UN CINENATALE MOLTO FILOGAY

Dalla commedia gay ‘Reinas’ ai tocchi lesbici e trans di ‘Natale a Miami’, ecco i consigli sui film di Natale. Il migliore resta ‘A History of Violence’ con un sexy Viggo Mortensen.

È un Natale cinematograficamente molto filogay quello di quest’anno, con un film orgogliosamente queer, ‘Reinas’, e vari spunti omo in altri titoli come il cinepanettone di successo ‘Natale a Miami’ di Neri Parenti (tocchi lesbici e trans) o la chicca d’autore ‘Me and You and Everyone We Know’ di Miranda July (accenni saffici). Il migliore resta il thriller di Cronenberg ‘A History Of Violence’ in cui Viggo Mortensen non è mai stato così sexy. Tra gli altri titoli, da non perdere i blockbuster fantasy ‘King Kong’ di Peter Jackson e ‘Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio’ di Andrew Adamson.

REINAS
di Manuel Gómez Pereira

È il film gay di Natale e non poteva essere più attuale dopo le magnificenze da nababbi delle invidiate nozze di Elton e David e quelle più ‘normali’ delle altre coppie gay anglosassoni che finalmente hanno potuto unirsi in matrimonio. Una commedia fresca e scacciapensieri sulle nozze collettive di 20 coppie omosessuali, adorabilmente spagnoleggiante (è girato interamente a Madrid), in cui i giovanilisti dilemmi amorosi gay corrono parallelamente alle sbandate di cuore delle cinque ‘frollate’ regine almodovariane che sono le scatenate mamme dei protagonisti: già solo per la presenza di Carmen Maura e di Marisa Paredes varrebbe la pena di correre al cinema. Le ragazze apprezzeranno un estemporaneo bacio lesbico tra Bettiana Blum e Carmen Maura. Molto carini i protagonisti (fateci sapere nel forum il vostro preferito!). Vergognoso il divieto ai minori di 14 anni «per la particolare tematica del film e una scena di sesso ritenuta esplicita» (all’inizio del film, nel gabinetto del treno, un amplesso etero molto ironico in cui non si vede nulla di osé). Il distributore Andrea Occhipinti ha giustamente commentato: «È una scena che potrebbe essere mostrata in televisione alle sei del pomeriggio e non turberebbe nessuno. La motivazione ‘per la tematica particolare’ del film in realtà è pura omofobia. Perché in questo Paese non sono vietati ai minori film volgari e violenti mentre quando si tratta di omosessualità arrivano le censure? A Venezia un parroco dice che non è opportuno che il film esca a Natale e un assessore della Lega dichiara che non deve essere programmato in una sala del Comune perché non rispetta la tradizione della famiglia naturale prevista dalla Costituzione. Non più di una settimana fa, un’associazione per la difesa della famiglia italiana dichiarava che il film doveva essere addirittura bandito dalle sale italiane. Tutto questo accade per un film non politico, ma che tratta semplicemente in stile di commedia un fatto di attualità. Non si è sposato proprio ieri Elton John ricevendo pubblicamente gli auguri di Tony Blair?’».

NATALE A MIAMI
di Neri Parenti

Il cinepanettone che si è divorato tutti i concorrenti nello sprint prenatalizio (3 milioni di euro in un weekend contro i 2 di ‘Ti amo in tutte le lingue del mondo’ di Pieraccioni e il ‘King Kong’ di Jackson) è anche il film delle feste con più riferimenti lesbo-trans: la moglie di Massimo Boldi scappa con una naturopata lesbica e i protagonisti, dopo essere stati in una discoteca ‘dyke’, finiscono in una elegante villa con quattro trans. L’unica vera transessuale del film (le altre sono donne biologiche) è quella che si apparta con Massimo Boldi e gli svela l’identità facendo una torrenziale pipì in piedi seguita dal commento: «Deve essere stata la troppa birra!».

Abbiamo contattato a Miami colei che l’interpreta, l’affascinante modella di colore Angelica Love Ross, che a proposito di questa esperienza ci ha confidato: «Massimo è stato incredibile. La sua energia era immensa. Girare non è stato facile perché faceva ridere tutti! Pochi sul set sapevano che sono transessuale, quasi tutti credevano fossi una donna come le altre. Il regista, eccezionale, per il mio ruolo voleva assolutamente un transex che sembrasse una donna e ha fatto pochi ciak per ogni scena».
Il film è triviale e sgangherato, come si può immaginare, ma ha almeno una scena divertente: quella puramente slapstick col serial killer che cucina i testicoli delle sue vittime. Ultima volta per la coppia De Sica-Boldi minata tra l’altro da contrasti personali: Boldi ha firmato un contratto con Medusa abbandonando quindi la ‘scuderia’ di Aurelio De Laurentiis.

ME AND YOU AND EVERYONE WE KNOW
di Miranda July

Una piacevole sorpresa orgogliosamente ‘indie’ che ha collezionato una messe di premi imponente tra cui la Caméra d’Or a Cannes e il Premio Speciale della Giuria al Sundance: ‘Me and You and Everyone We Know’ di Miranda July, esordiente tuttofare (è regista, interprete e sceneggiatrice) con background da artista multimediale e faccino da finta ingenua. Il suo è un bislacco affresco minimalista, svagato, pieno di luce, naif ma accattivante come i suoi anomali personaggi: la protagonista fa la tassista per anziani, ha l’hobby della videoarte e si innamora del commesso di un negozio di calzature appena mollato dalla moglie nera. I suoi due figli di sei e quattordici anni passano il tempo a chattare con un misterioso coprofilo e il maggiore viene usato come cavia sessuale da due ragazzine maliziose che si divertono a provocare un ragazzo obeso slinguandosi davanti a lui (ma lui è troppo timido e si limita a scrivere sui fogli appesi ai vetri di casa sua le sozzerie che vorrebbe far loro). La July è incantevole come attrice (sembra un perfetto incrocio tra la solare Emily Watson e la magnetica Catherine Keener), controlla abilmente la regia e centra in pieno almeno tre scene: l’incendio alla Muzio Scevola in apertura, il killeraggio (in)consapevole del pesciolino rosso e il riconoscimento del coprofilo sulla panchina. Ottimista, colorato, magicamente turlupinatore, in realtà è più forma che sostanza ma sa catturare lo spettatore: andate a vederlo, è uno dei film più originali di questo Natale.

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in seconda pagina, ‘A History Of Violence’, ‘King Kong’, ‘Le Cronache di Narnia’, il cd di ‘Viva Zapatero’ e il libro di PatanèA HISTORY OF VIOLENCE
di David Cronenberg

La migliore pellicola in circolazione: un thriller compatto, vibrante, senza una sbavatura, ispirato alla graphic novel di John Wagner e Vince Locke, quasi un western contemporaneo sull’ontologia della violenza. Un tranquillo padre di famiglia ammazza nel suo diner due brutti ceffi e diventa per i media un eroe. Ma quando si scopre che la sua identità è un’altra e la sua bravura nell’uccidere non è casuale, dovrà fare i conti col suo passato rimosso mettendo in pericolo anche i suoi cari. Viggo Mortensen non è mai stato così macho e così sexy (ne sono la riprova la scena del lavaggio al laghetto nel finale in cui la macchina da presa indugia sui muscoli sporchi di sangue e l’incontro col fratello – un eccellente William Hurt – che sembra quasi un amante tra abbracci e annusate ambigue). Curiosa una scena criptogay in cui il bel figliolo dichiara tra l’approvazione generale: «Sono frocio e sono una puttanella!» per non essere malmenato da altri due fascinosi ragazzotti nei corridoi del college.

KING KONG
di Peter Jackson

Il fluviale remake di Peter Jackson dell’omonimo fantasy di Cooper e Schoedsack del 1933 (che durava però 102 minuti anziché tre ore). Si approfondisce la parte iniziale ambientata sull’Isola del Teschio a est di Sumatra con tanto di dinosauri molto spielberghiani e grande impiego di sofisticati effetti speciali. Nel cast la Naomi Watts del lesbico ‘Mulholland Drive’ e il premio Oscar Adrien Brody. King Kong è interpretato dal Gollum de ‘Il Signore degli Anelli’ Andy Serkis ma ridimensionato in digitale. In Nordamerica ha incassato meno del previsto.

LE CRONACHE DI NARNIA
IL LEONE, LA STREGA E L’ARMADIO
di Andrew Adamson

In questo caso il ‘coming out of the closet’ non è una dichiarazione di omosessualità ma la rivelazione di un mondo fiabesco dominato da fauni, centauri e leoni parlanti per quattro ragazzi inglesi che durante la Seconda Guerra Mondiale scoprono un magico accesso nascosto in un guardaroba nella casa di un professore. Non poteva esserci attrice più adatta di Tilda Swinton, algida musa di Derek Jarman, per interpretare la malefica Strega Bianca. Tratto dall’omonima saga per bambini di Clive Staples Lewis.

Infine due consigli per gli acquisti di Natale dell’ultim’ora: il dvd del film italiano più bello dell’anno, ‘Viva Zapatero!’ di Sabina Guzzanti (Dolmen, 14.9 euro), un incalzante documentario tragicomico sul diritto d’informazione in Italia con memorabili interventi di Fo, Rossi, Luttazzi, Travaglio e Biagi (impressionante il suo licenziamento via posta «con ricevuta di ritorno») ma anche di giornalisti stranieri quali Udo Gumpel e Marcelle Padovani. Reperibile anche con testo allegato.

Da non perdere poi il bel libro di Vincenzo Patanè ‘L’altra metà dell’amore – Dieci anni di cinema omosessuale’ (DeriveApprodi, pagg. 304, 18 euro), raccolta di 215 recensioni di film glbt, la maggior parte delle quali pubblicate sullo storico mensile gay ‘Babilonia’. Con acume critico e un’ottima capacità divulgativa, Patanè ripercorre l’ultimo decennio della cinematografica a tematica queer attraverso interessanti schede complete di cast & credits esaustivi e giudizio sintetico che va da uno a cinque asterischi (ma dissentiamo sulla stroncatura dell’ottimo ‘La vergine dei sicari’ di Barbet Schroeder e su qualche titolo non gay come ‘Le lacrime della tigre nera’ o ‘Batman Forever’). Un manuale importante che non può mancare nella biblioteca di un cinefilo.

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