiamano i migranti, sono ancora oggi d’attualità, 25 anni dopo. Si è sempre globalmente repressivi e le leggi votate mettono queste persone in una situazione di grande precariato. È tempo di ascoltare queste persone, perché, come 25 anni fa, ‘silenzio = morte’”. Campillo si riferiva alla controversa legge Collomb sui migranti, in via d’approvazione.

Ti suggeriamo anche  Robin Campillo: “Lavoro a due film, uno sarà ispirato alla mia infanzia in Madagascar”

Robin Campillo sarà a Torino al prossimo Lovers Film Festival (20-24 aprile) diretto da Irene Dionisio per una masterclass. Ci sarà anche un omaggio a lui dedicato e coordinato dal presidente della Queer Palm, il giornalista Franck-Finance Madureira.

Buon risultato, cinque premi César tra cui la miglior regia, per lo storico Au revoir là-haut (Ci rivediamo lassù) di Albert Dupontel che però non era in sala visto che detesta premi e tappeti rossi.

Miglior attrice la carismatica Jeanne Balibar per Barbara, il biopic d’autore di Mathieu Amalric sulla celebre cantante francese, miglior attore l’emergente Swann Arlaud per l’apprezzato Petit Paysan – Un eroe singolare diretto da Hubert Charuel.

Tra i film stranieri, il dolente russo Loveless di Andrei Zviaguintsev ha vinto senza problemi, spianandosi la strada per l’Oscar di domani notte.

César d’honneur a una pimpante Penelope Cruz presente insieme al marito Javier Bardem e supportata da Pedro Almodóvar che quasi scoppiò a piangere alla conferenza di chiusura a Cannes quando ci parlò del suo amore per 120 Battiti al Minuto (ma forse anche perché non riuscì a fargli vincere la Palma d’Oro pur essendo presidente di giuria?).

Cerimonia ben condotta ma troppo lunga, con omaggi dilatati ai grandi mancati quest’anno, da Jeanne Moreau a Jean Rochefort passando per Johnny Hallyday e qualche gag musicale un po’ fiacca (i César umani in maschere da carnevale che ballano sul palco).

Ti suggeriamo anche  Premi César, ben tredici nomination per 120 Battiti al Minuto

Completamente ignorato ai César, potrebbe rifarsi nelle sale italiane in cui è uscito ieri il discreto thriller lesbico Quello che non so lei di Roman Polanski su una scrittrice che ritrova l’ispirazione grazie a una segretaria tuttofare che s’innamora di lei ma nasconde più di un segreto. Le protagoniste sono la charmantissima Eva Green, eletta donna più sexy dell’anno dalla rivista Glam’Mag e dalla matronale e ancora stupenda Emmanuelle Saigner. Ragazze, non perdetevelo! Qui potete trovare la nostra recensione dal Festival di Cannes dell’anno scorso dove era stato presentato fuori concorso:

“Da una storia vera” di Polanski: quando la bella scrittrice ama la sua bella segretaria