Sorpresa a Venezia: Leone d’Oro al venezuelano gay Desde Allá di Vigas

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Vince inaspettatamente l’opera prima di Lorenzo Vigas su un complesso amore omosessuale.

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Dieci anni dopo Brokeback Mountain, un altro film queer conquista, decisamente a sorpresa, il massimo premio al Festival di Venezia: è il venezuelano Desde Allá (Da lontano) di Lorenzo Vigas, opera prima assai apprezzata dalla stampa internazionale, meno da quella italiana. Il complesso rapporto amoroso ma anche filiale, in una violenta Caracas, tra un ombroso protesista dentario di mezz’età (Alfredo Castro) e un giovane scapestrato (Luis Silva) ha conquistato la giuria internazionale il cui presidente – non è secondario – è messicano, Alfonso Cuaron, come il cosceneggiatore di Desde Allá, Guillermo Arriaga, e il coproduttore Michel Franco. “La relazione descritta nel film – ha spiegato il regista – riguarda più i bisogni emotivi che il sesso. Detto questo, affronto anche l’omofobia: diverse culture latinoamericane sono ancora conservatrici rispetto all’omosessualità e l’omofobia si può incontrare in tutti gli strati sociali”.

È la prima volta che un film sudamericano vince il Leone d’Oro – addirittura era la prima volta di un’opera venezuelana in concorso – e testimonia la vitalità di questa cinematografia emergente che ha sostituito da qualche anno il dominio cinefilo di quella asiatica. Tant’è che anche il Leone d’argento per la miglior regia è andato in Sudamerica, all’argentino Pablo Trapero per la famiglia criminale rappresentata nel thriller El clan, già autore nel 2008 di uno splendido dramma carcerario lesbico, il vibrante Leonera. Anche dal punto di vista lgbt il Sudamerica si conferma infatti una fucina vitalissima ed esportabile – si pensi a Pelo Malo e Hoje eu quero voltar sozinho – ricca di contraddizioni interne (Paesi dove l’omofobia è tangibile, come il Venezuela, e altri dove il matrimonio gay festeggia già il quinquennio, ossia l’Argentina) ma in grado di mutuarle in un linguaggio cinematografico vivido ed emozionante, quasi un post-neorealismo sincero e terragno in grado di imporsi ai festival di tutto il mondo.

La vittoria di Desde Allá ha anche generato una piccola polemica all’interno della comunità cinefila lgbt perché completamente trascurato dal Queer Lion , andato come già sapete al mainstream The Danish Girl di Tom Hooper: ma la giuria ha preferito dare più peso al messaggio veicolato sull’omosessualità che al valore artistico intrinseco, un po’ come era successo due anni fa quando vinse Philomena a dispetto dell’ignorato cinegioiello Eastern Boys di Robin Campillo che avrebbe meritato una segnalazione (vinse poi il primo premio della categoria Orizzonti). “Dedico questo premio alla mia nazione, il Venezuela – ha dichiarato sul palco Vigas -. Abbiamo qualche problema ma siamo persone positive, siamo un Paese meraviglioso e adesso ci parliamo di più tra di noi e ce la faremo, ne sono sicuro”.

Durante la conferenza stampa dei giurati, l’attrice Diane Kruger ha negato che il premio possa rappresentare un messaggio politico ai Paesi che sono contrari al matrimonio omosessuale: “Cercavamo piuttosto film che facessero conoscere nuovi registi, che avessero il senso della scoperta. Ma se spingerà ad aprire una discussione politica, ben venga”.Desde Allá sarà distribuito prossimamente in Italia dalla neonata casa di distribuzione Cinema di Valerio De Paolis che affianca la timoniera BIM.

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