Teddy Award: vince Kater ma l’emozionante Quand on a 17 ans è migliore

L’Italia trionfa con l’Orso d’Oro a Fuocoammare, nulla alla storia d’amore gay di Téchiné

E il gatto fece lo sgambetto alla vacca. È davvero discutibile, il verdetto dei 30esimi Teddy Award, conclusisi con bella cerimonia partecipata e condotta dal professionalissimo Jochen Schropp nell’immenso Station di Berlino in un’atmosfera da Golden Gay Globes. Trovate la registrazione integrale della trasmissione qui: .

Introdotta da un commovente omaggio a David Bowie con i nomi degli artisti gay che non sono più con noi, ha visto la partecipazione di acrobati e musicisti vari alla presenza dell’ex sindaco di Berlino Klaus Wovereit, del grande regista e pioniere gay Rosa Von Praunheim, dell’ineffabile Zazie de Paris e della produttrice di tanti successi queer Christine Vachon, premiata con un Teddy Speciale. Tra gli auguri arrivati via video, quelli di Tilda Swinton, della veterana Barbara Hammer da New York, della grande Rose Troche (il cult lesbico Go Fish) e dal ‘nostro’ James Franco. Sontuoso il party nella stessa location liberata dalla sedie con deejay sul palco e pubblico scatenato tra mascheramenti ultraqueer e persino un coccodrillo chiuso in una teca.

Ma l’assegnazione dei premi ha spiazzato un po’ tutti perché il favorito, l’emozionante e bucolico Quand on a 17 ans (Quando si hanno 17 anni) del 72enne André Téchiné, l’unico titolo queer del concorso ufficiale, non ha vinto nulla, ingiustamente, e così è emerso un dramma austriaco ruvido e triste, Kater di Klaus Händl, sulla cacciata dal Paradiso Terrestre di una coppia di musicisti austriaci che aprono la loro relazione a un terzo (che inizialmente li guarda mentre fanno l’amore) e lentamente arrivano a distruggere la loro vita a causa di una serie di eventi drammatici che si susseguono a catena. Un film dall’estetica algida, duro come la consapevolezza che un minimo errore nella gestione del rapporto può distruggere anni d’amore, raccontato con sguardo freddo e quella perfezione ‘matematica’ della sceneggiatura (ma il twist narrativo dell’incidente è talmente ellittico che lo spettatore viene spiazzato) al punto da porlo subito tra i migliori della competizione ma a cui manca la poesia della musica classica suonata e celebrata dai protagonisti. Perché ha vinto? Vuol essere un messaggio a tenere chiusa la coppia ed evitare le tentazioni del mondo gay? O perché premiare Téchiné sarebbe stato superfluo, essendo già un maestro riconosciuto? La giuria parla di “eccellenti prestazioni di un gatto e dell’uso della palla pelosa che si dà come giocattolo ai gatti per mettere in evidenza la violenza in agguato sotto la superficie di una vita apparentemente idilliaca. Sorprendentemente non è un film di lesbiche, ma una storia che ci mostra l’amore sensibile e genuino tra due uomini, come raramente viene raffigurato sullo schermo. Lo sceneggiatore e regista Händl Klaus ed il suo team mettono insieme un quadro magistrale, con una bella fotografia e ottime interpretazioni che creano una suspence ed un’atmosfera emozionanti. Il risultato è un film avvincente, sconcertante e stimolante, un film che fa pensare e rimane nella testa del pubblico anche molto tempo dopo aver abbandonato la sala”.

Era più bello, passionale e giusto invece Quand on a 17 ans, grande storia d’amore fra due diciassettenne divisa in tre trimestri scolastici in cui succede di tutto come nemmeno in Balzac, ma con lo spirito di Rimbaud, citato nel film (“Non si è seri, quando si hanno 17 anni”). Non ha conquistato neanche il Premio Speciale della Giuria, andato al brasiliano Nunca Vas a Estar Solo (Non restare solo). Téchiné, però resterà, e così il suo nuovo, dolce inno all’amore: in una scuola di un paesino montano ai piedi dei Pirenei, tra Damien e Thomas (Kacey Mottet Klein e la rivelazione Corentin Fila a cui pensavamo andasse il premio come migliori attori, finito a Majd Mastour nella coproduzione Tunisia-Belgio Inhebbek Hedi) è tutta una serie di dispetti e spintoni fino ad arrivare alle botte: il secondo è un ragazzo di colore figlio di fattori che si fa un’ora e mezzo di viaggio per raggiungere la scuola e tutti pensano che dietro ci sia un bullismo razzista. Ma sotto la violenza cova omofobia interiorizzata e un sentimento pronto a sbocciare, anche grazie all’avvicinamento della mamma di Damien, una dottoressa (la bravissima Sandrine Kiberlain) che si occupa della gravidanza tardiva della mamma di Thomas e a cui manca il marito, elicotterista in missione. Con una grazia e un equilibrio ammirevoli, complice una certa ironia piuttosto rara in Téchiné (immaginiamo che il contributo alla scrittura della sensibile Céline Sciamma abbia infuso il necessario sguardo femminile sulla vicenda), Quando on a 17 ans trascina lo spettatore in una vicenda palpitante e verosimile regalando uno splendido happy end che ricorderemo a lungo.

Le migliori sorprese dai molti film gay sono arrivate però dalla retrospettiva Teddy Retro e dai corti: bellissimo il vincitore in plastilina Moms on Fire, in grado di rivoluzionare ogni luogo comune sulle mamme incinte, con baci lesbici, masturbazioni e baci alla francese fra due mamme annoiate e abbandonate a se stesso con gatto certosino pronto a farsi avanti non appena c’è qualcosa da mangiare.

Come sapete, l’Italia ha trionfato con Fuocoammare di Francesco Rosi mentre Kollektivet (La Comune) di Vinterberg ha vinto il premio alla migliore attrice, la bravissima Trine Dyrholm (Thomas Vinterberg ci disse che nella sua esperienza da giovane in una comune vide “uomini più donne delle donne”) mentre la minaccia numero uno a Rosi, il capolavoro filippino di 482 minuti ‘A Lullaby To The Sorrowful Mistery, si è dovuto accontentare del premio Alfred Bauer “per l’innovazione”.

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Un’edizione straordinariamente queer, la 66esima, in cui addirittura bisognava fare delle scelte per vedere i titoli LGBT: oltre a Théo e Hugo dans le même bateau alias Paris 5.59 (Premio Teddy del Pubblico), il doc Brothers of the Night e il brasiliano Don’t Call Me Son, segnaliamo la spassosa e acida commedia francese solondziana in concorso Des nouvelles de la planète Mars di Dominik Moll in cui un povero Cristo deve occuparsi di un collega psicotico che si insedia in casa e viene creduto gay dal suo datore di lavoro perché mentre parla col preside rivela il contenuto di un sms inviato da una ragazzina che vuole farsi sodomizzare da suo figlio. Ma l’anziano vicino omosessuale sarà coinvolto in un piano terroristico dall’amico psicotico e sarà suo compito riuscire a sventarlo. Risate e una satira intelligente sulle paranoie contemporanee, meritevole di essere distribuita nelle sale tradizionali.