Rocketman, meraviglioso musical che non occulta l’omosessualità di Elton John

Da Oscar l’interpretazione dell’attore gallese Taron Egerton, credibile e convincente sia come gay che come superstar.

Wow, che meraviglia! È davvero un musical strepitoso, Rocketman di Dexter Fletcher, colmo di invenzioni visive e un innegabile pregio di autenticità: non occulta l’omosessualità di Elton John.

A partire dal primo bacio dato a un ragazzo di colore alle articolate orge dei sex parties più sfrenati, l’educazione sessuale della grande star non è censurata né minimizzata: in particolare, sono approfonditi i rapporti con l’ambiguo ed elegantissimo manager John Reid (Richard Madden), a cui è dedicata una scena di sesso non particolarmente esplicita eppure riuscita e la relazione platonica con l’amico di sempre – mai una bisticciata – Bernie Taupin (un irriconoscibile Jamie Bell) che rifiuta le avances di Elton essendo fermamente e convintamente eterosessuale.

Da antologia la scena del coming out al telefono con la madre narcisa e fedifraga, Sheila (Bryce Dallas Howard, bravissima) che ovviamente sapeva tutto da anni.

Particolarmente toccante e reso assai bene è anche il rapporto col padre anaffettivo e assente che non riesce a instaurare alcuna relazione emotiva col giovane Reginald, un vero e proprio trauma infantile che il cantante si porterà dietro per tutta la vita.

Ma ciò che rende Rocketman un grande film è la magnifica interpretazione da Oscar del gallese Taron Egerton che, senza somigliare in maniera particolare all’Elton John originale, riesce a renderne tutta l’ambizione e al contempo la fragilità, il talento sfrenato e le insicurezze personali.

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Si evita quindi ogni smalto agiografico raccontando nel dettaglio la dipendenza da droghe e alcol nonché un tentativo di suicidio: l’intero film è una successione di lunghi flashback a partire da una riunione di rehab alla quale Elton si presenta con un vistoso costume da diavolaccio piumato.

Splendide le canzoni originali cantate piuttosto bene da Egerton in persona: straordinaria la messa in musica di Your Song, l’onirico Crocodile Rock in levitazione al Trobadour che gli darà lo slancio per sfondare in America, una commovente Goodbye Yellow Brick Road all’allontanamento di Bernie, Pinball Wizard, Tiny Dancer, ovviamente Rocketman e via enumerando, in un flusso magico di musica e creazioni coreografiche camp che s’innestano nella storia non come un commento ma come ne fossero l’anima pulsante.

Viene raccontato anche un episodio poco noto della vita privata di Elton John: il matrimonio etero avvenuto il giorno di San Valentino del 1984 a Sydney, con Renate Blauel, ingegnere del suono tedesco. Avrebbero poi divorziato quattro anni dopo ma già da subito si capiva che il matrimonio non avrebbe potuto funzionare: nel film si vedono uscire da due stanze diverse dopo la prima notte di nozze.

Elton avrebbe poi ammesso di essere omosessuale sostenendo che “il matrimonio era predestinato al fallimento fin dal primo minuto; io sono gay: non si può vivere in una bugia”.

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Non possiamo infine non resistere al gioco del confronto con Bohemian Rhapsody (il regista Dexter Fletcher che subentrò dopo la dipartita di Bryan Singer è lo stesso di Rocketman): secondo noi è leggermente migliore Rocketman, per slancio creativo e onestà di fondo.

Da vedere assolutamente.