RIVELAZIONE HUDSON

di

Cicciottella, bassotta e un po’ sgraziata: eppure la brava Jennifer Hudson, grazie anche alla sua splendida voce, è la rivelazione dello sfavillante Dreamgirls. Magnifici costumi e scenografie.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1498 0

Sembra la risposta americana alla martellante querelle sull’anoressia che ha investito il mondo della moda, accusato di propagandare il ferale diktat secondo cui solo la magrezza estrema è sinonimo di successo: altolà, è arrivata Jennifer Hudson.

Venticinque anni da Chicago, un passato di lavoretti saltuari quali cameriera di Burger King e cantante in crociere Disney (la musica era già nel suo dna grazie alla nonna corista Julia Kate), scoperta per caso dal reality American Idol: The Search For A Superstar in cui, peraltro, è stata eliminata, la cicciottella Hudson è stata scelta per il colorato musical Dreamgirls dal regista gay Bill Condon che le ha imposto di essere meno accomodante: «Sei troppo professionale, ‘carina’: arrabbiati, tira fuori la collera e sii sprezzante col pubblico!». Ricetta che non poteva essere più azzeccata: il sogno è diventato inaspettatamente realtà e la fiaba di Jennifer è divenuta in un lampo una corsia preferenziale e lastricata d’oro per il successo.

Dopo un meritato Golden Globe, la Hudson è a un passo dall’Oscar (il portale di scommesse Pinnacle Sports la dà in testa con la quota di ¼ sulle avversarie) grazie alla sua grintosa interpretazione della cantante Effie White estromessa ingiustamente dal trio di successo The Dreams perché meno bella della scialba collega Deena (una Beyoncé Knowles decisamente in ombra). Il trionfo della Hudson è stato spalleggiato non poco dalla comunità omosessuale nonostante un imbarazzante incidente diplomatico che ha richiesto immediate scuse ufficiali: in un’intervista al Dallas Voice durante il tour promozionale del film, la cantante-attrice battista praticante avrebbe dichiarato che «essere gay è un peccato come dice anche la Bibbia» suscitando un vespaio di polemiche. Istantanea sarebbe stata la smentita affidata al periodico gay The Advocate: «Non è vero, sono stata fraintesa. Ho spesso parlato dell’amore e del supporto del mondo omosessuale che mi ha sostenuto prima e dopo American Idol e mi dà ancora forza e motivazione per lavorare. È la comunità gay che ha celebrato la mia voce e la mia personalità molto prima di Dreamgirls. Sono i gay a riconoscermi per le strada e io li amo. Ho pure chiesto a Bill (Condon, ndr) come mai i miei migliori amici sono omosessuali e lui mi ha detto che sa perché ma non ha voluto spiegarmelo!».

E in effetti si può comprendere come le sue curve generose non proprio da fuscello…

Continua in seconda pagina^d

E in effetti si può comprendere come le sue curve generose non proprio da fuscello abbiano conquistato soprattutto quel pubblico ‘drag friendly’ che si è potuto facilmente identificare in lei anche grazie al suo caratterino da indomito maschiaccio: dalla prima apparizione in Dreamgirls, col suo pellicciotto dalmata e quel fare spiccio e un po’ sgraziato, si capisce che alla bassotta Jennifer-Effie non la si manda a dire ed è sempre lei ad avere l’ultima parola (la scena madre dell’assolo è una perla di furore travolgente).

Il merito è anche della confezione superprofessionale di Dreamgirls, musical classico che sprizza energia da ogni fotogramma e in cui si canta dall’inizio alla fine (non solo sul palco ma anche durante le scene dialogiche, come in Parole, parole, parole o Dancer in the Dark) anche perché la parte narrativa è ridotta a qualche scena di raccordo in cui si accenna alla guerra in Vietnam, ai disordini di Detroit e alle battaglie per i diritti civili dei neri combattute da Martin Luther King. Risultano così un po’ sacrificati sia l’approfondimento psicologico dei personaggi che la parte dedicata alla loro vita privata (bravo soprattutto Eddie Murphy con capello ad onda nel ruolo del cantante cocainomane James ‘Thunder’ Early) a dispetto dell’aspetto più esteriore e superficiale indubbiamente accattivante: magnifici i costumi di Sharen Davis, fascianti a sirena e impreziositi con bordi paillettati o in pelo, e molto suggestive le scenografie che, senza essere ridondanti, ricreano con una cura attenta ai minimi dettagli il ventennio ’60-’70 grazie anche alla pastosa fotografia di Tobias Schliesser dalle dominanti blu e rossa.

Molti i riferimenti indiretti ai protagonisti musicali di quell’epoca: la casa discografica Rainbow Records ricorda gli exploits della celebre Motown responsabile del lancio di numerosi artisti quali Stevie Wonder, Marvin Gaye e le stesse Supremes su cui è ricalcata la storia delle ‘Dreams’. Tra gli artisti che si esibiscono ai vari concorsi canori è inoltre riconoscibile un quintetto all black identico ai Jackson Five. Notevoli le canzoni melodiche R’n’B (ben tre di esse sono nominate agli Oscar) con tanto di cappello per l’insinuante Listen cantata da Beyoncé.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...