Il 30° Togay festeggia su viale Mai e nel Boulevard con Robin Williams

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Si parte il 29 aprile con “54” e Irene Grandi ospite musicale. Madrina sarà la Crescentini

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Un viale lungo trent’anni. Partito da Sodoma, arrivato a Hollywood e ripartito con targa internazionale grazie alla nuova dicitura Torino Gay & Lesbian Film Festival, sempre guidato dall’inossidabile Giovanni Minerba. Un viale disseminato di alberi, sì, ma genealogici (ci ha mostrato le più varie generazioni lgbt) e sogni cinematografici prima militanti, per reclamare visibilità e diritti, poi sempre più rivolti a un pubblico generalista, con l’incubo di trovare dietro la curva la strada sbarrata per colpa dell’opposizione delle giunte di centro-destra. Ma il Togay ce l’ha fatta, e dal 29 aprile al 4 maggio festeggerà i tre decenni ‘diversi perché unici’ con un cartellone quasi miracoloso per il ridotto budget di 400.000 euro, roso da una flessione del 15% rispetto all’anno scorso e un giorno in meno di programmazione.

Il primo motivo per festeggiare è proprio l’inaugurazione di un viale, mercoledì 22 aprile a mezzogiorno, alla presenza del sindaco Piero Fassino: il tratto pedonale di corso Carlo Luigi Farini, adiacente al Campus Luigi Einaudi, prenderà infatti il nome di Ottavio Mario Mai, cofondatore del festival scomparso prematuramente nel 1992.

E un altro viale, il “Boulevard” di Dito Montiel, presentato fuori concorso come anteprima internazionale, è uno dei titoli più attesi soprattutto per l’ultima interpretazione di Robin Williams, un mansueto marito segretamente gay la cui esistenza viene sconvolta dall’incontro con un giovane prostituto interpretato da Roberto Aguire. Potremo vedere anche la figlia di Williams, la venticinquenne Zelda, nel sentimentale “Never” di Brett Allen Smith sull’incontro tra due anime solitarie, una cantautrice lesbica e un ragazzo etero (Zachary Booth).

“È un piacere essere qui: io e il festival gay siamo invecchiati insieme – ha spiegato Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema e del Festival di Venezia, alla presentazione del festival questa mattina alla Mole Antonelliana -. È un’edizione importante, un anniversario prestigioso. Qualcuno si chiede se ha senso dopo trent’anni un festival a tematica omosessuale. C’è chi si chiede se non è meglio uscire dal ghetto: trent’anni fa c’era un’esigenza di militanza ma siamo andati avanti ed è diventata una proposta culturale in senso lato. Se tutti i diritti delle minoranze fossero riconosciuti non avrebbe senso una manifestazione così ma io rivendico l’assoluta necessità di questo festival”.

Ad allietare la serata di apertura, mercoledì 29 aprile, dedicata alla musica, due bellezze sicuramente ‘rock’: la madrina Carolina Crescentini e la ‘nostra ragazza sempre’, Irene Grandi. Seguirà la proiezione di “54: The Director’s Cut” di Mark Christopher, il vintage movie del ’98 su una delle più leggendarie discoteche newyorchesi, lo Studio 54, reintegrato di circa 36 minuti a prevalenza gay: si approfondisce soprattutto la bisessualità del protagonista, il barista Shane interpretato da Ryan Philippe. In chiusura, il 4 maggio, da non perdere il ritorno sul set della straordinaria ottantacinquenne Gena Rowlands nella commedia musicale “Six Dance Lessons in Six Weeks” (“Sei lezioni di danza in sei settimane”) di Arthur Allan Seidelman in cui la musa e moglie di Cassavetes si cala nel ruolo di una vedova petulante che prende lezioni di danza da un gay flamboyant, Michael, interpretato dall’avvenentissimo Cheyenne Jackson.

Tra i titoli da non perdere nella cineabbuffata dei 115 film presentati, la versione restaurata dal Museo del Cinema di Monaco del primo film gay della Storia, il tedesco “Anders als die Andern” (“Diverso dagli altri”) di Richard Oswald risalente al 1919 e prodotto da Magnus Hirschfeld. È stato reintegrato di preziosi frammenti recuperati in archivi privati. Segnatevi anche il lesbico “Appropriate Behavior” di Desiree Akhavan accolto con favore al Sundance e la coproduzione centro-sudamericana “Dólares de arena” di Laura Amelia Guzman e Israel Cardenas con una splendida Geraldine Chaplin nei panni di un’anziana francese che intraprende una relazione con una giovane prostituta.

Si preannuncia un’edizione molto più ‘giovanile’ dei trent’anni che festeggia, rivolta in modo particolare alla nuove generazioni. “La matrice del successo del festival è il pubblico – spiega il programmatore Fabio Bo – ed è il vero protagonista assoluto. Potrà votare trenta film e non solo quelli in concorso. Ci avviniamo a un pubblico molto giovane. Su sedici film (tra i nove in competizione ufficiale e il Premio Queer, n.d.r.) ci sono ben sette opere prime”. “Raccogliamo le fila della vecchia sezione ‘Forever Young’ – continua il selezionatore Salvo Cutaia -. Un laboratorio a livello contenutistico ed esetico. Le tematiche sono tante, tra cui coming of age ed emigrazione. Non mancano le vene più sperimentali”. Molto variegato è il programma di cortometraggi, “vivissimi: i giovani si esprimono molto con la brevità – ha spiegato Alessandro Golinelli -. La giuria da quest’anno è una giuria di giovani”. Nella sezione Extra sarà presentato uno slot di corti realizzati da Max Croci, con presenza in sala, tra gli altri, di Luciana Littizzetto. Tra i documentari spiccano “Non so perché ti odio – Tentata indagine sull’omofobia e i suoi motivi” di Filippo Soldi e “Torri, checche e tortellini” di Andrea Adriatico sulla storia di Bologna città gaia per eccellenza. Tra le curiosità, “Amara” di Claudia Mollese che racconta la storia “della trans più disgraziata del mondo, la leccese Mara – ha spiegato il direttore Giovanni Minerba -. A dimostrazione che non siamo tutti buoni, Mara è stata una sfruttatrice degli immigrati”.

È previsto anche un omaggio ad Amos Guttman, il primo regista israeliano dichiaratamente gay, deceduto per Aids a 39 anni pochi mesi prima di vincere proprio il festival gay di Torino nel 1993 con “Amazing Grace”. Essendo Torino quest’anno ‘capitale europea dello sport’, particolare attenzione viene riservata a questo tema: dal dramma australiano “Drown”, in concorso, su un campione gay di surf vittima di bullismo omofobico al doc “Fuori” di Chiara Tarfano e Ilaria Luperini sulla giocatrice 24enne di hockey torinese Nicole Bonamino che fece coming out l’anno scorso alle Olimpiadi di Sochi e sarà presente al TGLFF.

Il Premio Ottavio Mai per il miglior film sarà assegnato dalla giuria internazionale composta dall’attore Lorenzo Balducci, il direttore del Tel Aviv LGBT International Film Festival, Yair Hochner, e la mecenate Beatrice Merz.

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