Presentato il 35° Torino Film Festival: in concorso il singolare film LGBT They

Dal 24 novembre al 2 dicembre varie proposte d’interesse lgbt tra cui Final Portrait, Professor Marston & The Wonder Woman, Favola e Occidental. Asia Argento guest director.

È uno dei più personali e singolari film queer degli ultimi anni, They dell’iraniana Anahita Ghazvinizadeh.

Dopo aver avuto l’onore di una proiezione speciale a Cannes, abbiamo visto il film durante la rassegna nizzarda Ze Festival e sarà in concorso al 35° Torino Film Festival (24 novembre – 2 dicembre) diretto da Emanuela Martini e presentato ieri alla stampa.

In They si radicalizza l’idea di gender: nel raccontare l’adolescenza di un quattordicenne indeciso sulla propria identità sessuale al punto da essere seguito da un medico per il blocco della produzione di ormoni e farsi chiamare ‘They’ (‘Loro’), come se maschile e femminile coabitassero, si descrive la progressiva neutralizzazione sia della virilità che del suo opposto che non tende a prevalere, trasformando They in una sorta di creatura asessuata e contemplativa, in un certo senso non dissimile dalle piante che adora coltivare nella serra di casa.

Enigmatico e impalpabile, prodotto da Jane Campion che aveva premiato un corto della regista, Needle, They è interpretato magnificamente dall’attore Rhys Fehrenbacher che conferisce al suo personaggio un’ambiguità sfuggente e spersonalizzante, illuminando un film dallo stile ipnotico piuttosto intrigante nonostante non succeda quasi nulla, a parte le discussioni della sorella di They col fidanzato iraniano che si lamenta per il suo status di immigrato non regolare.

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A riprova che l’identità gender sta lentamente venendo assorbita da una parte della società americana, in una scena chiave They indossa un abitino a fiori per recarsi a una festa ma i ragazzini che incontra non si turbano per il fatto che sia femminile quanto per una macchia piuttosto evidente.Tra i 169 film che saranno presentati al Torino Film Festival, di cui ben 36 anteprime mondiali e 59 italiane, spicca nella sezione più spettacolare Festa Mobile il biografico Final Portrait di Stanley Tucci in cui si racconta il rapporto tra il bizzoso e geniale scultore Alberto Giacometti (il premio Oscar Geoffrey Rush) e lo scrittore gay James Lord che posò per lui e raccontò tutto in un romanzo (Armie Hammer, nuovamente omosessuale dopo Call Me By Your Name).

Ispirato a una storia vera è anche la commedia bisex Professor Marston & The Wonder Woman di Angela Robinson in cui si racconta del ménage à trois fra lo psicologo inventore del personaggio di Wonder Woman, di sua moglie Elizabeth e di una studentessa disinibita che cambierà il loro stile di vita. Cast coi fiocchi: Luke Evans, Rebecca Hall e Bella Heathcote.

Nel segmento più eccentrico del festival, After Hours, troviamo The Disaster Artist di James Franco su una sorta di Ed Wood contemporaneo, Tommy Wiseau, regista di un midnight movie cult del 2003, The Room, impersonato dallo stesso Franco, e il camp Favola di Sebastiano Mauri tratto dall’omonimo spettacolo teatrale in cui Filippo Timi in abiti femminili interpreta una casalinga anni ’50, Mrs. Fairytale, che si confida con l’amica Mrs. Emerald (Lucia Mascino) tra barboncini impagliati, tè corretti al whisky, peccaminose lezioni di mambo e minacce d’invasioni aliene.

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Ha invece trovato collocazione nella sottosezione ArtRum della sperimentale Onde, selezione di film firmati da artisti contemporanei realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. il dramma Occidental del franco-algerino Neil Beloufa in cui due gay vengono scambiati per ladri dalla proprietaria dell’Hotel Occidental dove si rifugiano mentre Parigi è assediata da contestatori e barricate della polizia.

Ghiottissima la retrospettiva integrale dedicata a Brian De Palma, la prima mai organizzata in un festival italiano, in cui potremo vedere la versione restaurata in DCP (Digital Cinema Package) del b-movie lesbocult Passion del 2012 con Noomi Rapace e Rachel McAdams.

Guest director sarà quest’anno Asia Argento che presenta sei film tra cui il suo Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa nella sezione da lei ideata AmeriKana sull’America più profonda e dimenticata.

Tra i doc da non perdere Grace Jones: Bloodlight and Bami di Sophie Fiennes, sorella di Ralph e Joseph, sulla leggendaria performer giamaicana icona degli anni ’80.

S’inaugura venerdì 24 novembre con la commedia brillante inglese Finding Your Feet di Richard Loncraine – uscirà in Italia il 4 gennaio 2018 per Cinema col titolo Ricomincio da me – in cui la frollata Lady Sandra (Imelda Staunton) scopre che il marito ha da anni una relazione con la sua migliore amica e si rifugia dalla sorella anticonformista Bif (Celia Imrie).In chiusura il 2 dicembre un dramma bello e commovente che avevamo apprezzato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, The Florida Project di Sean Baker, autore del trans Tangerine, su una bambina di sei anni che vive in un motel degradato color lilla pastello dal nome fiabesco di Magic Castle Motel con la madre sbandata ventiduenne. Ottima scelta.