TUTTI I GAY DI CANNES

Al festival del cinema molti i film a tematica omo: manga porno, brividi saffici tra Chloe Sevigny e Connie Nielsen, un cameriere gay e il suo amante nano, Isabelle Huppert promiscua.

CANNES – "A morte Hollywood" tuonava due anni fa l’eccentrico e trashaiolo John Waters nel film Cecil B. Demented presentato fuori concorso proprio a Cannes. E mai come quest’anno il programma del Festival di Cannes (55a edizione, 15-27 maggio) si presenta sulla carta smodatamente antihollywoodiano, fortemente autoriale e sfrenatamente cinefilo.

A partire dal film d’apertura, la commedia brillante ‘Hollywood Ending‘ (foto) di Woody Allen (significa ‘Finale hollywoodiano’ ma si può leggere anche come ‘Fine di Hollywood’) con lo stesso Woody nel ruolo di un regista americano in declino che deve portare a termine un film pur colpito da cecità psicosomatica (metafora della sterilità visiva americana contemporanea?). Ma Allen è stato già stroncato dal New York Times: "sembra fatto da una persona che non esce di casa da trent’anni". Si annunciano invece già come sfide estreme anche per i più accaniti sostenitori del cinema d’essai (ma quanti poi li vedranno nelle sale comuni?) i 96 minuti di piano sequenza che costituiscono ‘Russian Ark‘ del grande Sokurov – che chiude la sua trilogia di ritratti storici con una cineriflessione su varie personalità russe degli ultimi 200 anni dopo il ‘Moloch’ di Hitler e il ‘Taurus’ su Lenin – e le provocatorie lentezze del maestro Manoel De Oliveira che a 93 anni suonati firma il suo ‘Principio dell’incertezza‘ – 2 ore e 13 minuti per un’esiguità di inquadrature. Molti i gay all’opera: il regista omosessuale Olivier Assayas (‘L’eau froide’) presenta in concorso ‘Demonlover‘, complicata incursione nell’alta finanza di due multinazionali che si contendono i diritti dei manga porno giapponesi, girato tra Parigi e gli States. Si annunciano brividi saffici tra le bellissime Chloe Sevigny (‘Boys don’t cry’) e la vichinga bruna Connie Nielsen (‘Il gladiatore’).

Lo scandalo annunciato del Festival è invece ‘Irrévérsible‘ dello scomodo francoargentino Gaspar Noè (autore del corto ‘Sodomiti’), già definito il ‘Pasolini francese’, esperto in sesso e violenza estremi – ‘Carne’ e ‘Solo contro tutti’, drammi violentissimi su un macellaio killer avevano scatenato le ire della censura francese quattro anni fa. Qui racconta lo stupro della nostra Monica Bellucci (una scena di 9 minuti, pare, insostenibile) in tre episodi invertiti cronologicamente – dopo, durante e prima – e della sua vendetta da parte dell’innamorato Vincent Cassel, suo marito nella vita.

Tre americani in concorso, tutti super-indipendenti: il Paul Thomas Anderson di ‘Magnolia’ in corsa per la Palma d’Oro con ‘Punch-drunk love‘, Michael Moore con la docufiction sul commercio di armi ‘Bowling for Columbine’ e Alexander Payne con l’on the road ‘About Schmidt’; da tenere d’occhio soprattutto quest’ultimo, scoperto al Torino Film Festival con titoli quali ‘Citizen Ruth’, ‘Election’ e una predilezione per personaggi secondari lesbici. Qui racconta di un vedovo sessantenne (Jack Nicholson) che si ricongiunge all’adorata figlia attraversando da solo il Nebraska.

Assolutamente imperdibili il nuovo Cronenberg con Ralph Fiennes (‘Spider’), Roman Polanski (‘Il pianista’), Ken Loach (‘Sweet Sixteen’) e Mike Leigh (‘Tutto o niente’).

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Fuori concorso Barbet Schroeder (‘La vergine dei sicari’) riaggornerà il caso Leopold-Loeb del 1924 raccontando in ‘Murder by numbers‘ di due giovani californiani ricchi e annoiati che ammazzano una donna senza alcun motivo. A indagare Sandra Bullock e Ben Chaplin.

Ma è la Quinzaine des Réalisateurs, la più sessantottina, battagliera e innovativa sezione del festival a presentare le proposte gay più interessanti: vedremo l’attesissimo nuovo film del più famoso regista gay tedesco vivente, Werner Schroeter (‘Poussières d’amour‘) che in ‘Deux’ (‘Due’, foto sopra) dirige la sublime Isabelle Huppert nel doppio ruolo di due gemelle problematiche e in crisi con la madre che scatenano le loro nevrosi nel sesso promiscuo. Nel cast l’androgino Robinson Stévenin, visto recentemente in versione trans al Togay nel polar melodrammatico ‘Mauvais genres’ che gli è valso un César come miglior attore esordiente, e che qui recita col più noto padre Jean François. Tra gli italiani la storia più bizzarra è raccontata da Matteo Garrone, l’interessante regista di ‘Terra di mezzo’ e ‘Estate romana’, che ne ‘L’imbalsamatore‘ (foto) narra di un cameriere gay che si innamora di un tassidermista nano (!). Quasi sicura la distribuzione del film in tutto il territorio nazionale nella prossima stagione. Al Marché si potrà vedere, in attesa di un acquirente italiano, il nuovo film con Amanda Lear ‘D.J. – La sfida‘ di Blanca Li, colorata commedia musicale dai toni almodovariani.

E per chi arriva sulla Croisette con l’indispensabile ‘tenue de soirée’, da non mancare le imperdibili feste sulla spiaggia (ad altissimo tasso di frequentazione omo) come il party del Festival di San Sebastian – garantiti attori e attrici spagnoli costantemente avvinazzati, da Francisco Rabal a Javier Bardem, da Victoria Abril alla Paredes – oppure la festa di Italia Cinema su uno yacht a due piani ancorato al porticciolo. Veuve Cliquot d’annata e dragamento vip assicurato. A patto che siate sopravvissuti a De Oliveira.