VIVERE, PER LA PRIMA VOLTA

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A 40 anni, dopo aver lottato per dieci contro l'omosessualità, ora si sente "davvero forte e ben piantato per terra". E ha deciso di fare coming out. La...

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Caro Fabio,
complimenti per la tua rubrica e la trasmissione su Gay.tv. Leggo e vedo entrambe sporadicamente dato il poco tempo a mia disposizione, però quel poco tempo è ben speso.
Il mio caso: ho circa 40 anni e sono estremamente soddisfatto di quello che ho realizzato nella mia vita al di fuori della sfera affettiva, sia nell’ambito professionale, sia nella sfera delle amicizie e più in generale delle relazioni interpersonali. E’ stato solo una decina di anni fa che l’omosessualità (la mia) ha iniziato a diventare qualcosa di più di un sospetto. Non scendo nei dettagli, ma ti posso assicurare che la materializzazione di questo fatto è stato un evento piuttosto traumatico tanto più a un’età in cui normalmente la personalità è sì in evoluzione, ma abbastanza stabilmente formata. Qualcuno opinerà che nei 30 anni precedenti il problema me lo sia solo nascosto: possibilissimo, ma non sono uno psicologo, quindi di questo si potrebbe disquisire all’infinito. Ma non è questa la molla che mi spinge a scriverti. Dopo un iniziale periodo di ovvia (sigh!) negazione del problema, ho dovuto attrezzarmi per convivere con questo nuovo me stesso che, oltre a non essere inizialmente gradito, non conoscevo: mi guardavo allo specchio e facevo fatica a non vergognarmi un po’. Ricordo che pensavo che non sarei mai stato felice in vita mia, perché non avrei potuto avere una famiglia con moglie e figli o alternativamente avrei potuto averla pur continuando a desiderare un uomo. Questa reazione ha naturalmente comportato l’immediata messa “in quarantena” dell’altro me stesso.
Non ho mai ricevuto particolari coercizioni educative durante la mia crescita e adolescenza, ma sono stato cresciuto con modelli dove un uomo sta ben piantato per terra, è forte, leader e responsabile, insomma un modello un po’ stereotipico che nella mia iniziale “ignoranza” di modelli culturali alternativi non riuscivo ad associare alla condizione omosessuale. Questo limbo è durato anni e ha comportato il progressivo deterioramento della mia “trasparenza” nei confronti delle persone care, familiari e amici che, tanto per essere un po’ banale, sono il bene maggiore della mia vita. Mi rendevo conto che c’erano lati della mia personalità che iniziavano a sfuggire agli altri. Probabilmente qualcuno ha capito, ma nessuno mi ha mai chiesto se fossi gay. Mi chiedo come mai. Forse ho sempre trasmesso una certa aggressività difensiva a chiunque si azzardasse a scavare un po’ oltre la superficie. Però in questi anni di limbo, ho osservato senza sosta tutto ma proprio tutto il mondo che mi girava intorno: amici, conoscenti etero, gay, velate come me, famiglie, single e ho cercato di capire. Non ho mai smesso di vivere il resto della mia vita, di coltivare amicizie, di lavorare duro, di leggere di tutto, di ritirarmi su isole semideserte a pensare, di cercare di crescere come uomo.
Il procedere degli anni, l’attenzione per quello che mi succedeva intorno e il superamento di tutta una serie di paure e insicurezze, non necessariamente legate al fatto di essere gay, forse anche l’affermazione professionale che qualche fatua sicurezza la dà, mi hanno permesso di arrivare alla conclusione che forse “quell’altro” poteva anche essere tolto dalla quarantena, aveva scontato abbastanza e non era poi così male. Così, dopo una serie di storielle hit&run che, lontanissimo dal condannare, alla fine lasciano solo qualche bel ricordo, ho avuto una storia di un anno stabile, fissa anche se seminascosta. Fondamentale però nella maturazione emotiva.
Ma intanto tutta una serie di persone entrava nella mia vita e per la prima volta mi vedevano per quello che ero, compreso il lato affettivo. E’ stato un po’ come vivere per la prima volta. Per la prima volta mi sentivo completo. E’ stato tutt’altro che facile completare questa fase e a oggi le persone che stanno nella mia vita da più di 6/7 anni non sanno nulla di tutto questo. Adesso però credo di essere pronto. Ormai da qualche mese c’è una specie di locomotiva che si sta mettendo in moto dentro di me e che diventa impossibile fermare. Non affitterò certo la prima pagina di un quotidiano per dirlo a tutti, ma almeno chi sa che esisto e mi è vicino lo deve sapere. Così comincerò la prossima settimana con un’amica, la più “avanti” che ho, che probabilmente ha capito tutto da aaaanni e alla quale non ho mai avuto la forza di dire niente. Dopo di lei in sequenza verranno gli altri che devono sapere, perché nella mia vita voglio meno barriere possibili e voglio essere trasparente di nuovo.
Dopo essere stato banale, sarò presuntuoso: il modello dell’uomo forte mi calza abbastanza e mi ci trovo bene. Forse è anche grazie al fatto che adesso mi sento davvero forte e ben piantato per terra che posso fare questo passo. Chi si è sempre riconosciuto gay, chi ha fatto coming out a 15 anni non capirà tutto questo, ma a chi si trova o si è trovato in questa difficoltà dico che nella vita bisogna combattere le battaglie per le quali si è armati e non quelle impossibili, vivere la propria vita non quella di qualcun altro. Oggi sono una persona serena (felice è davvero un parolone) e ringrazio il fatto di essere gay perché accettarmi ha comportato per me uno sforzo di maturazione che oggi mi consente di vedere questa vita con un occhio molto più attento, comprensivo, tollerante e proattivo. Forse questa esperienza era scritta nel piano della mia esistenza perché imparassi tutto questo. Fabio, ti ringrazio della pazienza. Ho scritto queste righe molto più per me che per te o per gli altri lettori, volevo “marcare un passaggio” e avevo bisogno di scriverlo, ma se qualcuno trovasse da queste considerazioni qualche spunto di riflessione interessante o consolatorio ne sarei felice.
Renato.

Carissimo Renato grazie per avermi scritto, o meglio, per averci scritto! Sì perché la tua lettera credo sia d’aiuto a tanti dei miei lettori. Il tuo sfogo, è lo sfogo di molti, credimi. Ho ricevuto nel corso di questi anni, moltissime lettere che descrivevano la sensazione che si prova una volta capito “qualcosa” che ci riguarda. Capisco benissimo la sensazione di essersi trasformati in una locomotiva (spero non Italiana altrimenti andresti pianissimo!). La voglia impellente di dire a tutti che si è raggiunto una consapevolezza, una, perché no, serenità! Chi non ha ancora provato questa sensazione giustamente si chiede il perché di tutta questa fretta, questa necessità di raccontare in giro i fatti propri. Bene, credo che l’esempio più calzante sia quello di quando uno s’innamora. Hai voglia di condividere la tua felicità con le persone che ti stanno intorno, hai voglia, attraverso gli altri, di avere conferma di quello che stai vivendo.
Chi ha provato questa sensazione sicuramente ti capirà. Con il coming out diventa ancora più forte la sensazione di libertà, di respirare aria nuova. Sembra strano, ma tutto sembra più semplice, più vicino a noi, più nostro. Si ha voglia di conquistare il mondo. Non dico che i problemi che esistevano prima, magicamente scompaiano, ma sicuramente si ha una forza più grande per affrontarli e possibilmente (quando è possibile…) risolverli.
Questo è il tuo momento Renato, goditelo! Ti domandi come mai nessuno ti abbia mai chiesto niente in passato. Non credo sia per la tua apparente aggressività, almeno non solo per quella. Molto spesso le persone che ci stanno intorno, anche quelle che “immaginano” non dicono niente, per rispetto, perché aspettano che si sia pronti a parlare senza forzare i tempi. Certo che molti capiscono prima che si parli direttamente noi!! Ci sono anche quelli che sperano vivamente che tu non ti confidi con loro… non reggono l’impatto, non gli interessa, non accettano, tanti possono essere i motivi. Credo vivamente che tu stia facendo una cosa bellissima e giusta. Non mi dite che vivere da velate sia una bella cosa per favore!! Non nascondiamoci dietro fragili scuse di privacy, di non necessità di raccontare a tutti chi siamo!! Se mi si dice che si può avere paura, oppure che la situazione non lo consente capisco benissimo, ma che sia una scelta lo credo veramente poco.
Io non dico di fare una conferenza stampa per raccontare la nostra vita, ma di vivere alla luce del sole si, per Dio!!! Lo so, adesso riceverò tante lettere di gay “indignati” che diranno che loro vivono nell’ombra (scusatemi, volevo dire senza fare coming out…) per scelta, non per paura, per “libera” scelta… permettetemi di dire: Io non ci credo! Ma chiaramente siete liberi di fare quello che vi pare!!
Ti saluto Renato citandoti un verso di una canzone di (era tanto che non lo facevo…) Christina Aguillera, la conosci? Ha fatto una canzone con un bellissimo video che adesso circola anche con la traduzione delle parole. La canzone s’intitola “Beautiful” ed è l’inno dei diversi, intesi come persone che vengono considerate dagli altri diversi! Insomma la frase che ti dedico è la seguente: “You are so beautiful, no matter what they say!!” (traduzione: sei splendido, nonostante quello che dicano gli altri) Semplice ma efficace, non trovi?
Auguroni!
Fabio

di Fabio Canino

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