Parte il Sundance Film Festival: abbondano i film LGBT

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Dal dramma gay Beach Rats al doc biografico Bayard And Me, sono molte le cineproposte queer del festival indie per eccellenza.

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Sundance vuol dire indi(pendent)e, nuova promessa, film-germoglio.

Cinevetrina privilegiata del cinema indipendente americano ma non solo, il Sundance Film Festival fu fondato da Robert Redford nel lontano 1985 in due nevose località sciistiche dello Utah, Park City e Salt Lake City. Ha lanciato nel corso del tempo molti autori lgbt che si sono poi affermati a livello internazionale, da Ira Sachs a Gregg Araki, da Bruce Labruce a Sebastian Silva. Sta per cominciare la 33esima edizione (19-29 gennaio) che si preannuncia ricca di titoli queer piuttosto variegati come genere e formato.

Nella sezione più importante, la U.S. Dramatic Competition, c’è grande attesa per Beach Rats di una delle promesse del cinema indie statunitense, Eliza Hittman, autrice di un dramma sentimentale del 2013 di cui si era detto un gran bene, It Felt Like Love.

Beach Rats racconta la triste estate di Frankie (Harris Dickinson), un adolescente di Brooklyn con padre morente e madre ansiosa perché il figlio adorato non trova una fidanzata. In realtà Frankie passa il suo tempo su Internet a flirtare con uomini più grandi e in compagnia dei suoi amici sbandati, piccoli delinquenti di quartiere. Quando conoscerà alcuni ragazzi su una spiaggia dove si pratica cruising e, contemporaneamente, una giovane donna, la sua estate cambierà bruscamente.

Attesissima anche l’anteprima mondiale dei primi tre episodi della serie Amazon dal titolo I Love Dick diretta da Jill Soloway, Andrea Arnold e Kimberly Pierce, tratta dall’omonimo romanzo cult di Chris Kraus. Kevin Bacon interpreta il ruolo del protagonista Dick (non vi sfugga il doppio senso del titolo che vuol dire anche ‘Io amo il cazzo’), un sociologo e teorico dei media di cui s’innamorano sia l’intellettuale Chris, omonima dell’autrice, che suo marito Sylvère. Un’altra serie queer di cui si vedranno i primi cinque episodi è The Chances diretta da Anna Kerrigan su due sordomuti, il gay Michael che si sta riprendendo dalla rottura col suo fidanzato e la sua migliore amica Kate. In Strangers di Mia Lidofsky la bisessuale Isobel è legatissima alla sua migliore amica, la lesbica Cam, e affitta metà della sua camera da letto a personaggi stravaganti (uno per puntata).

Potrebbe intrigare il bisex The Little Hours (Le ore piccole) di Jeff Baena, una sorta di commedia boccaccesca ambientata in un convento durante il Medioevo dove tre monache emotivamente instabili vengono turbate dal nuovo lavorante (Dave Franco) scelto da Padre Tommasso (John C. Reilly). Si annuncia un ‘vortice di eccitazione pansessuale’: chissà. Torna anche una beniamina del cinema lesbico ultimamente passata alla tv, la grande Rose Troche di Go Fish, col cortometraggio If Not Love in cui un cristiano fanatico prepara un omicidio di massa in un nightclub. Che cosa sarebbe successo se, in passato, non avesse provato disgusto per un rapporto omosessuale? Se il suo compagno l’avesse aiutato ad accettarsi?

Molti i titoli non americani di interesse queer: l’opera prima inglese God’s Own Country di Francis Lee, è presentata come un fiammeggiante melò agreste sull’attrazione irresistibile fra un allevatore di pecore 25enne e un lavorante rumeno. È invece una coproduzione teutonico-sudafricana un altro esordio nel lungometraggio, The Wound di John Trengove su un rito tribale di passaggio in cui un mentore/guru cerca di allontanare un lavoratore solitario dal suo compagno. Suona esotico anche I Dream In Another Language di Ernesto Contreras (Messico/Olanda) in cui un linguista scopre nella giungla messicana due uomini che non si parlano da cinquant’anni e sono gli unici a conoscere un misterioso dialetto scomparso: verrà alla luce anche una storia d’amore proibito. Arriva invece dalla Germania il lesbico Axolotl Overkill diretto da Helene Hegemann in cui una sedicenne berlinese s’innamora di un’enigmatica criminale molto più grande di lei. L’unico titolo italiano è il sentimentale Call Me By Your Name diretto da Luca Guadagnino, del quale abbiamo già parlato approfonditamente (LEGGI >).

Non mancano tre interessanti documentari queer decisamente diversi fra loro: nel biografico Bayard and Me di Matt Wolf si racconta della grande storia d’amore tra l’organizzatore della marcia su Washington del 1963, Bayard Rustin, e il suo compagno storico di trent’anni più giovane, Walter Naegle, adottato da Bayard per garantirgli protezione legale. Il curioso Out of Exile: Daniel’s Story di Nonny De La Pena ricostruisce attraverso una simulazione digitale l’aggressione subita da Daniel Ashley Pierce nell’agosto del 2014 quando i suoi famigliari lo cacciarono di casa dopo aver scoperto la sua omosessualità. Scopriamo infine in This is everything: Gigi Gorgeous del doppio premio Oscar Barbara Kopple la transgender del titolo e il suo passato da nuotatore col vero nome Gregory Lazzarato, diventata celebre su YouTube con un seguitissimo canale in cui insegna tecniche di make-up. Insomma, c’è davvero di tutto un po’ nel panorama arcobaleno del Sundance 33, ma non c’è bisogno di andare in America: la maggior parte dei titoli circuiterà in Italia nei vari festival queer durante l’anno.

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