‘VENICE GAYS’, UN CINEWEEKEND QUEER

Tre giorni di proiezioni glbt a Mestre per le Giornate di Cinema Omosessuale. Da non perdere ‘Suffering Man’s Charity’ di e con Alan Cumming e il documentario ‘Saint of 9/11’ di Glenn Holsten.

Per rifarsi della penuria di film lgbt alla Mostra del Cinema di Venezia, basta spostarsi sulla terraferma, a Mestre, per un intero cineweekend queer – dal 14 al 16 settembre – in occasione della terza edizione delle Giornate di Cinema Omosessuale, i cosiddetti Venice Gays, organizzati da Cinemarte in collaborazione con l’Osservatorio GLBT del Comune di Venezia.

Davvero ricco il programma, con ben 10 anteprime internazionali tra cui spicca il film d’apertura, la riuscita sophisticated comedy Out at the Wedding di Lee Friedlander, elegante e ben recitata, già vincitrice del premio del pubblico all’ultimo festival gay di New York. Con un tono scanzonato che ricorda nei dialoghi brillanti il primo Woody Allen – tra l’altro Manhattan è una delle protagoniste del film – si racconta delle disastrose conseguenze che può causare il bieco gossip menzognero quando se ne perde il controllo: la fascinosa Alex ha un fidanzato di colore, Dana, a cui fa credere che i suoi genitori, tradizionalisti del sud a cui non ha raccontato del fidanzamento, siano morti. In Texas, al matrimonio della sorella, si spaccia per single e viene creduta lesbica da una vecchia fiamma. Al ritorno a New York, l’inseparabile amico gay Jonathan le appioppa così una finta fidanzata che è realmente gay, causando interminabili equivoci a catena.

Da non perdere sabato sera l’attesa black comedy grand-guignolesca Suffering Man’s Charity di e con Alan Cumming, una sorta di remake de Il servo di Losey in chiave postmoderna su un violoncellista psicolabile che si invaghisce di un giovane romanziere, Sebastian, e lo ospita a casa sua nella speranza che le sue premurose attenzioni vengano ricambiate (cast extralusso: Anne Heche, Karen Black e Carrie Fisher).

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Vi segnaliamo anche la curiosa ronde erotico-sentimentale Holding Trevor di Rosser Goodman, stracolmo di giovani ruspanti promesse tra cui l’avvenente Jay Brannan di Shortbus che si autocita suonando la chitarra. Il Trevor del titolo – Brent Gorsky, anche sceneggiatore e produttore – è un ragazzo belloccio e inquieto che si invaghisce di un dottore arrivista, Ephram, pur essendo fidanzato col tossicodipendente Darrell.

Tra i cortometraggi da non perdere l’intimista Signage di Rick Hammerly sulla complessa seduzione in un bar tra un ragazzo non udente e uno normodotato, nonché il sulfureo Serene Hunter di Jason Bushman, coproduzione francese e americana infiammata da varie scene di sesso esplicito virate in rosso fuoco (l’insaziabile Luc si scatena in cruising sfrenato sul lungo Senna, nei locali gay, persino in palestra).

Chi ama il cinema d’autore non si perda invece lo stile raffinato – un elaborato bianconero alternato al colore – del complesso triangolo tra Paul, Christiaan e Claire nella rapida mezz’ora del tedesco Hotel Paradjis di Jan Krüger, apprezzato autore di Freunde.

Spicca infine tra i documentari, in chiusura, l’americano Saint of 9/11 di Glenn Holsten sul padre francescano gay Michael Judge impegnato nella lotta contro l’Aids, considerato la vittima numero 1 dell’attentato alle Torri Gemelle. Susciterà interesse anche lo spagnolo Miracle di Clarissa Gonzalez sui matrimoni gay spagnoli con tanto di cameo di Pedro Almodóvar che da un palco rivela di non aver mai creduto nel matrimoni ma di essere contento per la grande felicità, non rubata a nessuno, che dà la possibilità di sposarsi tra omosessuali.

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Tra le curiosità, infine, l’italiano Conclavissima del colorato gruppo off-off LaTavia Tovarich, sei episodi per un’irriverente sitcom sull’elezione di Benedetto XVI, nonché gli spezzoni dell’Eurovision Song Contest prima di ogni proiezione (già cult la campissima drag ucraina Verka Serduchka, ormai amatissima per i suoi tormentoni pop anche in Occidente).

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di Redazione