Queer Lion di Venezia: tutti i dettagli sul cinepremio queer più importante d’Italia

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È il terzo più importante al mondo ed è alla decima edizione: l'intervista all'organizzatore Daniel N. Casagrande, che ci racconta come è nato e chi ci sarà quest'anno.

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È il terzo cinepremio queer più importante del mondo dopo il longevo Teddy Award di Berlino e la glammissima Queer Palm di Cannes. Si tratta del Queer Lion, il leoncino arcobaleno della Mostra di Venezia (31/8 – 10/9) che festeggia dieci anni di vita con un’edizione che vede in concorso il maestro Lav Diaz e la rivelazione messicana Amat Escalante. Il papà del Queer Lion è il veneto Daniel N. Casagrande: con la sua associazione CinemArte e la collaborazione del fedele Marco Busato ha dato vita un decennio fa, nell’era Müller, al premio che contribuì a lanciare il sottovalutato A Single Man di Tom Ford e forgiò un meritato riconoscimento alla carriera ad Ang Lee.

Lo abbiamo intervistato.

Dieci anni di Queer Lion, un traguardo importante. Che bilancio faresti?

Un bilancio positivo. Con un pizzico di presunzione, posso dire che speravo di arrivare a celebrare questo decimo compleanno. Con altrettanta presunzione, credo continueremo ancora per molti anni. Inoltre, l’attenzione mediatica internazionale non si è limitata alla curiosità per le prime edizioni ma si è mantenuta costante negli anni.

Ripercorriamo la storia del premio. Come era nato?

L’idea di un Queer Lion nacque nel 2003 durante un’intervista che feci per il mensile Venezia News al direttore della Mostra Moritz De Hadeln. In quell’occasione gli chiesi se anche a Venezia, come già vent’anni prima a Berlino con il Teddy Bear Award, avrebbe permesso la nascita di un premio specifico per la cinematografia queer.

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La risposta fu positiva, ma la mancata riconferma di De Hadeln alla direzione della Mostra impedì al Queer Lion di vedere la luce già dall’edizione 2004. Il progetto ripartì con il nuovo direttore Marco Müller, e il riconoscimento per il Miglior Film con Tematiche Omosessuali & Queer Culture vide la sua prima edizione nel 2007, durante la 64ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, grazie quindi ad una mia idea, all’appoggio di Müller, ed al sostegno di Franco Grillini.

Nel 2012, sotto la guida del nuovo direttore Alberto Barbera, il nostro premio ha ottenuto nuovamente la piena collaborazione e fiducia da parte della Mostra.

Qual è stato, secondo te, il momento più bello di questo decennio di Queer Lion?

I momenti belli sono davvero molti, mi piace ricordarne alcuni: la sorprendente disponibilità con la quale Tinto Brass ha presieduto la giuria del 2008; il messaggio autografo di ringraziamento speditoci da Tom Ford; la timida e sincera disponibilità di Ang Lee, autenticamente felice di ricevere un premio alla carriera per il suo impegno nel cinema queer; la sorpresa di avere Kim Ki-duk alla cerimonia di premiazione del Queer Lion 2012 – andato al coreano The Weight – la sera prima della sua vittoria, col Leone d’Oro assegnato a Pietà.

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A tuo parere com’è cambiato il cinema queer internazionale, nel frattempo?

Sicuramente è cambiato; il cinema, le storie ed i personaggi queer ed LGBT sono passati dai contesti di nicchia dei festival tematici all’essere integrati all’interno di storie mainstream. Mi spiego meglio: non esiste più solo quello che un tempo noi selezionatori definivamo “cinema a tematica gay piena”, ma nella maggior parte dei casi ora esistono storie o personaggi LGBT calati in un contesto più ampio; e c’è da sottolineare come il ruolo di avanguardia e sperimentazione, per quel che riguarda la produzione queer, sia forse in questo momento patrimonio più di certi prodotti televisivi quali Transparent o Looking, che del cinema.

Come va la questione finanziamenti del Queer Lion?

Leggi   Cosa significa Queer?

Ogni edizione fa storia a sé. Quest’anno, siamo estremamente lieti di aver avuto un aiuto e un sostegno da parte di Prodigio srl, che con i suoi vini Uvagina e Vinocchio cerca da sempre di sostenere iniziative legate ai diritti civili.

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Quanti e quali sono i titoli in competizione quest’anno?

I titoli in competizione quest’anno, salvo sorprese dell’ultima ora, sono dieci: L’estate addosso di Gabriele Muccino, Questi giorni di Giuseppe Piccioni, Indivisibili di Edoardo De Angelis, Le ultime cose di Irene Dionisio, Jours de France di Jérôme Reybaud, La región salvaje di Amat Escalante, Ang babaeng humayo (The Woman Who Left) di Lav Diaz, Pamilya ordinaryo (Ordinary People) di Eduardo Roy Jr., Hjartasteinn (Heartstone) di Guðmundur Arnar Guðmundsson e Boys in the Trees di Nicholas Verso.

 Quali sono i temi dominanti?

I temi dominanti paiono essere quelli legati ai giovani, al passaggio all’età adulta, ed alle difficoltà ed incertezze connesse a questi particolari ed essenziali momenti della vita. Ne sono esempi le quattro ragazze al centro della pellicola di Piccioni, le due coppie del film di Muccino, i giovanissimi protagonisti dell’islandese Heartstone, i collegiali di Boys in the Trees, fino alle “notti selvagge” del protagonista di Jours de France.

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