UNA CITTÀ ‘COLMA’ DI MUSICA

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'Colma', un divertente musical americano, ha chiuso con successo le Giornate di Cinema Omosessuale. E il prossimo anno, forse, avremo anche il Leone Gay.

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Si sono concluse con successo nella sala B del Cinema Astra le Giornate di Cinema Omosessuale dirette da Daniel N. Casagrande di ‘CinemArte’: anche la terza serata ha visto il tutto esaurito, confermando l’importanza di una manifestazione gay resa molto significativa dall’ottima selezione proposta e capace di inserirsi velocemente nel tessuto connettivo del grande evento della Mostra del Cinema.

Nella conferenza stampa conclusiva, l’onorevole Franca Bimbi con delega alla cittadinanza attiva e ai diritti alla differenza, ha spiegato che «Un discorso culturale omosessuale è un soggetto che dà un’evidenza collettiva a un evento cinematografico veneziano capace di riflettere un aspetto del costituirsi della comunità GLBT: pensiamo che le politiche attive di cittadinanza debbano incrociare tutte le differenze. Si è tentato di ridurre l’omosessualità a un comportamento sessuale mentre il tema dell’identità ha una rilevanza anche nella vita pubblica e istituzionale. Abbiamo la responsabilità di farlo diventare un evento importante del festival». «Il salto fatto quest’anno – ha aggiunto l’onorevole Luana Zanella, assessore alla produzione culturale e alle politiche giovanili – ci dà la possibilità di creare davvero un luogo di confronto culturale che deve andare oltre il cinema».

Un importante bilancio della manifestazione è stato sintetizzato dall’onorevole

Franco Grillini: «Mai come in questo periodo abbiamo avuto a Venezia interlocutori così disponibili nella giunta comunale. È un momento particolarmente felice che spero non sia un attimo fuggente. Quest’anno si è creato intorno alla rassegna un dibattito molto costruttivo e positivo che ha tenuto banco sulla stampa per un mese. Anche se la discussione ‘ghetto sì o ghetto no’ è una discussione un po’ stantia: qui non si tratta di un ghetto dove ognuno fa quello che vuole e se ne frega del mondo ma è assolutamente il contrario. Quando abbiamo fatto la proposta di una rassegna integrata col festival ci è stato detto che se avessero detto di sì a lesbiche, omosessuali e trans, quindi già a molti soggetti diversi, avrebbero dovuto fare lo stesso anche col cinema femminista, ambientalista, eccetera. Noi abbiamo risposto: perché no? La Mostra dovrebbe essere un laboratorio che si apre al mondo, molti film gay sono entrati nella storia del cinema. La rassegna ha avuto un successo clamoroso anche grazie al sostegno del Comune. L’anno prossimo si potrebbe anche delocalizzare: per esempio, l’isola di San Servolo dove ieri c’è stata la festa queer, ha una struttura splendida. Oggi arriva a Venezia la crociera gay: qui c’è un turismo omosessuale che potrebbe diventare una risorsa per la città».

Il programma dell’ultima serata si è dimostrato particolarmente interessante: nella terza puntata di The Line of Beauty

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Il programma dell’ultima serata si è dimostrato particolarmente interessante: nella terza puntata di The Line of Beauty – la migliore – l’arrogante Gerald vince le elezioni ma è coinvolto in uno scandalo finanziario che lo costringe alla dimissioni. Come se non bastasse viene fuori che affitta una stanza al gay Nick e la stampa conservatrice ci crea sopra un ulteriore scoop su festini orgiastici e ‘squallide frequentazioni omosessuali’. Nick, sconvolto e turbati dai sensi di colpa, dopo un confronto serrato con Gerald, decide di abbandonare la casa e mentre i suoi amanti si ammalano di Aids, decide di fare il test Hiv (ma non viene comunicato l’esito, facendo sottintendere la possibilità di un seguito o uno spin-off). Ci è abbastanza piaciuta, questa fiction elegante sull’upper class gay anni ’80 minata dalla strage Aids: ambientazioni e recitazioni appropriate anche se riteniamo che la sceneggiatura tratta dal libro di Hollinghurst, vincitore del Booker Prize, sia fin troppo compressa nelle tre ore di The Line of Beauty e talora manca un adeguato approfondimento delle psicologie dei personaggi. Speriamo comunque che venga acquistato: Gay.tv sarebbe la destinazione ideale.

Il corto francese Eût-elle été criminelle… di Jean-Gabrile Périot in realtà è sostanzialmente avulso da temi gay e presenta immagini documentariste sull’umiliazioni pubblica delle collaborazioniste durante la seconda guerra mondiale (alcune donne sono molto mascoline e potrebbero sembrare lesbiche) ma è stato scelto come omaggio al film in concorso Zwartboek (Black Book) di Paul Verhoeven.

Ha infine divertito il pubblico sciolto nel finale in un lungo e meritato applauso il melodico Colma: the Musical di Richard Wong, nativo di San Francisco ma di origini asiatiche, che ha introdotto la sua opera prima spiegando che si tratta di «un film molto autobiografico. Io e l’autore della sceneggiatura (lo scrittore H. P. Mendoza, n.d.r.) ci siamo confrontati per mesi scegliendo gli episodi della nostra vita adolescenziale da portare sullo schermo. Il film totalmente autoprodotto è stato accolto molto bene in vari festival con nostra grande sorpresa. La scelta di fare un musical è nata perché ci è sempre piaciuto il genere e perché i nostri insegnanti ci sconsigliavano di girarne uno ma queste affermazioni ci hanno invece spronato a farlo».

In effetti Colma è davvero divertente e cavalca la ciclica moda del musical rilanciata nel 1997 (con la variante che i numeri musicali sono meno scenografici e più ‘videoclippari’) da Parole, Parole, Parole e tre anni dopo da Dancer in The Dark, proseguita poi con vari titoli quali Chicago, Romance & Cigarettes e Rent. Il ritratto musicarello di questa cittadina un po’ smorta a due passi da San Francisco ‘tutta cimiteri, concessionari di auto e scuole’ è simpatico e aggraziato: i tre protagonisti sono Billi, Rodel e Maribel, ossia un maschio etero, uno gay e una corpulenta ragazza orientale straight, molto stretti nella loro Colma dalle stradine tutte uguali sempre avvolte in una fitta coltre di nebbia e passano il loro tempo annoiandosi tra lavoretti poco gratificanti in negozi di abbigliamento, feste scacciapensieri molto trendy e opprimenti problemi famigliari (Rodel ha un fratello in carcere).

Le scene musicali sono realizzate con scenografie semplici e geometriche, spesso in split screen, con piani fissi montati velocemente (come in Dancer in the Dark) e coinvolgono gli abitanti della città al pub, per strada, persino al cimitero – la più riuscita – con coppie di ballerini che danzano tra le lapidi. Le canzoni veloci ed orecchiabili sono gradevoli e la genuinità dei tre giovani attori capace di conquistare il pubblico.

Un ottimo modo per concludere una bella rassegna gay che meriterebbe davvero di entrare sotto l’ala protettiva della Biennale e lanciare finalmente il progetto del ‘Leone Gay’ a cui Müller ha dimostrato di essere molto interessato.

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