THE DEEP END: UNA MADRE PARTICOLARE

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Da Cannes, l'intervista ai protagonisti di The Deep End, la bella Tilda Swinton nei panni della madre di un gay accusato di omicidio, il tenebroso Goran Visnjic e...

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Cannes, che magia. E che grande occasione entrare nel dietro le quinte doi uno dei più bei film a tematica gay di questa edizione, "The Deep End", interpretato da Tilda Swinton e diretto da David Siegel e Scott McGehee. Gay.it li ha intervistati.

Ed è un’emozione forte incontrare Tilda Swinton, l’androgina protagonista di ‘Orlando‘, l’austera regina Isabella moglie di ‘Edoardo II’, la musa e amica di uno dei più grandi registi gay degli ultimi vent’anni, il grande Derek Jarman. Nell’ultimo suo film visto in Italia prima di ‘The Beach‘ con Leonardo di Caprio, il cupo dramma ‘The war zone’ – folgorante opera prima dell’attore inglese Tim Roth – era incinta dei suoi due gemelli, grassissima, irriconoscibile. Dal vivo ha riacquistato ora la sua silhouette filiforme ed è molto femminile, con un caschetto castano un po’ mosso e una bellezza inusuale irradiata dai suoi magnifici occhi lunari. Nonostante arrivi un quarto d’ora dopo i registi, come ogni diva che si rispetti, è disponibile e rilassata, circondata da quell’aura preziosa che trasmettono i personaggi che interpreta.

Con lei c’è l’altro protagonista del film, il bel bruno di origine croata Goran Visnjic, che ha girato con Madonna il video di ‘The Power of Goodbye‘ e che nel serial ‘E. R.‘ ha sostituito il pediatra Doug Ross interpretato da George Clooney.

Che rapporto c’è tra ‘The Deep End’, il libro da cui è tratto, ‘The Blank Wall’ di Elisabeth Sanxay Holding e il film di cui è il remake, ‘Les Désémparés’ di Max Ophuls?

David Siegel: Abbiamo visto il lavoro di Max Ophuls ma amiamo anche King Vidor, Douglas Sirk, Vincent Minnelli e i temi del sacrificio femminile, personale, storie che parlano dell’amore e di emozioni inespresse. Abbiamo sempre lavorato intorno a melodrammi e storie gialle. Questa volta abbiamo scelto di cambiare la storia originale e mettere come personaggio protagonista un ragazzo gay e non una ragazza.

La vera suspense viene fuori dalla vita di tutti i giorni?

D. S.: Il libro ha molta suspense ma la vera suspense non viene fuori dal quotidiano, permette solo di fare cose più interessanti: era interessante vedere una donna ordinaria in una situazione non ordinaria.

Perché avete scelto Tilda Swinton per questo film?

D. S.: Abbiamo sempre pensato a Tilda Swinton per la sua combinazione di donna comune con un volto non comune.

E lei, signora Swinton, come si è preparata per questo ruolo?

Tilda Swinton: Semplicemente vivo la mia vita usando l’immaginazione: non ho preparato il ruolo, ho solo incontrato i registi.

Perché nel film il personaggio che lei interpreta, Margaret Hall, cambia la sua vita guardando una videocassetta?

T. S.: Ogni donna ha problemi a gestire la sessualità dei propri figli, è per quello che Margaret vede la videocassetta in un modo molto differente.

Perché il film non è in concorso ma nella sezione Quinzaine des Réalisateurs?

Scott McGehee: Siamo stati selezionati per ‘Un certain regard’ nel 1994 col nostro film ‘Suture’. E’ un piacere particolare venire qui con un film americano mostrato a una sensibilità europea. Siamo molto felici di essere alla Quinzaine: almeno possiamo mettere i nostri vestiti per vedere i film!

Lei è già stato a Cannes, Mr. Visnjic?

Goran Visnjic: Sì, ero a Cannes in concorso col film ‘Welcome to Sarajevo’ (di Michael Winterbottom, ndr). Era tutto folle ma adesso è ancora più folle!

Signora Swinton, a mio avviso lei ha fatto un magnifico lavoro in un bellissimo ruolo. Che cosa c’è di personale riguardo alla protezione dei figli in questo film?

T. S.: Avrei potuto fare questo film in qualsiasi altro momento della mia vita ma è successo adesso. Ho due gemelli di tre anni, un maschio e una femmina, ma sono troppo pigra per avere un controllo totale. Comunque mi piacciono gli snodi narrativi riusciti, in una sceneggiatura.

Che impressione si ha a lavorare insieme come registi e per lei, signora Swinton, a essere diretta da due registi?

D. S.: Abbiamo sempre lavorato insieme, collaboriamo sempre, anche se due registi possono creare confusione agli attori.

T. S.: E’ un processo chiarificatore lavorare con due persone: è più facile prendere la decisione migliore.

Quali sono i vostri progetti in futuro?

T. S.: Non ho progetti!

D. S.: Abbiamo molte sceneggiature ma non abbiamo ancora deciso.

Signora Swinton, un’ultima domanda: pensa che l’amore di una madre non abbia limiti?

T. S.: No, l’amore di una madre ha dei limiti… ma questo è un altro discorso!

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