Superstar sul red carpet per le nozze d’argento del Togay

Claudia Cardinale, James Ivory e Peter Cameron sono solo alcuni dei nomi che renderanno questo 25° Torino glbt Film Festival davvero speciale. Focus su religione e omofobia. Si inaugura il 15 aprile.

I Cardinali staranno davanti alla Sindone, la Cardinale davanti allo schermo del Togay. Dopotutto, si tratta sempre di un telo bianco. Sarà infatti “un’apertura alla grande”, come ha dichiarato entusiasta il coordinatore della programmazione Fabio Bo, la serata d’inaugurazione del 25° Festival Glbt “Da Sodoma a Hollywood” di Torino prevista il 15 aprile al Cinema Ideal. Una doppia occasione di festeggiamenti, poiché il Togay diretto da Giovanni Minerba celebra le nozze d’argento e la madrina è nientedimeno che la superdiva Claudia Cardinale, il cui compleanno cade proprio lo stesso giorno. La divina musa viscontiana è infatti la protagonista del film d’apertura “Le fil” (“Il filo”), opera prima del tunisino naturalizzato francese Mehdi Ben Attia, in cui interpreta la mamma di un ragazzo che torna a casa dopo essersi laureato a Parigi e le rivela di essere omosessuale e innamorato. 

Con staff rinnovato e un budget complessivo di circa 600.000 euro, sarà un festival ‘grandi firme’ che punta su nomi di richiamo da red carpet: il Premio alla carriera Dorian Gray andrà al grande regista californiano di “Maurice”, James Ivory, per la prima volta presente in veste ufficiale a un festival gay. Verrà presentato il suo ultimo film, “The City of Your Final Destination”, che avrà come titolo italiano quello dell’omonimo romanzo di Peter Cameron da cui è tratto, “Quella sera dorata”. Cast stellare – Anthony Hopkins, Charlotte Gainsbourg, Laura Linney – per la complessa ricognizione in Uruguay di un giovane iraniano che vive in Kansas e intende ricostruire la biografia di uno scrittore morto in circostanze avvolte dal mistero.

Ma divi superstar potremo vederne anche nell’acclamato “Prayers for Bobby” di Russel Mulcahy in cui Sigourney Weaver, candidata al Golden Globe, interpreta la mamma presbiteriana di un gay che cerca di ‘convertire’ (è tratto da una storia vera). Oppure nell’atteso “Little Ashes” di Paul Morrison col vampiro di “Twilight” Robert Pattinson sul tormentato amore fra i geniali Salvador Dalì e Federico Garcia Lorca. Da non perdere, infine, il vincitore del Festival di Roma “Broderskab” del danese Nicolo Donato sull’amore proibito di due neonazisti e il melò ambientato negli anni ’80 “House of Boys” con Udo Kier, Stephen Fry e una colonna sonora orgogliosamente ‘eighty’. Tra i doc segnatevi “New York memories”, il nuovo lavoro del decano Rosa Von Praunheim dedicato alla Grande Mela.

In tutto sono 175 film per otto giorni di programmazione (15 – 22 aprile): tra gli undici lunghi in concorso molto Sudamerica (Uruguay, Argentina, Brasile), un trend già riscontrato l’anno scorso, ma nessun americano, la cui qualità, secondo il programmatore Angelo Acerbi “quest’anno lasciava a desiderare”. Tre di questi verranno distribuiti da Atlantide Entertaiment: “El cuarto de Leo”, “J’ai rêvé sous l’eau” e lo scandalo annunciato “Do Começo ao Fim” sull’amore incestuoso di due fratelli. Già favoriti i nuovi lavori di Ducastel e Martineau “L’arbre et la fôret” (omosessualità e nazismo) e “El niño pez” di Lucia Puenzo, l’autrice dell’apprezzato “XXY”.

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Due i focus – “Dio Mio: Religioni e omosessualità” e “Omofobia. L’odio mangia l’anima” – e vari temi ricorrenti, rintracciabili in una sorta di mappa tematica orientata nella sezione “Binari”: la coppia, gli anziani, la bisessualità, la genitorialità omosex. 

Gli omaggi ci faranno (ri)scoprire la pioniera del cinema lesbico Patricia Rozema, regista del cult “Ho sentito le sirene cantare”, la filmaker sperimentale newyorchese Maria Beatty specializzata in lesboerotismo fetish, “un’esteta dell’immagine” secondo la curatrice Margherita Giacobino, nonché la performer transgender di scuola warholiana Holly Woodlawn a cui si riferiva Lou Reed nella canzone ultracult “Walk on the Wild Side”.Nella nuova sezione “Midnight Madness” sono previste proiezioni di mezzanotte dedicate al ‘cinema di genere’ underground in chiave omo mentre lo spazio “Eurofestival” ideato da Daniel N. Casagrande sarà una panoramica sull’Eurovision Song Contest, evento musicale superqueer definito “un Natale gay a primavera”.

La retrospettiva “I venticinque film che ci hanno cambiato la vita” esclude grandi registi come Pasolini, Visconti o Jarman “per privilegiare film di nicchia da fare scoprire alle nuove generazioni”, come spiegano gli organizzatori. Ecco dunque Happy Together, Bent, Lilies e gli altri, più tre outsider che compiono gli anni: “Festa per il compleanno del mio caro amico Harold”, “Ai cessì in taxì” e “Cuori nel deserto”.

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Ritorna la sezione dedicata alla letteratura queer “A qualcuno piace… libro” in cui Peter Cameron, anche nelle vesti di giurato, leggerà alcuni brani dai suoi romanzi.

Una costola del Festival darà infine vita a “Queering Roma”, una tre giorni nella capitale con un concentrato del programma, organizzato dall’Associazione Armilla in collaborazione col Togay.

Una grande e meritata festa, la cui unica ombra della possibile scure del nuovo governatore della Regione Piemonte, Roberto Cota, che potrebbe negare i finanziamenti per la prossima edizione, viene esorcizzata dal direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera con un “è prematuro fasciarsi la testa” e da Minerba con un gesto più che eloquente: scaramantiche corna alzate. Non ci resta che sperare.