Scamarcio: “Baciare un uomo? Ci sono cose più difficili”

Riccardo Scamarcio recita la parte di un giovane gay in “Le Mine Vaganti” l’ultimo film di Ferzan Ozpetek. La cosa più difficile? Farsi tagliare i capelli, non baciare un uomo davanti alla telecamere.

Pare che sul set di Le mine vaganti, la nuova commedia coral-gastronomica di Ferzan Ozpetek bene accolta a Berlino, dal 12 marzo nelle sale italiane in 500 copie di cui dieci sottotitolate per non udenti, l’unico a rischiare di esplodere sia stato il protagonista Riccardo Scamarcio, coinvolto in una lite col regista al punto di pensare di abbandonare la lavorazione già al terzo giorno. "Il primo e il secondo giorno di riprese mi ha fatto tagliare i capelli" spiega l’attore barese alla conferenza stampa di presentazione del film. "La mattina successiva, erano le sei, mi sono addormentato durante il trucco e al risveglio sembravo un’altra persona: capelli spariti. Sono sbottato. In quel momento è arrivato Domenico Procacci, il produttore che mi ha chiesto se andava tutto bene. Ero furibondo, volevo veramente mollare! Comunque credo che tutto questo per noi sia stato un modo per studiarci, per conoscerci". "Abbiamo fatto come due animali, due cani che si accapigliano" conferma Ozpetek.

Nel film Scamarcio interpreta un aspirante scrittore gay, Tommaso Cantone, di ritorno dopo molti anni nella famiglia salentina di origine, una dinastia di pastai leccesi, intenzionato a fare coming out. Viene però battuto sul tempo dal fratello Antonio (Alessandro Preziosi), anch’esso omosessuale, che scatena un putiferio tra i parenti, in particolare il padre tradizionalista e omofobo (Ennio Fantastichini). Tommaso è così costretto a prolungare la permanenza a Lecce ricacciandosi in gola la rivelazione. In una scena Scamarcio bacia il proprio fidanzato, Marco (Carmine Recano). A questo proposito spiega: "Non è stata una scena difficile e non mi ha imbarazzato affatto. Ho chiuso gli occhi. Paradossalmente è stata più difficile quella in cui dovevo apparire sinceramente innamorato. Non temo nemmeno di perdere le mie fan per il ruolo del gay. Semmai temevo che lo spettatore avesse difficoltà a trovare empatia per un personaggio che nel film tende a reagire più che ad agire". 

"Ho superato molti tabù nella mia testa" aggiunge Ozpetek "Ho giocato sui gay ma il mio non è un atteggiamento razzista al contrario. Ho lavorato con grande libertà, me ne sono anche fregato di chi critica le mie tavolate, ho messo tutte quelle che potevo. Quanto alla famiglia, a 51 anni ho ricominciato a valutare i rapporti con i genitori, penso a mio padre che non c’è più e ai molti conti in sospeso. La famiglia di sangue è importante, ma lo è anche la famiglia allargata alle persone che ti scegli. Ci sono frammenti del mio vissuto: ad esempio la zia interpretata da Elena Sofia Ricci riassume tre mie zie stravaganti che ho amato tantissimo. Una di loro di notte riceveva l’amante e quando lui usciva lei gridava: ‘Al ladro!’ e in famiglia facevano finta di niente".

Il personaggio più antigay, il patriarca autoritario Vincenzo, è lo spunto per discutere di tolleranza: "L’omofobia che è in atto oggi è preoccupante" sostiene Fantastichini. "Per me esistono le persone, i comportamenti sessuali e religiosi sono un fatto privato. La domanda che si deve porre un genitore riguardo a un figlio è una sola: sei felice o infelice? Ferzan è riuscito a vedere la luce nell’abisso e l’abisso nella luce facendo emergere i lati oscuri del nostro Paese".

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"Altro che famiglia tradizionale" conclude Lunetta Savino che nel film interpreta la mamma Stefania che bacchetta la cameriera ma è sottomessa al marito. "Nel film quelli che mi sembrano più risolti sono proprio i gay, almeno loro si scelgono".