Buona accoglienza al Sundance Film Festival per The Happy Prince di Rupert Everett

“Il mio Oscar Wilde è come Gesù Cristo” sostiene l’attore e regista inglese dell’atteso biopic presentato con un certo successo al cinefestival indie di Robert Redford.

Il sogno di una vita. Per Rupert Everett dirigere e interpretare Oscar Wilde nei suoi ultimi anni di vita in The Happy Prince, suo esordio alla regia cinematografica, rappresenta un desiderio profondo finalmente realizzato anche perché aveva già interpretato il genio irlandese in The Importance of Being Earnest e An Ideal Husband sul grande schermo e a teatro in The Judas Kiss di David Hare. La presentazione al 34esimo Sundance Film Festival è andata piuttosto bene: Peter Bradshaw del Guardian definisce Everett “magnifico” in una “potente parabola di passione e redenzione” mentre è “eccezionale nel suo debutto da regista” per Fionnuala Hallaghan di Screen Daily. La recensione di David Rooney su The Hollywood Reporter è più tiepida ma esalta l’interpretazione di Emily Watson “emotivamente incandescente” nel ruolo della moglie Constance, a cui sarebbero affidati “i momenti più trascinanti del film”.

Everett si concentra sugli ultimi anni di vita dell’immenso drammaturgo e poeta, quando Oscar Wilde uscì dalla prigione dopo due anni di lavori forzati per omosessualità (la condanna parlava di ‘gross public indecency’, ossia ‘indecenza pubblica colossale’) e si trasferì prima a Napoli e poi a Parigi dove morì in povertà il 30 novembre del 1900 all’età di soli 46 anni, ‘l’ultimo vagabondo del 19esimo secolo, praticamente un senzatetto’ come l’ha definito Everett in un’intervista a Repubblica.

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Il regista e attore inglese ha anche azzardato un paragone tra Oscar Wilde e Gesù Cristo in una conversazione pubblicata da Vulture: “Oscar era un grande genio ma anche un grande essere umano, e alle volte persino un idiota – sostiene Everett – Quell’insieme è quasi una caratteristica che lo avvicina a Cristo ed è molto emozionante. In più è stato crocifisso ed è rinato in un certo senso dopo la morte, proprio come Cristo. Per me, in un modo distorto e come un riflesso, è una figura simile a Gesù Cristo, e come uomo omosessuale è stato l’inizio del movimento gay”.

Nel cast spiccano anche Colin Firth, che ha coprodotto il film insieme a Carlo Degli Esposti e finanziamenti tedeschi, nel ruolo del giornalista e scrittore esteta Reggie Turner, amico e sostenitore di Wilde anche dopo la condanna penale, e il fascinoso attore irlandese Colin Morgan nei panni dello storico amante Lord Alfred Bruce Douglas, marchese di Queensberry, detto Bosie.

 

Rupert Everett è subito ripartito da Park City per Roma, dove interpreterà l’inquisitore Bernardo Gui nella serie tv Il nome della rosa tratta dal celeberrimo romanzo di Umberto Eco e diretta da Giacomo Battiato, tornato alla ribalta dopo l’incendio del tetto della Sacra di San Michele in val di Susa come nel film omonimo. The Happy Prince sarà poi presentato al prossimo festival di Berlino (15-25 febbraio) nella sezione Berlinale Special. Sul red carpet vedremo Everett completamente rasato per esigenze di copione ma l’attore/regista ha assicurato di aver già scelto “una parrucca favolosa con capelli lunghissimi”.

Potremo vedere The Happy Prince nelle sale italiane nel corso del 2018 distribuito da Vision.