Sorpresa Emma Stone: lesbica ex tossicodipendente nell’atteso Birdman

Esce domani la dark comedy di Iñarritu con Michael Keaton attore in crisi esistenziale.

Vi ricordate la grazia eterea ammantata da quella dolcezza soffice, quasi impalpabile, di Emma Stone alias Sophie nel leziosello Magic in the Moonlight di Woody Allen? Bene, dimenticatela. Perché la talentuosa attrice americana arriva in sala con un ruolo tosto e inconsueto nell’attesa commedia nera “Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)” del valente regista messicano Alejandro Gonzàlez Iñarritu, quello di una torturata ragazza lesbica ex tossica, Sam, figlia del protagonista Riggan Thomson (Michael Keaton). Un’interpretazione che potrebbe fruttarle un Oscar, visto che una delle nove nominations di “Birdman” – il film è testa di serie ai prossimi Academy Awards, e potrebbe anche sbancare, visto che parla proprio di frustrazioni e illusori incantamenti del mondo hollywoodiano – è proprio andata a quest’inedita Emma Stone, affiancata a un cast top con, tra gli altri, Edward Norton e Naomi Watts. Il “Birdman” del titolo è il supereroe pennuto protagonista di una cine-saga popolare che, in passato, aveva regalato una notevole popolarità a Riggan (impossibile non pensare ai primi due Batman: nella vita reale è pressappoco successa la stessa cosa a Keaton che li interpretò) per poi farlo cadere nell’anonimato quando rifiutò di interpretare un capitolo della fortunata serie. Tenta quindi di riscattarsi artisticamente a Broadway, interpretando un classico di Raymond Carver, l’illuminante ‘Di cosa parliamo quando parliamo d’amore’. Attraverso un unico flusso visivo che sembra un lunghissimo e sofisticato piano sequenza, seguiamo ciò che precede la prima della pièce teatrale, tra sostituzioni di attori, litigi e prove snervanti.

La Sam di Emma Stone – ci sarà anche un appassionato bacio saffico che ha mandato in visibilio i blog lesbici d’oltre oceano – viene ingaggiata dal padre come sua assistente personale dopo essere stata dimessa da un centro di disintossicazione. I rapporti tra i due sono però piuttosto tesi poiché durante la sua adolescenza Sam ha sofferto profondamente per le continue assenze del padre interessato più a godersi la popolarità garantita da Birdman che a occuparsi della sua famiglia.

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“Poiché è appena stata dimessa da un centro di recupero – spiega la Stone – è necessario che un membro della famiglia vigili su di lei. Sam commette un errore grossolano accettando di lavorare per il padre. Non aiuta il fatto che sulle prime lui non riesca a stabilire un contatto con lei e le affidi solo compiti insignificanti.

Le cose quindi non partono col piede giusto, ma poi lei inizia a rendersi conto di essere molto simile al padre. Sam è uno dei pochi personaggi nel film a non essere un attore e a non partecipare alla commedia. È stato un ruolo piacevole da interpretare, perché lei è testimone di tutto ciò che accade senza però essere coinvolta nel turbinio del palcoscenico insieme a quelle persone un po’ pazze. E mentre la commedia diventa l’unica cosa che conti per Riggan, una scommessa per il suo riconoscimento artistico, la figlia ha un’idea e una misura totalmente diverse e più moderne di ciò che conta”.

“Riggan si trova a un punto cruciale della sua vita – continua l’attrice -. Sta organizzando il ritorno sulle scene guidato soprattutto dal desiderio di ridare un senso alla sua esistenza. Il personaggio di Sam gli insegna molte cose sui social network e sulla nuova natura della celebrità, cosa che il padre si ostina a ignorare. Il modo in cui ci si avvicina agli attori adesso è molto diverso rispetto all’epoca in cui Riggan si è affermato come Birdman, venti o trent’anni prima. L’uomo vuole sentirsi legittimato come attore, ma vuole anche piacere ed essere rispettato come artista.

E poi c’è il desiderio di stare al passo con i tempi e di suscitare un interesse di massa, cosa che tutti possono capire e riconoscere”.

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Riguardo all’esperienza di essere guidata dal regista Iñarritu, la Stone è entusiasta: “Ho imparato tantissimo. È stato emozionante vivere e respirare il personaggio per l’intera durata della scena. Alejandro ha una grande sintonia con gli attori, sa cosa passa loro per la testa, battuta dopo battuta, a volte perfino meglio di loro. C’è stato un giorno in cui sapevo che le cose non stavano andando bene per me finché a un certo punto è come se avessi trovato la chiave e, in quel momento, lui ha applaudito e mi ha detto ‘Così va bene!’. È sorprendente, non ho mai conosciuto un regista con questa capacità di percepire quello che l’attore sta facendo”.