QUANDO LA VITA È UN INFERNO

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Esce in DVD il sorprendente documentario 'Tarnation' di Jonathan Caouette vincitore al Migay nel 2005, 20 anni di materiale audiovisivo sulla vera vita del regista, segnata da un'infanzia...

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Ci sono film talmente ‘alieni’, talmente diversi da ciò che abitualmente si vede al cinema che non sembrano tanto venire da un altro mondo quanto ricrearne con insolito vigore uno inedito completamente sconosciuto e sorprendente. È il caso dell’ipnotico ‘Tarnation’ di Jonathan Caouette, uscito in DVD per la Dolmen (15 euro), un toccante documentario più vero del vero costituito dall’assemblaggio di diverso materiale (un collage multimediale di digital video, super8, 16 mm, polaroid, istantanee di vario tipo sovra o sottoesposte e/o moltiplicate sullo schermo in split-screen) realizzato nel corso di vent’anni dal trentaduenne texano Jonathan Caouette che ha semplicemente ripreso la sua complicata esistenza, intrisa dal dolore e dai drammi famigliari: dopo una caduta da un tetto, la dodicenne Renée LeBlanc, celebre modella bambina apparsa in vari show e pubblicità, rimase paralizzata per 6 mesi e, col consenso scellerato dei genitori, fu sottoposta a una serie interminabile di elettroshock che le causarono un permanente disordine bipolare acuto e schizo-affettivo.

Quando ebbe Jonathan, nato da una breve relazione, la situazione peggiorò e il bimbo, dopo che Renée fu stuprata davanti a lui da uno sconosciuto che aveva offerto loro un passaggio in macchina, fu affidato a una famiglia in cui subì infinite angherie e maltrattamenti. Jonathan tornerà poi dai nonni ma la situazione non migliorerà poiché anche la nonna

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Jonathan tornerà poi dai nonni ma la situazione non migliorerà poiché anche la nonna manifesterà sintomi evidenti di schizofrenia e il ragazzo, consapevole di essere gay già all’età di 12 anni, scivolerà in esperienze devastanti e allucinatorie a causa di un uso indiscriminato di ogni tipo di droga. Ma quando fugge a New York, spinto dal fuoco sacro dell’amore per il cinema e la recitazione, si intravede una possibilità di riconciliazione con la madre guarita da una pericolosa overdose di litio e addirittura un commovente incontro a tre col padre.

Montato con un’abilità straordinaria (è il primo film completamente postprodotto su un casalingo I-Movie di Apple per il costo complessivo di 218.32 $), è il sapiente distillato di più di 160 ore di girato, accorciate a 2 ore e mezza e poi ulteriormente ridotte a un’ora e trentun minuti per il riversamento su pellicola. ‘Tarnation’ colpisce soprattutto per lo stile sperimentale che crea un insolito flusso visionario (a tratti jarmaniano, soprattutto nell’uso del colore nei minivideo gore realizzati da Jonathan adolescente) in alcuni momenti davvero perturbante. E non c’è alcun ricatto sentimentale o pietismo nel descrivere situazioni emozionali così estreme: i passi più duri sono descritti semplicemente con didascalie a centro schermo (l’immaginare le situazioni più forti e non vederle rende l’esperienza ancora più intensa) e l’uso lirico dell’avvolgente musica sa addolcire poeticamente anche le efferatezze più insostenibili.

Risulta infine molto interessante il complesso rapporto psicologico da “ferita primaria pregressa” tra Jonathan e la madre (assolutamente choccante la scena in cui Jonathan si riprende bambino truccato da donna simulando di essere lei), perno emotivo attorno a cui ruota tutto il film e che darà la forza ad entrambi di superare le maggiori difficoltà. L’omosessualità del protagonista non è centrale in ‘Tarnation’ ma la realizzazione sentimentale del protagonista con David è una componente che dà compiutezza alla sua difficile crescita emotiva. Vincitore di vari premi in giro per il mondo tra cui miglior documentario all’Indipendent Spirit Awards e acclamato a molti festival (ha trionfato nel 2005 al Migay), è stato prodotto nientemeno che da Gus Van Sant e John Cameron Mitchell che hanno visto giusto nel supportare il talento visivo di un esordiente assoluto. Teniamolo d’occhio.

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