RADIO AMERICA ON THE AIR

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Lo storico programma radiofonico americano 'A Prairie Home Companion' viene ricreato 'live' in 'Radio America'. E intanto sul web impazzano i programmi radio destinati a un pubblico gay.

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È un grande, un grandissimo Robert Altman. E a dispetto dei suoi 81 anni e un trapianto di cuore tenuto segreto per un decennio, non sembra assolutamente mostrare segni di decimento, regalandoci i suoi splendidi film con una certa regolarità (2-3 anni). Quando, all’inizio del 2006, prima di

andare in concorso a Berlino, presentò agli addetti ai lavori il suo nuovo lavoro ‘Radio America’, uscito finalmente anche da noi, esclamò, probabilmente raggiante perché già sapeva dell’Oscar alla carriera: “Sono pronto a ogni nuova esperienza nel cinema.

In un mio recente documentario televisivo (‘Tanner On Tanner’, n.d.r.) parlo anche dei gay nascosti tra i repubblicani”. Da bravo democratico ultraprogressista, Altman ha infatti sempre sostenuto la causa con rigore e determinazione (il torturato Richie di ‘Streamers’ è probabilmente il personaggio omo meglio scritto in un film di guerra) e, sebbene in ‘Radio America’ non ci sia nulla di esplicitamente gay, i rapporti più forti tra i personaggi del film sono proprio quelli tra le donne da una parte e il gruppo maschile dall’altra. Costruito come un ‘Nashville’ dei giorni nostri in versione ‘on the air’, ‘Radio America’ racconta l’ultimo giorno di una trasmissione di successo, ‘A Prairie Home Companion’ (titolo originale del film) che va in onda ogni settimana in diretta dal Fitzgerald Theater di St. Paul in Minnesota destinato a essere demolito e sostituito da un parcheggio.

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Tra palco e backstage si avvicenda un nutrito e composito stuolo di cantanti folk e country, dalle sorelle Rhonda e Yolanda Johnson, sopravvissute di un celebre quartetto (l’habituée Lily Tomlin e Meryl Streep, per la prima volta diretta da Altman), alla coppia di cowboy canterini e barzellettari Dusty e Lefty (Woody Harrelson e John C. Reilly) passando per Lola, figlia depressa e smemorata di Yolanda (Lindsay Lohan) e l’anziano Chuck Akers (l’indimenticato attore di Peckinpah L. Q. Jones). In mezzo alla frenesia del live show alcuni inquietanti personaggi fanno da amaro contrappunto all’alternarsi delle canzoni – ben 44: c’è il misterioso agente della sicurezza Guy Noir, detective chandleriano con problemi economici (Kevin Kline), il funzionario texano senza scrupoli detto ‘La Scure’ (Tommy Lee Jones) e un misteriosa figura con impermeabile bianco detta la ‘Donna Pericolosa’, forse il fantasma di un’ascoltatrice defunta oppure nientemeno che l’Angelo della Morte (la Virginia Madsen di ‘Sideways’).

Tutto rigorosamente live senza playback, girato in cinque settimane davanti a un pubblico vero nonostante la produzione temesse per la salute di Altman a tal punto da imporgli uno ‘standby director’, Paul Thomas Anderson, pronto a sostituirlo in caso di qualsivoglia problema. La storia è ispirata a un vero show radiofonico che però non ha alcun problema di sopravvivenza (4 milioni di ascoltatori negli Usa e più di 35 in tutto il mondo) e va in onda dal 6 luglio del 1974 proprio dal Fitzgerald Theater presentato dal conduttore Garrison Keillor che nel film interpreta se stesso ed è autore di soggetto e sceneggiatura. Un radiospettacolo ormai storico che vanta tra i suoi fan più accaniti proprio la moglie di Altman, la quale lo segue “con devozione quasi religiosa”.

In ‘Radio America’ ci sono in tutto circa cinquanta personaggi tra musicisti e attori a formare uno di quei tipici affreschi corali grondanti l’anima americana in cui Altman è maestro insuperato. Ed è curioso che in Italia il fenomeno radiofonico abbia recentemente visto un’esplosione sul web per quanto riguarda l’audience gay: dalla parodia omo di una nota emittente, Radio Deegay (www.deegay.it) all’itinerante spettacolo via etere – e poco etero – ‘Fizz Show’ (www.fizzshow.com) davvero molto attento alla realtà omo e condotto dall’adrenalinico Alessandro Fizzotti.

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