Queer Lion Award 2015: sette nuovi film competeranno per il titolo

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Dalla Parigi dei ruggenti anni venti alla New York del 2000, ecco i nuovi titoli in gara

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La direzione del Queer Lion Award, il riconoscimento per il Miglior Film con Tematiche Omosessuali & Queer Culture tra le opere presentate nelle varie sezioni ( Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, Giornate degli Autori, Settimana Internazionale della Critica) della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha comunicato l’aggiunta di sette nuovi titoli alla competizione ufficiale.

Marguerite di Xavier Giannoli (Venezia 72)

1921, inizio dei ruggenti anni venti. Non lontano da Parigi, nel castello di Marguerite Dumont si festeggia. Come ogni anno, un gruppo di appassionati di musica vi si riunisce a favore di una grande causa. Nessuno sa molto della proprietaria, tranne che è ricca e che ha dedicato tutta la vita alla sua passione: la musica. Marguerite canta. Canta con tanto entusiasmo, ma è terribilmente stonata. Un ricatto a sfondo sessuale costringerà un famoso cantante d’opera, omosessuale, a farle da insegnante e mentore, ma non basterà.

In Jackson Heights di Frederick Wiseman (Fuori Concorso)

Jackson Heights, nel Queens, a New York, è una delle comunità etnicamente e culturalmente più eterogenee degli Stati Uniti e del mondo. Le persone che abitano a Jackson Heights, nella loro diversità culturale, razziale ed etnica, sono rappresentative della nuova ondata di immigrati in America. Alcune delle questioni poste dal film – l’assimilazione, l’integrazione, l’immigrazione e le differenze culturali, di orientamento sessuale e religiose – sono comuni a tutte le principali città dell’Occidente.

Human di Yann Arthus-Bertrand (Fuori Concorso)

Human, dittico di narrazioni e immagini del nostro mondo, ci offre un’immersione negli angoli più profondi dell’essere umano. Mediante testimonianze cariche di amore e felicita`, ma anche di odio e violenza, Human ci pone dinanzi all’altro e ci rimanda alla nostra stessa vita. Yann Arthus-Bertrand: “Sognavo un film in cui la forza delle parole entrasse in risonanza con la bellezza del mondo. Mettendo al centro del mio lavoro i mali dell’umanità – la povertà, la guerra, l’immigrazione, l’omofobia – ho operato delle scelte. Scelte di impegno, politiche. Ma gli uomini mi hanno parlato di tutto: della loro difficoltà di crescere, dell’amore e della felicita`. Questa ricchezza della parola umana è il cuore di Human. Il film riporta la voce di tutti coloro, uomini e donne, che mi hanno confidato la propria storia. E ne diventa il loro messaggero.

Na ri xiawu (Afternoon) di Tsai Ming-liang (Fuori Concorso)

Tra le rovine, nel pomeriggio. La conversazione tra un uomo che sta morendo e la persona da lui più amata. I due protagonisti sono il regista Tsai Ming-liang, ed il suo compagno da vent’anni, nonché attore feticcio, Lee Kang Sheng.

Helmut Berger, Actor di Andreas Horvath (Venezia Classici)

Il film, un ritratto intimo dell’anziano Helmut Berger, racconta il suo carattere brusco per quel che è veramente: una richiesta di attenzione, vicinanza e intimità. La radicalità e la spietatezza con cui l’uomo mette a nudo le sue emozioni e mette in mostra il suo corpo presentano analogie con il movimento dell’Azionismo viennese. E proprio come l’Azionismo, Berger usa la performance art come mezzo per esprimere il proprio disagio.

The 1000 Eyes of Dr Maddin di Yves Montmayeur (Venezia Classici)

Daniel N. Casagrande: “Il cinema di Guy Maddin è per sua natura surreale, felicemente anarchico, intellettualmente raffinato e drasticamente cinefilo, poetico, felice, fiero; molte delle sue opere sono visivamente un ricercato omaggio, tra gli altri, a Jean Genet e Kenneth Anger, si può affermare che l’estetica queer sia la sua grammatica di base: “Sissy Boy Slap Party” ne è forse uno degli esempi migliori, insieme a “Brand Upon the Brain!” presentato al Torino GLBT Film Festival del 2007.” Nel documentario sono presenti interviste, tra gli altri, a John Waters e Kenneth Anger.

Baby Bump di Kuba Czekaj (Biennale College – Cinema)

Kuba Czekaj: “Il mio intento era quello di creare un film irrealistico. Un film nello stile dei fumetti sull’adolescenza fisica, sul corpo che cambia, cresce e si trasforma in un mostro. La storia si incentra sulla corporeità di un ragazzo di undici anni e sulla frustrazione che questa gli causa: il bambino non vuole essere notato e sminuito. Non sa che cosa gli stia capitando. Rifiuta il fatto che sia iniziata la sua trasformazione. Si rifugia nel suo mondo di fantasia: una fiaba crudele in cui i suoi contatti con la comunità e con sua madre, incapace di accettare che suo figlio stia cambiando, assumono proporzioni definitive. Baby Bump è il ritratto di un ragazzino intrappolato nell’adolescenza: pochi lo dicono ad alta voce, ma davvero crescere non è una cosa da ragazzini.”

Fonte: queerlion.it

di Davide Bertolino

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