QUANDO ARDE UN CUORE SACRO

Ferzan Ozpetek è al lavoro per realizzare il suo prossimo film. Uno strano thriller con risvolti spirituali e una buona dose di ambiguità. “Parla dei nostri conflitti” dice il regista.

Uno strano thriller dell’anima che richiama la parabola della conversione di Zaccheo a Gerico (quel sicomoro, chi non ne ha bisogno?) è il nuovo, atteso film di Ferzan Opzetek, talentuoso ‘straniero’ dall’animo sensibile e occhio attento adottato con affetto da un cinema italiano ormai allo stremo.

Il conflitto tra ricchezza materiale, morale e spirituale è infatti il cardine di ‘Cuore sacro‘ che Ferzan sta terminando di girare a Roma. Tra i set scelti dal regista anche una fastosa residenza rinascimentale utilizzata per gli esterni, Palazzo Rivaldi nel quartiere Monti a due passi dal Colosseo. Gli interni sono invece ricostruiti tutti in studio, nel Teatro 5 di Cinecittà.

«E’ la storia di un cambiamento, di un passaggio dal materiale al morale, dal corpo all’anima, a ciò che c’è di sacro in ogni essere umano ma non in senso religioso» racconta il regista. La trama attraversa la vita di un gruppo di personaggi legati a una famiglia di solide radici imprenditoriali: Irene Ravelli è una donna d’affari cinica e caparbia che ha ereditato dal padre una ricchezza inestimabile e un gran fiuto per gli affari. Affiancata dalla scaltra zia Eleonora, ha accresciuto il patrimonio famigliare senza scrupoli e con metodi ai confini della legalità. La scoperta della stanza dove è morta la madre Adriana, rimasta immutata per trent’anni nel palazzetto di famiglia di cui ha ottenuto il dissequestro, le farà recuperare una dimensione rimossa legata al suo passato permettendole di riscoprire il senso dell’altruismo e lo spirito di carità.

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Se sulla carta il rischio è finire in ‘zona Tamaro’ con sospetto di conversione buonista, a questo punto entrano in gioco alcune bizzarre figure (la buffa bimba Benny, un sacerdote e un barbone) che contribuiranno a conferire ulteriore mistero alla vicenda.

«E’ un film ricco di colpi di scena e cambi di prospettive, in cui tutto è doppio e complementare. Parla del conflitto all’interno del quale tutti noi viviamo oscillando tra maschile e femminile, ricchezza e povertà, materia e spirito, padre e madre – aggiunge il regista – Sono stato ispirato anche dai nuovi poveri: seguendo il lavoro della comunità di Sant’Egidio ho scoperto che c’è sempre più gente ‘normale’ che non ce la fa ad arrivare a fine mese e va a procurarsi il cibo nelle mense. E’ un film sociale ma non sociologico che vuole raccontare in forma laica il bisogno di spiritualità che si sente in questo momento nel mondo».

A interpretare la protagonista Irene è la brava attrice slovena Barbara Bobulova, già comprimaria di Accorsi in Ovunque sei e di Andrea di Stefano nel bellocchiano Il principe di Homburg che ritrova qui nel ruolo di Giancarlo. Un gradito ritorno rappresenta anche l’indimenticata Lisa Gastoni dello ‘scandaloso’ Grazie zia di Samperi, che si riavvicina a un set dopo ben venticinque anni vestendo i difficili panni di una delle due zie, quella altera e spregiudicata.

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Scritto insieme al fedele Gianni Romoli e musicato dal bravo Andrea Guerra, autore delle splendide colonne sonore di Le fate ignoranti e La finestra di fronte, uscirà il 25 febbraio distribuito da Medusa.