RITRATTO D’ARTISTA

In "Good as you" è la dottoressa che cura l’angolo della posta. Allo Zelig fa cabaret. Recita a teatro. Su Radiodue conduce ‘Houdini’. Alessandro Fullin si racconta, in questa intervista esclusiva

Tre spettacoli in tournée in Italia, una trasmissione radiofonica su RadioDue ogni fine settimana, e ora anche una presenza fissa a Good As You, la prima trasmissione televisiva interamente gay. E come se non bastasse, sarà lui col suo spettacolo a chiudere il Pride di Padova dell’8 giugno. Alessandro Fullin è instancabile. Anzi no. A dire il vero forse è stanco, ma lo è con una tale scoppiettante voglia di divertire e divertirsi che non si può fare a meno di sorridere, incontrandolo.

Noi lo abbiamo fatto: eravamo curiosi di sapere che cosa ci fa la dottoressa Fullin nel programma di Canal Jimmy che mobilita i gay e le lesbiche italiane il giovedì sera.

«Faccio questa dottoressa – ci spiega Alessandro – che indossa un abito che si chiama l’"Incubo di Mondrian", un vestito che si ispira all’avanguardia olandese. Io curo la posta, e quindi all’interno del programma ci saranno alcuni minuti in cui risponderò alla corrispondenza. Sono pronto a rispondere a qualsiasi tipo di problema… Basta scrivere a [email protected]»

Come ti trovi in questa esperienza televisiva?

Per la prima puntata di presentazione, mi sono trovato molto bene: i ragazzi sono molto simpatici, e si lavora in un’atmosfera molto carina e rilassata. Poi cosa venga fuori del tubo catodico, non lo so. La Tv ha una resa tutta sua, è una macchinetta complicata. Ma quando eravamo lì ci siamo molto divertititi.

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Ti piace di più la televisione o il teatro?

Io televisione ne ho fatta sempre pochissima. E’ come le ostriche, non le ho mai mangiate, quindi non so se mi piacciono… Ho fatto molto più teatro, dove ormai ho messo le radici..

E come va col teatro? Stai portando in giro tantissime cose.

Sì. Dunque: ho un appuntamento fisso allo Zelig, dove c’è un pubblico calorosissimo, un’atmosfera da festa, una volta al mese, per i venerdì gay. Il nostro prossimo e ultimo appuntamento sarà il 19 aprile, con VariEtà con Clelia Sedda e le SìSì Sister che sono Toni Inguì e Mauro Guadalupi.

Lo spettacolo comprende momenti di balletto, oltre alla parte comica vera e propria portata avanti da Clelia e me, e lo portiamo in giro anche in molte altre città: domenica di Pasqua saremo all’Absolut di Pisa, ad esempio. Poi porto in giro uno spettacolo con Clelia, che è "Gengis Kahn ovvero il problema del tartaro", e una conferenza in cui sono da solo, dal titolo "L’inversione sessuale: quale futuro?" basata sulla rilettura di testi degli anni ’50, ’60 e ’70 sull’omosessualità, in cui scrivevamo delle bestialità terrificanti. Questa è una vera e propria conferenza…

Seria, quindi?

Beh, risulta anche molto divertente alla fine. Io non sono mai riuscito a fare una cosa seria in vita mia. Però non è uno spettacolo di cabaret, ma è presentata come una conferenza vera e propria. E’ una cosa un po’ da movimento gay, cioè rivendicativa.

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E questo ci porta direttamente al Pride, dove tu farai lo spettacolo conclusivo…

Sì. Ci sarà lo spettacolo VariEtà l’8 giugno a Padova, nella serata che seguirà la parata conclusiva del Pride nazionale, parata che ci auguriamo affollatissima.

Parliamo un po’ di te…

Cosa vuoi sapere? Sono nato nel 1964, sono alto 1,82 e peso… variabile, ma dovrebbe diminuire. Occhi di un colore misto tra verde e marrone: si potevano decidere tra un colore e l’altro, invece di questa sorta di sottobosco immondo.

Ma come hai cominciato a fare teatro?

Beh, io ho cominciato al Cassero, nel gruppo teatrale KGB&B (Kassero Gay Band & Ballett) in cui erano coinvolti tutti i membri, per realizzare spettacoli davvero colossali. Erano spettacoli molto divertenti e molto corali, dove tutti quanti si buttavano. Lì ho cominciato a rompermi un po’ le ossa. Poi sono andato avanti, scrivendo commedie e facendo altri spettacoli. L’ultimo è questo spettacolo che riprenderò a primavera che si chiama "Piccole Gonne ovvero l’infeltrimento teatrale in un classico della letteratura americana": ci sono solo uomini in scena, ed è tratto naturalmente da "Piccole Donne" della Alcott. Io ormai ho l’età per fare la madre, con queste figlie terribili, dei mostri che tento disperatamente di sposare.

Infine ho sentito parlare anche di un appuntamento radiofonico…

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Sì, faccio una trasmissione su RadioDue ogni sabato e domenica dalle 12.30 alle 13, che si chiama Houdini. E’ un programma in cui ne succedono un po’ di tutti i colori; vi consiglio di ascoltarlo per farvene un’idea.

E il cuore in tutto questo?

Il mio cuore?… Beh, io sono fidanzato da moltissimi anni, quindi la mia parte è ormai quella della zia che ascolta le tribolazioni altrui. Certo non faccio granché vita da casalinga: potrei piuttosto spazzare gli Intercity. Il treno è oramai la mia casa.

Le foto di Alessandro Fullin sono di Julien Hargreaves.

Per contattare Alessandro, rivolgersi a goin’ nuts – 02.20241023