SEGRETAMENTE ETERO

Al cinema, "If you only knew", con il bel Jonathon Schaech. Ovvero: fingersi gay per trovare casa. Una commedia leggera per una svagante serata estiva.

Home sweet hom(o)? Come ben sa chi cerca casa in affitto, essere gay non è certo un vantaggio se non si ha a che fare con un locatario gay o gay friendly (il che, statisticamente, non capita purtroppo ancora spesso); se si è in coppia, poi, e si gioca il tipico jolly del "siamo due amici", il letto matrimoniale in una sola camera è una dichiarazione di fatto che lascia poco spazio ai fraintendimenti. Ma può forse succedere che un etero single per trovare casa debba spacciarsi da gay?

Nelle commedie americane contemporanee, le più disinvolte dal punto di vista dell’intreccio narrativo sentimental-sessuale con snodi gay/lesbici, ci si diverte spesso a ribaltare i plot più convenzionali in chiave etero con tutte le possibili varianti queer: di solito però è il gay che, per convenzioni sociali, convenienze economiche o convivenze forzate si finge etero. Ultimamente succede anche il contrario, e già in ‘Appuntamento a tre’ di Damon Santostefano l’architetto Oscar, interpretato dal Matthew Perry di ‘Friends’, si fingeva gay per accompagnare la figlia di un miliardario e ottenere un appalto. In ‘If you only knew’ di David Snedeker (‘Se tu solo sapessi’, ma il fuorviante titolo da thriller preso dal refrain di una romantica canzone della colonna sonora non è tradotto nella versione italiana), distribuito a timida pioggerella singhiozzante qua e là in Italia, il giornalista bello e impacciato Parker cerca casa a Manhattan dopo che il suo gatto ha accidentalmente appiccato il fuoco nell’appartamento e gli ha mandato in fumo casa e portatile. Trova lavoro come telefonista veggente in un call center ‘parapsicologico’ e tra i bizzarri colleghi conosce un nero segaligno effemminato e un palestratone tinta platino. Le uniche camere decenti che riesce a trovare sono di ragazzi gay e lui si spaccia omo per entrare nelle loro grazie: finirà in casa di Samantha, una bella pittrice che affitta solo a gay (Alison Eastwood, una smagliante e spigliata bionda che sembra un incrocio di razza tra Meg Ryan e Monica Potter), sta con un tipaccio altissimo e fedifrago in continua trasferta lavorativa a Parigi, ed è la tipica fag-hag (donna etero che ha solo amici gay) che crede di trovare in Parker il suo migliore amico omosessuale. Tenta così di farlo fidanzare con un amico pelatino e scheccante ma senza gran successo. Per rendere più credibile la finzione, Parker convince il suo fedelissimo amico sciupafemmine a spacciarsi per una sua conquista russa, il rozzissimo Boris a cui non dispiace affatto la bella Sam.

Happy end inevitabile e prevedibilissimo.

Il protagonista Parker è interpretato dal magnifico Johnathon Schaech, il bruno tenebroso bisex dal mascellone prognatico che leccava il proprio sperma in ‘Doom Generation’, attore feticcio di Gregg Araki, qui imbruttito da spessi occhiali neri e da un copione che lo vuole un po’ imbranato e impacciato: da solo varrebbe la visione. Per il resto si tratta di quelle commedie leggere leggere senza pretese, ideale per una svagante serata estiva anti-canicola, quasi un popcorn movie della serie guarda-sgranocchia e vai. Il fatto che non si vedano coppie omosessuali nel film (a parte quelle che ballano abbracciate nel locale gay) potrebbe infastidire qualcuno ed è poco credibile che lei, ‘frociara’ di navigata esperienza, all’inizio non dubiti almeno un po’ dell’omosessualità di Parker. Di positivo c’è almeno una riflessione – per i gay ormai ovvia – che fanno i due maschi etero parlando della convivenza con una donna: solo entrando nell’ottica di una donna (e quindi pensando come un omosessuale) si riesce a capire il mondo femminile. Spassosa scena camp: Parker che si veste da Carmen Miranda con con tanto di frutta in testa, rossetto marcato e tettone spioventi. Curiosità: per i primi cinque minuti di film vengono insistentemente inquadrate le Twin Towers ante Bin Laden. Almeno al cinema sono ancora lì ed è sempre un bel ricordo.

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Dato che l’estate cinematografica, sempre parca di buoni film e stracolma di fondi di magazzino che escono alla meno peggio, non prevede titoli gay di richiamo, aguzzate la vista e volate nella sala giusta.

Con ‘sto caldo, sempre meglio che starsene a casa.