Scicchitano ancora gay e in fuga per godersi “Il mondo fino in fondo”

Da domani il bell’esordio di Alessandro Lunardelli su un ragazzo in cerca d’amore in Cile.

La fuga, prima possibile. Questo pensano molti giovani (e non solo) italiani, esausti per la mancanza di lavoro, speranza, futuro, in un’Italia sempre più paludosa, stressata, impotente, dove sembra che tutto sia stato mangiato, rubato, espatriato. Lo conferma un bel road movie allarmato, vitale e vibrante, “Il mondo fino in fondo”, brillante esordio di Alessandro Lunardelli, già collaboratore di Gianni Zanasi, in sala da domani in 40 copie grazie a Microcinema. Non la classica parabola turistica da italiani in vacanza alla ricerca di esoticità ma un vero e proprio racconto di formazione ‘transnazionale’ che tocca molti temi importanti (omosessualità, crisi, ambiente) attraverso lo sfaccettato ritratto di due fratelli che più diversi non si potrebbe: Loris e Davide sono i figli di un industriale di Agro, paese immaginario in un non meglio precisato Nord Italia.

Il primo, Loris, ha trent’anni, aspetta un figlio e inizia sentire il peso della crisi sulla fabbrica di famiglia. Suo fratello Davide ne ha solo diciotto, è gay non dichiarato e ha il terrore di farsi ‘scoprire’ dai suoi. La possibilità di andare a Barcellona col fratello per vedere l’Inter di cui Loris è tifoso sfegatato si rivela l’occasione per Davide di evadere dal soffocante paesino: qui conosce l’ecologista Andy (Cesare Serra, una scoperta), forse anche lui omosessuale, e lo segue fino in Cile, travolto da un’istintività feroce, dove il fratello lo cercherà tra mille avventure e personaggi tra il picaresco e il criminale.

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Ritroviamo Filippo Scicchitano nuovamente in un ruolo gay dopo ‘Allacciate le cinture’, sensibile e sottilmente torturato come richiede la sua delicata espressività: “La storia del film si sviluppa durante un lungo viaggio – spiega l’attore romano -. Un viaggio tra Europa e America del Sud, un viaggio che noi abbiamo affrontato in prima persona. Devo dire che nell’ultima fase di riprese, quando eravamo in Patagonia, non riuscivamo più a distinguere la realtà dalla finzione”.

“Ogni due giorni, proprio come i nostri personaggi – continua Scicchitano – prendevamo armi e bagagli e ci spostavamo alla ricerca di paesaggi nuovi fino a che non siamo arrivati al meraviglioso ghiacciaio di San Rafael, la nostra ultima tappa. È stata un’esperienza molto bella ma anche difficile e a essere sincero in certi momenti ho avuto come la sensazione che quello che stavamo affrontando fosse il viaggio della speranza, che non avremmo mai finito di girare ma soprattutto che non saremmo mai più tornati indietro!”.

Estremamente sofisticata è l’interpretazione di Luca Marinelli, uno dei migliori attori della nuova generazione (era la trans di ‘L’ultimo terrestre’), premio Shooting Star 2013 a Berlino dove tuttora vive: il suo Loris inizialmente omofobo e allegramente puttaniere ha una credibile evoluzione e ‘matura’ progressivamente senza facili scorciatoie buoniste o consolatorie. Così l’unico bacio gay del film (non vi sveliamo di più) ha un significato profondo e liberatorio, proprio perché simboleggia quel bisogno di ‘visibilità’ sentimentale impensabile in un Paese come l’Italia che non tutela in alcuno modo le coppie lgbt. Magnifico Alfredo Castro, attore feticcio del grande Pablo Larrain, nello strutturato ruolo di uno strano tassista dalle conoscenze articolate.

Ma il bravo Lunardelli non sembra volerci dire che all’estero la situazione è tutta rosa e fiori: oltre agli splendidi panorami da western selvaggi (ipnotizzante la Grande Bellezza del lama che si materializza sulla strada) il rischio di fare incontri pericolosi è sempre dietro l’angolo e la sincera ospitalità dei cileni – che belli i colori, le rocce bruciate, la bimba solitaria – non esclude una certa dose di saggia attenzione e calcolata prudenza (la presidente Bachelet è favorevole al matrimonio gay e i sondaggi dicono che la maggioranza del Paese è con lei ma la proposta di legge non è stata ancora calendarizzata).

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Appare anche Barbara Bobulova all’inizio del film, in un’amichevole partecipazione, nel ruolo della mamma Giulia, grande assente nella vita dei ragazzi alla ricerca di quella Madre Terra che possa in qualche modo sostituirsi a due genitori disfunzionali. Nel film si dice: “Se cambi la tua vita forse a qualcun altro verrà voglia di cambiare la sua”. E anche per i gay, forse, il futuro fuori dall’Italia può davvero essere migliore.