VIENI PIU’ VICINO, JULIA!

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La Roberts parla apertamente di eiaculazioni. I protagonisti si amano e si tradiscono. C'è persino spazio per del cybersex gay tra Jude Law e Clive Owen. E' "Closer"....

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«Sei una fottuta baldracca» a Julia Roberts non l’ha mai detto nessuno. E nessuno ha mai osato farle confessare che le piace farsi venire addosso mentre lei rivela spavalda di venire due volte facendosi leccare e poi penetrare.

Nello strano film di Mike Nichols Closer succede questo e molto altro. Soprattutto, e qui sta la sorpresa, la prima scena di cybersex gay ad alto contenuto erotico tra una superstar e un emergente, il gettonatissimo Jude Law e il tenebroso Clive Owen che qualcuno si ricorderà come vittima predestinata a spostare sassi da una parte all’altra del lager nell’intenso Bent. Non vi anticipiamo la sequela di maialate rigorosamente cut up che i due si scambiamo ma possiamo dirvi che Jude Law fa finta di essere una ninfomane sfrenata e il dermatologo interpretato da Owen eiacula masturbandosi nel suo ufficio (scena che fa il paio con un pianto dirotto dello scrittore – da vera checca isterica – verso la fine del film). Viene da chiedersi: come mai a volte è più eccitante fare sesso coi bisex via chat che con un gay dal vivo? La risposta forse è già stata scritta in qualche (b)log conosciuto a pochi.

Comunque il nuovo verboso film di Nichols (regista di Angels in America e Piume di struzzo), ben fatto, elegante e dalle scenografie sofisticate e un’atmosfera molto glam, annoia per metà. Eccessivamente fondato su dialoghi cerebrali, cede il passo nel secondo tempo a ingenue infiammate melodrammatiche e improvvise cadute di gusto davvero ridicole anche perché i quattro passano il tempo a sfoderare una raffica di rivelazioni di tradimenti che a confronto Le relazioni pericolose sembra un manualetto per neofiti del lupanare. Bellissime le ragazze: Julia Roberts sta invecchiando bene, la sua sensibile fotografa scottata in amore ha grazia e spessore; l’israeliana Natalie Portman in un ruolo difficile (una cameriera romantica che lavora anche in un sex club come spogliarellista) ha già ossa robuste, un fascino altero che ha seppellito il lolitismo in Guerre stellari e una grinta che poche sue colleghe coetanee hanno dimostrato. Ma il finale a sorpresa, tutto suo, è molto, molto bello e riscatta il potere dell’arte sulla mercificazione della parola intesa ‘alla Gentile’ come “lingua sonante”.

I maschi ne escono peggio, e il sospetto di androginia del testo tratto da un’opera teatrale di Patrick Marber, anche sceneggiatore, rimane: sembra quasi una versione ribaltata e riverniciata in argento lucido di Nella società degli uomini firmato da Neil Labute (di cui riprende la scena in ufficio e la seduzione fassbinderianamente gay tra i due maschi) col valore aggiunto di due star pluricelebrate e due abili spalle al cui confronto molti dei nostri attori al top sembrano pessimi caratteristi.

Cinque fresche nominations ai Golden Globes: miglior film, migliori attori Clive Owen e Natalie Portman, miglior regista e migliore sceneggiatura.

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