“Racconti da Stoccolma”, o della violenza contro gay e donne

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Tre episodi sul tema violenza: due femminili e uno gay. Il gestore di un locale alla moda viene ricattato da tre aggressori omofobi. Personaggi gay virili e positivi,...

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L’argomento non potrebbe essere più attuale – vedi gli agghiaccianti casi del pestaggio killer a Verona e del linciaggio ai danni dei vigili urbani a Torino – e una riflessione sull’argomento è assolutamente necessaria: la violenza. Violenza cieca, irrazionale, radicata nell’odio e nell’incomprensione. I vigorosi ‘Racconti da Stoccolma’ del regista svedese Anders Nillson sono tre capitoli indipendenti che si sfiorano kieslowskianamente solo nel finale, intitolati coi nomi dei protagonisti: Leyla, Carina e Aram. Due storie di violenze domestiche ai danni di altrettante donne e un terzo – il più defilato ma non per questo meno interessante – di razzismo contro i gay. 

L’adolescente Leyla è di origini mediorientali non meglio precisate e si è integrata senza difficoltà nella società svedese. Quando scopre che la sorella maggiore Nina viene seriamente minacciata dal resto della numerosa famiglia chiamata a raccolta – padre tradizionalista in testa – perché ha frequentato un ragazzo, cerca di difenderla, ma lei scappa di casa. Neanche la mamma l’aiuta: “Se partorisci una puttana, sei puttana anche tu”. Seguiranno macabri piani giustizialisti da far impressione alla criminalità meglio organizzata.

Carina è una giornalista d’assalto e di successo, appena insignita di un premio prestigioso. Ma in casa deve subire le vessazioni continue del marito cameraman, geloso e violento, che la malmena perfino davanti ai due figlioletti. 

Aram è il fascinoso gestore di un locale alla moda e il responsabile dei suoi buttafuori, Peter, è innamorato di lui. Quando questi si trova a fronteggiare tre brutti ceffi che dopo essere venuti alle mani dandogli del ‘frocio’ si ripresentano armati, Aram gli fa scudo col proprio corpo ma non può evitare che Peter venga gambizzato. I criminali minacceranno Aram e sua sorella se testimonierà al processo avendoli visti in faccia: ma il ricatto non gli si addice affatto. 

La tesi di Nillson è precisa e allarmante: nelle società evolute la violenza si sta ripiegando su se stessa racchiudendosi nei nuclei famigliari, implodendo all’interno delle mura domestiche oppure rivolgendosi alle minoranze che socialmente hanno fatto più progressi, come quella omosessuale. L’episodio migliore è quello su Leyla, capace di dimostrare i livelli di malvagità collettiva di una famiglia indotta dal tradizionalismo più oscurantista – l’apparizione della nonna chiamata in ‘consiglio’ nell’hotel tedesco quando Nina viene gettata in mezzo a una strada trafficata è da brividi – mentre quello su Carina ha una chiusa un po’ semplicistica e consolatoria (ma nel ruolo secondario della suocera che sta dalla parte della nuora ritroviamo con piacere la musa di Bergman, l’inossidabile Bibi Andersson).  

Il significativo racconto gay, pur non approfondendo la tematica – il rapporto tra i protagonisti si limita a qualche dichiarazione smozzicata e a un bacio sulla bocca mentre l’omofobia degli aggressori non viene spiegata o motivata – ha il pregio di connotare positivamente i due protagonisti, virili e determinati, conferendo loro dignità e spessore. E la giustizia che riesce a farsi il buttafuori, dopo il recupero fisico, non sa di vendetta programmatica quanto di prova coraggiosa, tappa necessaria di un non facile percorso di pentimento dopo aver accettato una mazzetta in cambio del silenzio (e si mette in evidenza un attaccamento al culto del corpo che è in effetti proprio di parte della cultura gay).

‘Racconti da Stoccolma’ ha vinto il Premio Amnesty International all’ultimo Festival di Berlino dove l’importante associazione umanitaria ha reso pubblica un’inchiesta sulla violenza domestica. Veniamo a scoprire così un dato ‘nostrano’ assolutamente inquietante: secondo l’indagine campionaria conclusa dall’Istat nel febbraio 2007, un terzo delle donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni, ossia quasi sette milioni, ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

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Nel 92.5 % dei casi le violenze domestiche non vengono denunciate e solo il 2.8 % delle donne che hanno subito episodi ripetuti di abusi si è rivolto a un centro antiviolenza.

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