TUTTE LE BESTIE DI CANNES

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Parte la 56a edizione del Festival e la Croisette si popola di divi. Arriva Keanu Reeves per Matrix Reloaded. Ma vedremo anche il nuovo Von Trier, Ozon e...

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Il grande circo di Cannes ha aperto i battenti. Mentre il 56° Festival di Cannes è stato inaugurato dalla madrina Monica Bellucci che ha dichiarato (senza papere, ed è una novità) “Sono felice di essere stata scelta per accompagnarvi dentro un Festival che, dalla sua nascita a oggi, ci ha fatto conoscere e apprezzare il cinema di tutti i luoghi del mondo”, il cinebestiario è pronto ad esibirsi. Si attendono i cani di dogville, gli elefanti di Gus Van Sant, un trans cieco nel film di Bertrand Bonello ‘Tiresia‘. Il gran direttore resta l’ineffabile Fellini a cui il festival ha dedicato una retrospettiva integrale. Grande apertura col remake di un film datato 1951, ‘Fanfan la Tulipe‘, rifatto da Gérard Krawczyk con Penelope Cruz al posto di Gina Lollobrigida e Vincent Perez invece di Gérard Philippe.

Sulla rossa scalinata del Palais è apparso l’intero cast dell’attesissimo ‘Matrix Reloaded‘, con un darkeggiante Keanu Reeves nuovamente nei panni del cyberprofeta Neo, adoratissimo dal pubblico in delirio. Ma c’erano anche Carrie Ann-Moss, Jada Pinkett Smith, Laurence Fishburne, Lambert Wilson e Neil Rayment. Nell’edizione del Festival che sembra la più austera e radicale degli ultimi anni (mancano grandi autori classici come Antonioni, Altman, Bellocchio o già classici come Tarantino, Wong Kar-Wai, i Coen perché i film non erano pronti), mentre il manifesto grida un italianissimo ‘Viva il Cinema!’ color fucsia su vari sfondi monocromatici, il bestiario da passerella cinematografica non è garantito solo da una retrospettiva integrale sul maestro riminese ma anche dai titoli più bizzarri del concorso.

Insieme al terrore della Sars ecco arrivare la sindrome Lars: si infittiscono i misteri dogmatici nella ‘città del cane’ di Dogville, il titolo più atteso dell’anno, il nuovo, intrigante, misterioso noir del deviante danese Lars Von Trier, con una splendida Nicole Kidman radiosa in campo nero, tra set astrattissimi con scritte bianche su sfondi dark e le imperdibili interpretazioni di grandi del cinema come Lauren Bacall, James Caan e Katrin Cartlidge nel suo ultimo ruolo (è morta di setticemia dieci mesi fa).

Un bellissimo transessuale brasiliano è il protagonista di ‘Tiresia‘; variante postmoderna del mito del veggente cieco in uno dei cinque titoli francesi della competizione stracampanilista.

Tiresia vive nella periferia parigina col fratello e quando un losco individuo col culto della bellezza dal nome di Terranova si innamora perdutamente di lui, decide di rapirlo. Il trans, però, non può più prendere gli ormoni quotidiani e così diventa sempre più uomo, con barba lunga e voce roca. Terranova, disgustato da tale trasformazione, lo acceca e lo getta in una scarpata. Tiresia viene però salvato da una ragazza e inizia a manifestare poteri di preveggenza. Il regista è lo stesso de ‘Le pornographe’, Bertrand Bonello, per cui ci si aspetta anticonvenzionalità, gran cinefilia e una buona dose di progressismo sessual-militante. Cast da leccarsi i baffi coll’italofrancese dagli occhi di ghiaccio Stefano Cassetti (‘Roberto Succo’), lo statuario bruno Laurent Lucas (‘Harry un amico vero’) e il mitico anarcoide Lou Castel.

In odor di scandalo un altro francese, il grande François Ozon di ‘Sotto la sabbia’ e ‘Otto donne e un mistero’ che qui si immerge in un thriller alla Deray con risvolti lesbici: in ‘Swimming Pool‘ (Piscina) una scrittrice inglese di gialli (Charlotte Rampling) va a trovare il suo editore in una villa del Sud della Francia dove conosce la bellissima figlia (Ludivine Sagnier) e ne resta terribilmente attratta. Ma lei è una scavezzacollo, si porta a casa l’amante in casa, la coinvolge in un pericoloso gioco a metà tra realtà e finzione letteraria. Brividi saffici assicurati.

Attesissimo l’approdo sulla Croisette di Gus Van Sant, per la prima volta in concorso con ‘Elephant‘ (foto accanto al titolo), piccola produzione indipendente e sperimentale sulla falsariga di ‘Gerry’. Il regista torna nella sua amata e odiata Portland, dove aveva ambientato i suoi primi film, da ‘Mala noche’ a ‘Belli e dannati’, per raccontare di un gruppo di adolescenti borderline la cui scuola, apparentemente normale, è invece teatro delle più tremende brutalità, tra violenze fisiche e ricatti psicologici. Nel cast il clone di George Bush Timothy Bottoms (il cognome significa ‘culi’ ed è tutto dire) e un gruppo di angelici ragazzini rigorosamente non professionisti, all’insegna della provocazione sociopolitca.

Ritroveremo infine gli edonisti bisex de ‘Il declino dell’impero americano‘ nel seguito dello stesso regista canadese Denys Arcand, ‘Le invasioni barbare‘, che riparte dalla malattia di uno dei protagonisti per raccontare 16 anni dopo ciò che resta dell’intellettualismo neoborghese tra fitness sfrenato e liberazione sessuale. Al Palais si potrà vedere la Rai, ma non la nostra poco lungimirante televisione (che tra l’altro ha rimandato per due volte il film-fiume di Marco Tullio Giordana ‘La meglio gioventù’ su quarant’anni della storia italiana dal ’60 ad oggi previsto nella sezione ‘Un certain regard’), bensì Aishwarya Rai, ex Miss Mondo, superdiva del cinema indiano e membro della giuria insieme allo scrittore napoletano Erri De Luca. Di italiano in concorso c’è solo ‘Il cuore altrove‘ di Pupi Avati e certo ci dispiace che sia stato preferito a ‘La finestra di fronte‘ di Ozpetek (il regista italoturco ha rifiutato le sezioni laterali). Per chi non può raggiungere la Costa Azzurra c’è invece la manifestazione ‘Cannes e dintorni’, dal 5 al 12 giugno a Roma e dall’11 al 18 giugno a Milano, con un’antologia della Selezione ufficiale.

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