UN LEONE GIALLO ORO

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Leone d'Oro a 'Sanxia Haoren' del cinese Jia Zhangke. Premi minori a 'Azul oscuro casi negro' e 'I don't want to sleep alone'. Ecco le dieci scene queer...

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I premi

Pur essendo il film ‘sorpresa’ del festival, inserito a metà concorso senza essere presentato – e quindi non risulta sul catalogo – la vittoria del Leone d’Oro dal parte del cinese Sanxia Haoren (Still Life, ossia Natura morta) di Jia Zhangke non stupisce più di tanto, visto che la rosa dei papabili si era ristretta a quattro film: The Queen, Bobby, Nuovomondo e l’orientale suddetto (tutti sono stati premiati tranne il film di Emilio Estevez Bobby, penalizzato dal fatto che si trattava di una versione non definitiva).

Coppa Volpi annunciata per la strepitosa Elisabetta II alias Helen Mirren di The Queen, vincitore anche dell’Osella per la migliore sceneggiatura. La regale ‘dame’ inglese, con parure argento-turchese da quasi 3 milioni di dollari, ha ringraziato tra gli altri «la mamma del film, il regista Stephen Frears». Meno apprezzato il premio al migliore attore, l’impersonale Ben Affleck per Hollwoodland (la star americana non ha potuto essere presente e ha ringraziato la giuria con un sms).
L’Italia si consola con un Leone d’Argento Rivelazione inventato ad hoc per l’apprezzato Nuovomondo e con qualche riconoscimento secondario per La stella che non c’è del gay

Amelio (ha fatto coming out su Vanity Fair definendosi ‘pansessuale’). Imbarazzante l’assurdo premio per l’innovazione del linguaggio cinematografico agli estremi Straub e Huillet che, pochi giorni prima del quinto anniversario dell’11 settembre dichiarano: «Finché ci sarà il capitalismo imperialistico americano non ci saranno mai abbastanza terroristi» (nel loro pessimo film Quei loro incontri alcuni attori teatrali declamano in mezzo a un bosco gli ultimi cinque dialoghi con Leucò di Pavese: ma questi signori credono di fare avanguardia con un anticinema ammuffito vecchio di decenni?).
I film gay
Ai film gay solo premi minori: l’UAAR e l’Europa Cinemas Label, assegnato da una giuria composta da quattro esercenti europei tra opere presentate alle Giornate degli Autori, sono andati a Azul oscuro casi negro di Daniel Sanchez Arevalo per “la profonda originalità e la regia particolarmente convincenti, davvero notevoli per un regista alla sua opera prima. Si tratta di una commedia sottile e molto umana, interpretata con grande maestria, girata con tocco lieve e delizioso, che mostra un profondo rispetto per i suoi personaggi. Crediamo che questo film dia prova della forza del cinema europeo e abbia le potenzialità necessarie per rivelarsi un successo e conquistare il pubblico nelle sale cinematografiche europee e non solo”. Grazie a questo premio si faciliterà la distribuzione dell’opera nelle sale del circuito Europa Cinemas e la stampa gratuita di 5 copie da parte di Technicolor quando verrà acquistata in Italia (il curatore Fabio Ferzetti ci ha spiegato che ci sono trattative in corso). Infine, il Premio Cinemavvenire Il cerchio non è rotondo. Cinema per la pace e la ricchezza della diversità è andato al dramma d’essai I don’t want to sleep alone di Tsai Ming-Liang.

Da segnalare, tra gli ultimi film presentati come evento speciale di Orizzonti, il documentario Pasolini prossimo nostro di Giuseppe Bertolucci, videointervista di Gideon Bachmann al maestro friulano sul set di Salò alternata a centinaia di foto di scena inedite di Deborah Beer. A questo proposito il regista ha dichiarato: «Il termine fotoromanzo, associato a un film ‘maledetto’ come il Salò di Pasolini, sembra incongruo e quasi inopportuno. E invece a me parte assolutamente appropriato, perché di un fotoromanzo si tratta. Siamo arrivati a una rilettura assolutamente attendibile di uno dei film più sconvolgenti degli anni ’70. Dalla quale emerge, potente, la spietata analisi pasoliniana di una società italiana sempre in bilico sulla voragine del fascismo. Il suo grido d’allarme fu strozzato la notte del 2 novembre 1975 ma continua ad arrivarci, nitido e straziante, a trent’anni di distanza».
Positivo, infine, il bilancio di questa edizione, con film molto vari e stimolanti, un’organizzazione migliore (ma c’era meno gente del solito: molti andranno alla Festa del Cinema di Roma) e anche dal punto di vista gay davvero interessante – il successo delle Giornate di Cinema Omosessuale dovrebbe ormai spalancare le porte al tanto atteso Leone Rosa.
LE DIECI SCENE GLBT PIÙ BELLE DEL FESTIVAL
1) La gioia pura e infinita dei due amici che giocano completamente nudi nel fiume
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LE DIECI SCENE GLBT PIÙ BELLE DEL FESTIVAL
1) La gioia pura e infinita dei due amici che giocano completamente nudi nel fiume (con macchina da presa che indugia maliziosa sui deretani) nel selvatico scandinavo Falkenberg Farewell di Jesper Ganslandt, anarchico inno alla giovinezza e alla spensieratezza assoluta di cinque fannulloni svedesi. Finale tragico che dà un senso ineffabile a un grande amore gay platonico. Da brividi.
2) Il toccante baciamano gay tra le lacrime dopo il tentativo di sgozzamento col coperchio di una lattina nell’autoriale Non voglio dormire da solo di Tsai Ming-Liang che nel complesso, però, non esalta: il regista malese naturalizzato taiwanese resta fedele al suo stile visionario e suggestivo ma manca di originalità e pesca a piene mani dai suoi precedenti Vive l’amour – il trio di protagonisti – Il fiume – l’acqua onnipresente con variante nebbia – Il buco – ancora l’acqua e il vecchio materasso. Condivisibile l’opinione di tale Veronica che sul muro di Ippoliti ha scritto: “Non vuole dormire da solo? Non si preoccupi. In sala dormivamo tutti”. Il finale ‘galleggiante’ cita Luci della ribalta di Chaplin ma è solo una furbata intellettualoide.
3) La scena camp più inaspettatamente lesbo delle Giornate di Cinema Omosessuale: il superqueer compiacente Nick che balla sotto un gazebo con Margaret Thatcher (!) e poi commenta: «Avrei potuto far cadere il governo». Chiccherrima.
4) I teneri baci al cioccolato tra i due amanti nigeriani in Rag Tag. Black gay power?
5)

L’orgetta a tre con ralenti post-pippotto di cocaina in The Line of Beauty ex aequo col bagno sensuale nella vasca dei fratelli semincestuosi (non gemelli nella vita) Jérémie e Yannick Renier del film sull’orlo di una crisi di nervi Nue Propriété.
6) Le scatenate sodomie bareback in parchi e giardini nella prima puntata di The Line Of Beauty. Adorabilmente diseducative.
7)

Il ballo grottesco della sciattona Betty a cui sono cresciuti i baffi e il marito imbranato nel corto australiano Moustache di Vicki Sugars. Pubblico in delirio con vette acutissime di risate isteriche.
8) Le prestazioni del bel massaggiatore in Azul oscuro casi negro con esplicita richiesta di «Sega o pompino?» ex-aequo col sesso sadomaso nel corto leather Healing di Andrew Bettridge, ironico ed ‘arrazzante’ insieme.
9) Il bacio lesbo tra la spettatrice in lacrime della sitcom coi tre conigli e Laura Dern – o chi per essa – nell’impenetrabile INLAND EMPIRE (tre lunghissime ore di video sgranatello). Accettiamo interpretazioni sul suo significato recondito.
10) La trans Jamel che finalmente indossa il vestito della madre nell’ultima inquadratura del documentario Frocks Off – Jamel di Rosetta Cook.
Come direbbe Miranda ne Il diavolo veste Prada: «That’s all…».
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d'amore Viennese.

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