STIGMATA: HOLLYWOOD ATTACCA LA CHIESA

Patricia Arquette nella parte di una parrucchiera posseduta dallo spirito di un prete che voleva diffondere il Vangelo secondo Tommaso, quello che il Vaticano ha bollato come eretico e tentato di occultare. Ad ogni costo.

Il mistero ha inizio in Egitto, subito dopo la guerra, nella primavera del 1945: a Nag Hammadi, tra i ruderi su una collina, due contadini lavoravano con il piccone e ruppero qualcosa. Era una giara d’argilla che conteneva una piccola brocca. Dentro, antichissimi manoscritti: i codici di Nag-Hammadi. Quelli meglio conservati furono venduti per tre sterline ad un rigattiere del Cairo che separatamente li cedette ai migliori acquirenti: il museo copto del Cairo, e un antiquario che li rivenderà all’Istituto Jung di Zurigo. Furono gli studiosi egiziani e svizzeri a tradurre le antichissime scritture copte, a loro volta traduzioni di testi scritti in aramaico, e vecchi, si dice, di quasi duemila anni. Questa è la storia del ritrovamento del Vangelo secondo Tommaso, che dicono sia il più antico fra i Vangeli, quello che la Chiesa cattolica ha bollato come eretico relegandolo fra i vangeli gnostici insieme a quello di Maria. Ed è anche la storia da cui parte il film di Rupert Wainwright “Stigmata”, furiosamente anticattolico anche se in salsa Hollywood e dunque patinato e estetizzante. E’ tuttavia un attacco frontale alla Chiesa, con tanto di alto prelato vaticano cattivissimo e omicida. Il film, interpretato da Patricia Arquette e Gabriel Byrne, è poco più di un videoclip horror che tenta disperatamente e invano di non richiamarsi troppo all’Esorcista, ma riporta all’attualità l’antica controversia su questo vangelo eretico che dipinge un Cristo molto diverso da quello che il mondo cattolico descrive: filosofo, vendicativo, che non incita al sacrificio, al dolore e all’elemosina, né al digiuno e alla preghiera, ma all’azione e all’introspezione, alla lotta e alla gioia. Soprattutto un Cristo che dichiara di non voler fondare né Chiese né istituzioni, e afferma: “io sono nel legno che tagliate, sotto la pietra che sollevate”. Cioè ovunque intorno a noi, e non in edifici e templi. Questa è l’affermazione sulla quale si costruisce la sceneggiatura di ‘Stigmata’, in cui Frankie, una parrucchiera di Pittsburgh, viene tormentata dalle stigmate perché posseduta dallo spirito di padre Alameida, scomunicato e perseguitato dal Vaticano proprio perché aveva tradotto e voleva diffondere il Vangelo di Tommaso, detto anche Vangelo di Gesù, testo gnostico che si vorrebbe più fedele al vero messaggio del Cristo dei quattro Vangeli canonici. Il cardinale Houseman (Jonathan Pryce) vola a Pittsburgh, dove cerca di uccidere Frankie. Padre Andrew (Byrne) la salva, ma la bella parrucchiera è ancora in pericolo perché lo spirito che la possiede minaccia un rogo purificatore, che si spegne solo quando padre Andrew riconosce nella posseduta lo spirito di padre Alameida e promette di continuarne la missione. Così, dopo essersi ormai innamorato della ragazza, padre Andrew vola in Brasile e scopre nella chiesina di padre Alameida, originale e traduzione del Vangelo incriminato, mentre i titoli di coda informano che la Chiesa cattolica ha tentato di farlo sparire in ogni modo.

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