Un bacio romantico ma troppo caramelloso

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Norah Jones e Jude Law si scatenano in smancerie nell'irrisolto "Un bacio romantico" di Wong Kar-Wai. Sottotesto lesbico tra la cantante e Natalie Portman: dormono insieme ma non...

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All’ultimo Festival di Cannes, dove Un bacio romantico di Wong Kar-Wai aprì in pompa magna la competizione, l’attesa era grande: l’acclamato regista di culto cinese, autore di capolavori visionari quali In the Mood for Love e Hong Kong Express, specializzato in struggenti storie d’esilio e sradicamento – gli amanti perduti di Happy Together, forse la regia d’autore queer più bella degli anni ’90 – tornava al cinema tre anni dopo lo stiloso ma manierato 2046 con un film (quasi) tutto americano, My Blueberry Nights (letteralmente: "Le mie notti al mirtillo"). Un articolato road movie attraverso gli States che tentava la solleticante scommessa di lanciare al cinema la regina del modern jazz Norah Jones, affiancandole un cast di star internazionali quali mister fascino Jude Law, la lolita cresciutella Natalie Portman e il premio Oscar Rachel Weisz.

Eppure qualcosa non ha funzionato. Se lo stile raffinato è sempre affascinante grazie anche alla fotografia sofisticata di Darius Khondij, a deludere è la sceneggiatura, cofirmata dal regista con Lawrence Block, esperto soprattutto di script televisivi (e si vede: il gusto esotico di Kar-Wai mal si è miscelato con una penna di routine come la sua). Ne viene fuori una caramellosa commedia sentimentale piuttosto impersonale: una giovane cameriera, Catherine – la Jones, impacciatella: lancio non riuscito! – viene abbandonata dal fidanzato per un’altra donna dopo cinque anni di fidanzamento e inizia un viaggio/fuga in solitaria attraverso gli Usa dove conosce il gestore di un bar russo, Jeremy (Jude Law, gigione come non mai), un poliziotto alcolizzato separato dalla moglie, Arnie (il migliore del cast, David Strathairn) e una sballata giocatrice di poker sepolta dai debiti, l’inquieta Leslie (Natalie Portman, più butch del solito).

La suddivisione in capitoli sostanzialmente slegati tra di loro, uno per ogni città e incontro (la zuccherosa storiella con Jeremy incornicia il film in triangolazione fra New York, Memphis e Las Vegas) non aiuta la fluidità del road movie che paradossalmente risulta in fondo statico, monocorde, frenato da battute d’arresto che compromettono il ritmo narrativo e reso a tratti stucchevole dalla musica "smaltata" di Ry Cooder. Idee vincenti? Forse una sola: il contenitore di vetro colmo di chiavi che racchiude un segreto sull’introversa personalità di Jeremy.

Nell’episodio ambientato a Las Vegas, sulla scia neanche troppo celata di Thelma & Louise, si avverte un leggero sottotesto lesbico tra la protagonista e la ribelle Leslie che detesta gli uomini e dorme nello stesso letto di Elizabeth (ma in questo caso nessun bacio romantico: ricordiamo che Kar-Wai rivelò di aver messo la scena di sodomia di Happy Together nell’attacco per "togliersi subito il problema". Non ci sembra un regista così omofilo…).

Nelle sale italiane uscirà venerdì 28 marzo: ahimè, duole dirlo, ma non è un film imperdibile.

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