SE MI LASCI TI RIMODELLO

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Nelle sale, uno dei film più soprendenti e belli della stagione: "Se mi lasci ti cancello" è un pindarico volo di una fantasia ai confini della perversione. Con...

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La parola ‘capolavoro’ è spesso abusata nella critica cinematografica e non verrà usata in questo articolo. Eppure davanti a un poetico e surreale film di rara perfezione emotivo-strutturale come ‘Se mi lasci ti cancello‘ di Michel Gondry (titolo demente per il poetico ‘Eternal Sunshine of the Spotless Mind‘ che è tratto da un verso di Alexander Pope) si resta semplicemente stupefatti.
La trama di questo multiforme smeraldo da mangiare con gli occhi, all’inizio, sembra davvero banale – chi non si è svegliato, una mattina, stranamente turbato? – ma dopo tre scene ci si rende conto di essere davanti a qualcosa di nuovo e mai fatto prima. Eppure, c’è già qualcosa di non meglio identificato che si sta già intorcinando. A metà film la materia grigia mia e di almeno un terzo della platea, ad occhio, si era già persa. Meno male che in tasca avevo un paio di slip per soffiarmi l’epiglottide.

Ad essere sinceri, sono convinto che nemmeno la brava Kate Winslet né tanto meno il camaleontico Jim Carrey ci abbiano capito molto più di un’acca: si potrebbe forse chiedere a Mr Goodness o a Doctor Wilkinson poiché, tanto, in conclusione, è la stessa cosa.
Spieghiamo: Mister Lui si innamora di Mrs. Lei, poi lei chiede di farsi cancellare lui dalla mente nello studio di un dottore pazzo con un prodigio artificial-fantascientifico che è una specie di aggeggio elettronico collegato a una calotta frankensteniana – ma il ‘deleting act’ non si vede – poi lui fa la stessa cosa ma ovviamente non vediamo ciò che accade nella mente di lei (o lui?). A metà del processo lui cambia idea e noi intuiamo ciò che succede nel suo cervello. Di Joel.
«Vivo dentro la mia mente, passo lì molto del mio tempo» ha dichiarato lo sceneggiatore Charlie Kaufman, geniale autore di ‘Confessioni di una mente pericolosa‘ di George Clooney sempre con Carrey

e di quegli implosi esercizi mentali che erano l’oscarizzato ‘Adaptation‘ alias ‘Il ladro di orchidee‘ e soprattutto il mediocre ‘Human Nature‘ dello stesso Gondry sull’umanizzazione e il trasferimento nella civiltà borghese di un bestione interpretato dal biondo Rhys Ifans (il gay de ‘L’amore fatale‘ di Roger Mitchell citato da una mongolfiera in casa di Joel).
Insomma, ‘Se mi lasci ti cancello‘ è semplicemente un viaggio ultralisergico tra le suggestioni della psicanalisi lacaniana con inserti freudiani e la perfezione analitica delle teorie propagandate dalle sette tecnico-filosofiche – vedi alla voce ‘Scientology’ – ed è molto difficile da sognare: dopotutto non si può imporre la propria volontà a una parte di se stessi (stiamo parlando del cuore, ovviamente). In questo caso, è l’atmosfera che conta. I ragazzini adoreranno la parte in cui il Buffalo di ‘In the Cut’ e la Kirsten Dunst di ‘Spiderman’ – bella e tenace – cercano di collegare il suo cervello a un computer e subito dopo lei fa scoprire alla moglie del dottore che lui la sta tradendo semplicemente perché la vede alla finestra abbracciata al marito.

Alcuni etero sensibili vedranno forse solo una storia d’amore o una bella commedia squinternata, le donne razionali interpreteranno la visione del mondo degli altri maschi come un sistema per creare costose bolle di sapone bicolori, ai gay non marxisti basterà sostituire il sesso di uno dei due per adorarlo oppure assistere allo strip di Mark (vedi qualche riga sopra) che a un certo punto se ne resta in mutande e balla come una tarantola ubriaca su un letto davanti alla sua amica. Sennò basta invertire i fattori come faranno gli uranisti effeminati (o cambiare la professione delle contadine di Montauk che, guarda caso, non appaiono in questo film come gli stilisti di Dubrovnik) e il sogno si realizza. Gli infatuati, invece, dormiranno.
Ma, ragazzi, la scena d’amore proprio lì a Montauk col letto sulla spiaggia e la neve a livello bagnasciuga nonché il gelido incontro dei due protagonisti sul treno con seguito sul laghetto ghiacciato, quelli no, non si possono esprimere a parole. E nemmeno il finale sospeso (dibattiti in sala e qualche applauso) che avrà spiazzato i più meloromantici tra gli spettatori avrà anche fatto chiedere agli altri: «Di che cosa parla questo delirio e, soprattutto, che logica ha?».

Risposta: Kate Winslet è Clementine, una donna solare, sbarazzina e coloratissima, dai capelli blu turchino oppure rosso acceso, veste neo-grunge, fa la bibliotecaria e ama Joel; Joel Barish/Carrey ha invece un carattere introverso e lunatico, in due scene si sveglia emozionato come quelli che hanno dimenticato i sogni della notte prima, non si capisce bene che lavoro faccia, ama Clementine e non parla di politica.
Il regista Michel Gondry dimostra in questo tour de force visionario tutta la sua maestria creativa: abile regista di videoclip per Björk e Coca-cola riesce a dipanare il filo della matassa – Joel e Clementine sono ancora innamorati o si illudono vicendevolmente di riuscire a fermare il tempo? – dando alla luce un film cangiante e destrutturato dall’armatura cristallina che trasuda energia e passione, è sottilmente folle e trasmette adrenalina allo stato puro in ogni inquadratura, dalla più curata a quelle fuori fuoco: «una specie di luna park girato allo zoo con consapevolezza balasziana ma proiettato come un film di René Clair su un quadro arcobaleno dalla cornice dorata, interpretato da elefanti danzatori alla Schoedsack e con la fotografia cardinalesca di ‘Otto e mezzo’» direbbero le bestie che si vedono nel film (che non sono attori). Sì, ma senza le banalità sulla commistione dei generi e sul ‘genio’ come li intendeva Tomacevskij: sono francamente superate. O è solo arroganza registica?

Il film da noi sta attirando un appassionato pubblico di giovani ma difficilmente sopravviverà fino a Natale. Gondry sta ora girando il segmento dal titolo ‘14° arrondissement‘ del film ‘Paris, je t’aime‘ diretto dai fratelli Coen ma anche da Jean-Luc Godard, Walter Salles, Sally Potter, Mamoru Oshii, Mira Nair, Inarritu, Trueba, Tykwer e molti altri (20 in tutto). Da urlo la colonna sonora i cui titoli sono assolutamente da censurare. Se andate a vederlo, mi raccomando, fermatevi assolutamente fino alla fine di quelli di coda: poi bisogna uscire. Nel cast c’è anche il signore degli anelli Elijah Wood e compare al primo ‘rewind’ delle sinapsi di Joel. Non manca un tocco horror tra ‘Elephant Man’ e ‘Eraserhead’ in una scena buia.
Se mi lasci ti cancello‘ è un pindarico volo di una fantasia ai confini della perversione ma può anche essere visto come un turbinoso dramma interiore sull’infelicità del singolo nella Società della Cosmesi anche se fa soprattutto riflettere sulle capriole che possono fare l’inconscio e la memoria quando si è trafitti dal dardo sacro. Fa anche ridere (Carrey rimpicciolito che si nasconde sotto il tavolo mentre Clementine lo tratta come un bambino, oppure Joel ipnotizzato durante la cena al ristorante) e ha forse un solo difetto: non riesce a commuovere.
Dopotutto se Gondry non avesse scritto tutti i passaggi che l’hanno portato a realizzare un film così ‘tardo-godardiano’ come direbbe certa critica spocchiosa, eppure così curioso e riuscito, oggi non potrebbe raccontarlo: sarebbe morto prima. In America, ormai patria delle tre ‘G’ (God, Guns and Gays) grazie a B-Ush, è stato adorato dagli addetti ai lavori – ‘Première’ gli ha dato 4 stelle e Owen Gleiberman di ‘Entertainment Weekly’ A, cioè il massimo – ma il pubblico non è assolutamente accorso in frotte: ‘Eternal Sunshine Of The Spotless Mind’ in Usa è stato un autentico flop. Una sapida folgorazione orizzontale davvero esagerata.
Capolavorerrimo o capolavorino, a scelta.

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